18 ottobre 2013

Il doppio ex Colombo: "Samp, mancano uomini d'esperienza e Rossi non c'entra. A Livorno con cattiveria"

Tornati a disposizione di mister Rossi tutti i nazionali, la Sampdoria è al lavoro in questi ultimi giorni utili per preparare al meglio il prossimo impegno. La truppa blucerchiata tornerà in campo domenica alle 15 e sarà ospite del Livorno, per quello che si preannuncia un vero e proprio scontro diretto. In vista di questo importante match, ho raggiunto in esclusiva Corrado Colombo, ex attaccante della Samp e della compagine labronica.

Colombo, torna il campionato e i blucerchiati sono attesi al Picchi di Livorno...
«Non è una partita assolutamente semplice per la Sampdoria, che dovrà giocarsela contro una squadra che gioca bene a calcio e che è allenata da un grande tecnico. Non sarà sicuramente facile portare via punti su un campo con una tifoseria calda come quella livornese».

Quale deve essere lo spirito della Samp per lasciarsi quest'ultimo periodo alle spalle e magari fare punti già domenica?
«I blucerchiati devono giocare con la massima cattiveria agonistica, sembra una frase fatta ma è veramente così. La situazione di classifica è molto delicata, ci sarà bisogno di cattiveria e tanta voglia».

Alla Sampdoria, però, la vittoria in trasferta manca dal 6 gennaio, quando espugnò lo Juventus Stadium.
«Non è sicuramente semplice riuscire a raccogliere punti a Livorno, anche se si tratta di uno scontro salvezza. Contro il Torino ho visto una Sampdoria in difficoltà; in difesa ha giocatori esperti come Gastaldello e Palombo, ma davanti manca l'uomo d'esperienza che garantisce 12 gol a stagione. Gabbiadini è una giovane promessa e ha alle spalle solo due anni di Serie A, se fa più di 12 gol è tutto di guadagnato. Poi anche a centrocampo ci sono tutti giovani, ci voleva un giocatore di maggiore esperienza».

E, nonostante la conferma da parte di dirigenza e proprietà, c'è chi parla di un Delio Rossi a rischio...
«A mio parere Rossi ha meno colpe di tutti. In tutti questi anni ha dimostrato di essere un bravissimo allenatore, ma se manca qualcosa in rosa non è certamente colpa sua».

Da centravanti, su chi punteresti per l'attacco anti Livorno?
«Sicuramente su Gabbiadini e poi su Eder, che l'anno scorso ha fatto bene ed è un attaccante tecnico e veloce. Punterei su loro due, senza escludere Sansone che si è mosso alla grande contro il Torino; è uno di quegli elementi che con una giocata può risolverti la partita».

A proposito di attaccanti, la Samp ha trattato sia Emeghara che Paulinho in estate. Potevano essere utili alla causa?
«Senza dubbio. Paulinho lo conosco fin da quando è arrivato a Livorno a diciotto anni e poteva fare molto comodo all'attacco blucerchiato».

16 ottobre 2013

Pino Vitale: "Io alla Samp? Magari. Regini riuscirà ad emergere"

E' iniziata a circolare ieri un'indiscrezione riguardante Pino Vitale. Il nome dell'ex direttore generale dell'Empoli, attualmente libero dopo non aver rinnovato il proprio contratto con lo Spezia, è stato accostato alla Sampdoria per un suo possibile ingresso nell'organigramma. Ho contattato in esclusiva il diretto interessato per saperne di più e capire se ci sia qualcosa di vero.

Direttore, come commenta le ultime voci?
«Non c'è niente di vero in queste indiscrezioni. Onestamente non mi ha cercato nessuno della Sampdoria e io non posso alimentare bugie».

Già a maggio 2011 si vociferò di un suo possibile approdo in blucerchiato...
«Io ne sarei ben felice perché la Sampdoria è assolutamente una grande società, però per il resto sono tutte fantasie. Io sarei felice, ma purtroppo non è così».

Nemmeno allora ci furono contatti con la Sampdoria?
«No, neanche all'epoca».

Cambiando discorso, Vasco Regini, che fu proprio lei a portare ad Empoli, sta faticando forse più del previsto.
«Oltre a lui ci sono altri due giocatori che sono venuti fuori con noi, ovvero Eder e Pozzi. Tornando a Regini, lui è un ragazzo eccezionale, lavora sempre con grande serenità e volontà. Ha tutto per risalire e farsi apprezzare per quelle che sono le sue qualità».

Come mai ad oggi non ci sta riuscendo? Forse per un problema di ruolo?
«Non voglio mettere bocca su questioni tattiche perché Rossi è un ottimo allenatore e chi ha i giocatori con sé tutti i giorni sa come impiegarli. Credo comunque che quello dalla Serie B alla Serie A sia un salto importante per tutti. Poi Genova è una piazza importante e in un momento delicato come questo sono i giovani a subirne le conseguenze più di tutti. Ma sono convinto che un giocatore importante come Regini si rifarà presto».

2 ottobre 2013

L'ex Arsenal Lupoli: "Il Napoli ha pagato la mentalità italiana"

Non sembrava il Napoli degli ultimi tempi quello visto ieri sera all'Emirates Stadium, ma solo una brutta copia dell'undici di Rafa Benitez che ha stupito tutti in Italia. Il discorso è diverso in Europa e l'Arsenal lo ha dimostrato, mandando ko i partenopei senza battere ciglio. Ne ho parlato con Arturo Lupoli, ex attaccante dei Gunners e oggi al Varese, contattato in esclusiva.

Lupoli, Arsene Wenger batte Rafa Benitez 2-0.
«E' stata una gran bella partita. La differenza l'hanno fatta i primi venti minuti nei quali si è visto un ritmo molto alto da parte dell'Arsenal e c'è stata una notevole differenza di ritmo fra le due squadre. In questi primi minuti i Gunners hanno trovato due bei gol grazie anche alla serata quasi perfetta di Ozil che è andato a segno per primo e poi ha fornito l'assist a Giroud. E' senza dubbio un giocatore tra i più forti d'Europa».

E' soprattutto merito del tecnico francese se l'Arsenal ha avuto la meglio?
«Ieri si è visto quello che il motto della compagine londinese: giocare palla a terra in velocità e verticalizzare appena possibile. E' quello che chiede sempre Wenger ai suoi giocatori. Ieri sera, soprattutto nel primo tempo, penso ci sia stato un approccio migliore da parte dei Gunners che hanno interpretato alla perfezione le direttive del proprio tecnico».

Dall'altra parte quali sono stati, a suo parere, i principali errori del Napoli?
«Andare in un campo come quello dell'Emirates e subire così tanto l'avversario nei primi minuti di gioco, più che un errore, credo sia una conseguenza di quello che è il calcio inglese. In Inghilterra si cerca sempre di attaccare subito ad inizio partita, mentre in Italia si pensa a studiare l'avversario e c'è più tatticismo. Magari il Napoli ha pagato anche questo, perché a livello di individualità penso che le due squadre si equivalgano».

A questo punto per i Gunners la strada in Champions si mette in discesa...
«Se non sbaglio, l'Arsenal ha sempre superato la fase a gironi di Champions League negli ultimi dieci anni e quindi non penso sia una novità. Stiamo parlando di una grande squadra, che in questo momento gioca forse il miglior calcio e non a caso è prima anche in Premier League. Bisogna fare attenzione a questa squadra che può contare su tanti giovani con esperienza, oltre che su elementi come Ozil, Walcott e Giroud che ha trovato la via del gol con più frequenza. L'Arsenal è tra le favorite per la Champions».

Citando Wenger, l'11 dicembre al San Paolo sarà battaglia.
«Tutte le partite del Napoli in casa sono battaglie, ma adesso tanto dipenderà da quanti punti riuscirà a fare contro il Marsiglia. Qualora vincesse in trasferta, le partite casalinghe con Marsiglia e Arsenal faranno da spartiacque; se il Napoli vincerà queste due gare, avrà ottime chance di passare turno. Giocare al San Paolo non è mai facile per nessuno, lo abbiamo visto con il Borussia Dortmund».

E l'Arsenal avrà una freccia in più nel proprio arco: il suo ex compagno Walcott.
«A mio parere è il giocatore che incarna proprio lo spirito dell'Arsenal: è forte tecnicamente e ha una velocità pazzesca, è uno dei più veloci della Premier League. Walcott è una pedina fondamentale per il gioco di Wenger. Nella sfida di ritorno gli azzurri avranno da pensare anche a lui, oltre che ai giocatori visti in campo ieri, ma sicuramente sapranno cosa fare perché il Napoli è una grande squadra».

26 settembre 2013

Dodò blucerchiato a gennaio, l'agente smentisce: "E' molto stimato da Garcia"

Tra le fila di una Roma che è riuscita nell'intento di espugnare il Ferraris, ha fatto il suo esordio stagionale José Rodolfo Pires Ribeiro, meglio conosciuto come Dodò, al ritorno in campo dopo essersi lasciato alle spalle vari problemi fisici. Il caso vuole che proprio il terzino giallorosso sia stato accostato ieri alla Sampdoria in vista di gennaio, quando il mercato riaprirà i battenti e il classe '92 potrebbe approdare in blucerchiato con la formula del prestito.

Ho voluto fare luce su tali indiscrezioni e per questo ha raggiunto in esclusiva Junior Pedroso, membro dell'entourage del brasiliano: «Nel corso della sessione estiva di calciomercato la Roma ha ricevuto un paio di richieste per il prestito, ma prestare Dodò non era nei piani della società capitolina - ha spiegato Pedroso -. Al tecnico Rudi Garcia piace molto e parla sempre con lui per farlo stare tranquillo perché avrà le sue chance in giallorosso. Pertanto, penso che questa notizia non corrisponda a verità».

24 settembre 2013

Il doppio ex Berti: "La Samp deve provare a battere la Roma. Da Costa, serve tempo"

Dopo il pareggio all'ultimo respiro contro il Cagliari, è già tempo di tornare in campo per la Sampdoria. A fare visita ai ragazzi di Delio Rossi sarà la Roma, attesa domani sera a Genova da capolista. Per avvicinarci alla sfida del Luigi Ferraris, ho intervistato in esclusiva l'ex portiere Gianluca Berti, che in passato ha difeso prima i pali giallorossi e poi quelli blucerchiati.

Berti, come si affronta la prima in classifica?
«In questo momento è davvero dura, sia in casa propria che in trasferta. Però bisogna giocarsela e affrontare la partita tra le mura casalinghe cercando di vincere».

Quale dovrà essere l'approccio dei blucerchiati al match?
«A mio parere la Sampdoria dovrà cercare di fare la partita e di non concedere spazi nelle ripartenze alla Roma mantenendo la squadra corta. Si gioca pur sempre al Ferraris, la Samp dovrà provare a vincere».

Nell'ultima contro la Roma al Ferraris arrivò una vittoria: ripetersi sarà impossibile?
«Oggi come oggi incontrare la Roma è molto difficile. Forse però è il miglior momento per affrontarla: i giallorossi vengono dall'entusiasmo dopo il derby vinto e magari si sono dati ai festeggiamenti. La Sampdoria può prenderli in castagna».

Insieme all'Inter, però, i giallorossi vantano la miglior difesa del campionato.
«Sicuramente non è facile riuscire a fare breccia nel reparto difensivo giallorosso. La Roma e l'Inter mi sembrano molto quadrate ed organizzate, si vede anche la mano del nuovo allenatore. Giocare contro di loro oggi è molto difficile».

Che impressione le ha fatto Da Costa in queste prime quattro giornate?
«Lui è un portiere che nelle ultime stagioni ha giocato pochissimo e quindi bisogna dargli il tempo di ritrovare la propria forza e di crescere. Per la massima serie è un esordiente o poco più, ci vuole tranquillità».

Crede che qualcuno stia rimpiangendo la cessione di Romero al Monaco?
«L'anno scorso Romero non ha fatto grandi cose, anche se lo ritengo un portiere di valore. Ma, se la Sampdoria ha fatto questa scelta, avrà avuto i suoi buoni motivi. Da fuori mi sembra comunque che abbia commesso più di un errore nella scorsa stagione».

Bonetti: "La panchina del Brescia non mi interessa. Samp, con la Roma sarà dura"

Ho raggiunto in esclusiva Dario Bonetti. Il nome dell'ex tecnico della Dinamo Bucarest, oltre che ex difensore di Roma e Sampdoria tra le altre, è stato accostato nelle ultime ore alla panchina del Brescia, alla ricerca di un nuovo allenatore per il dopo Giampaolo.

Mister, si è parlato anche di lei per la guida del Brescia...
«Sinceramente non è nel mio interesse e poi non credo ci sia qualcosa di vero in queste indiscrezioni. Quella del Brescia è una panchina che non mi interessa al momento».

Dopo quattro anni e mezzo, non le piacerebbe tornare ad allenare in Italia?
«Tutto può succedere, ma in questo momento posso solo rispondere in questo modo. Voglio percorrere altre piste».

Passiamo a Samp-Roma di domani sera: che gara dobbiamo aspettarci?
«Sarà senza dubbio una partita molto interessante, anche se i valori delle due squadre in campo sono decisamente diversi».

E se dovesse fare un pronostico sull'incontro?
«Chi conosce il calcio sa che azzardare un pronostico è difficile perché le sorprese sono sempre in agguato. Ma, se verranno confermati i valori e la condizione del momento, quella di domani sarà senza dubbio una partita molto complicata per la Sampdoria».

20 settembre 2013

Il doppio ex Marcolin: "Samp, non è colpa di Rossi. Vincere con il Cagliari la miglior medicina"

Dopo la seduta di rifinitura tenutasi questa mattina, la Sampdoria è in partenza con destinazione Trieste. Domani alle 18, infatti, scenderà sul terreno del Nereo Rocco per affrontare il Cagliari e cercare, con una prova di forza, di cancellare quanto accaduto domenica sera al Ferraris. Per analizzare il momento dei blucerchiati e la gara che li attende, ho contattato in esclusiva il tecnico del Padova Dario Marcolin, che da calciatore ha vestito sia la maglia della Samp sia quella dei sardi.

Mister, lei ha vissuto ben sei derby della Lanterna. Come ci si rialza da un ko così pesante?
«Bisogna buttarsi con mente e corpo sul lavoro. E’ fondamentale la risposta che dà la squadra a questa sconfitta; non bisogna piangersi addosso, ma avere la forza di reagire. Se riesci ad ottenere un risultato positivo nella partita successiva, la delusione viene messa da parte anche se rimane. E’ importante dare una risposta immediata».

Dopo questa sconfitta è finito sotto accusa anche Delio Rossi...
«E’ normale, il responsabile di una squadra è sempre il tecnico ed è la prima persona che viene additata. Ci sono tanti fattori che complicano il nostro lavoro, perché l’allenatore cerca di preparare il match nel migliore dei modi ma poi sono i giocatori ad andare in campo e a decidere le sorti della gara. Il tecnico non è l’unico caprio espiatorio, piuttosto mi sembra che sia stata una serata storta un po’ per tutti. Sono tanti i fattori in gioco, però sono sicuro che una persona intelligente come Rossi abbia preparato la partita per cercare di vincerla».

...e il suo 3-5-2.
«Sembra una sciocchezza, ma è il modulo più utilizzato nel nostro paese: basti pensare alla Nazionale, all’Inter e alla Juventus, ovvero il massimo in Italia. Non credo sia questo il problema, anche perché se ci fosse un modulo vincente tutti lo utilizzerebbero. Evidentemente domenica sera certe situazioni non hanno funzionato come dovevano e sappiamo che il derby si gioca al 90% con testa ed emotività, poi fisicamente e tecnicamente».

Un risultato positivo con il Cagliari potrebbe rappresentare la giusta medicina?
«Sarebbe fondamentale, la medicina migliore. Noi viviamo novanta minuti alla settimana per fare nostro il risultato. La Sampdoria ha l’occasione di cancellare la sconfitta nella stracittadina con una prestazione importante contro il Cagliari. Vincere sarebbe perfetto».

Ma non sarà facile contro una squadra storicamente ostica per la Sampdoria.
«Il Cagliari è un’ottima squadra, formata da elementi che giocano insieme da tanti anni e quasi sempre con lo stesso modulo. Ha in rosa calciatori forti, come Astori in difesa, Conti a centrocampo, Cossu in avanti e così via. Stanno facendo bene e di sicuro non sarà una partita facile perché il Cagliari intende salire in classifica. E’ una sfida dai tanti contenuti».

Da secondo di Mihajlovic a Firenze ha allenato De Silvestri che, dopo essere partito bene, non è riuscito a fare altrettanto nel derby...
«E’ un ottimo giocatore dotato di grande corsa e bravo a proporsi sulla sua fascia; fin dai tempi della Lazio ha dimostrato che la spinta è la sua arte più importante. Ricordo che qualche anno fa i migliori esterni destri in Italia erano Maicon dell’Inter, Maggio del Napoli e lo stesso De Silvestri. Non direi che ha avuto delle difficoltà, ma magari certe prestazioni sono venute meno perché è un elemento di assoluto valore».

Mentre quando era vice allenatore del Brescia, un diciottenne Berardi era agli inizi: può tornare ancora utile alla Samp?
«Stiamo parlando di un grandissimo professionista. E’ - mi passi il termine - quasi un militare: quello che gli dici lo fa e con buona qualità. Può essere impiegato sia a sinistra che a destra, è un ragazzo eccezionale e per gli allenatori è il massimo avere un calciatore che può ricoprire più ruoli. Sicuramente può fare ancora comodo ai blucerchiati».

Infine una battuta su Maresca, suo ex compagno nel Piacenza nella stagione 2002/03, che potrebbe essere reintegrato.
«L’anno scorso ha avuto qualche problema, non tutte le stagioni vanno per il verso giusto. Ora potrebbe esserci un ritorno e lui potrebbe dare un contributo con la sua esperienza. Forse l’amore non è sbocciato subito, ma è un giocatore di indubbio talento. Può portare alla squadra l’esperienza di un calciatore che ha giocato in vari campionati e che è dotato di grande qualità tecnica».

18 settembre 2013

Accardi: "Samp, lavora per dimenticare il derby. Il 3-0 nel 2009 difficile da digerire"

Che il derby ci serva da lezione”, Gastaldello dixit. Il ko subito domenica sera dalla Sampdoria è di quelli memorabili, di quelli che giocatori e tifosi difficilmente dimenticheranno. D'altronde è capitato solo una volta alla Samp di uscire sconfitta 3-0 dal Ferraris contro il Genoa. Era il 28 novembre 2009 e la squadra dell'allora tecnico Delneri interruppe il periodo positivo di inizio stagione vedendosi rifilare tre gol nella stracittadina. Ho raggiunto in esclusiva uno degli elementi che componeva quella rosa e che prese parte a quello sfortunato incontro, l'ex difensore blucerchiato Pietro Accardi, oggi in forza all'Empoli.

Come ricordi quel derby in cui entrasti durante la ripresa?
«Ho assolutamente un brutto ricordo. Sappiamo tutti l'importanza che riveste la stracittadina e quanto i tifosi tenga ad una gara così delicata e importante per la forte rivalità che c'è a Genova. Perdere 3-0 è veramente duro da accettare anche psicologicamente. Ricordo all'indomani sembrava una giornata di lutto, però fa parte del calcio. Ma, se devo essere sincero, è stata davvero una brutta esperienza».

Eppure era iniziato bene il campionato e nelle prime 13 giornate avevate conquistato 24 punti.
«Eravamo partiti benissimo, ma come tutti sanno in queste partite non c'è una squadra favorita. Spesso vince chi riesce a mantenere l'attenzione, perché si tratta di sfide con tanto stress mentale e psicologico. La tensione è sempre molto alta, chi riesce a mantenere l'attenzione riesce a portare a casa un risultato positivo».

Prendendo spunto dalle parole di Gastaldello, quella brutta batosta vi servì da lezione?
«A noi servì perché fece scattare in noi un qualcosa che ci permise di prenderci la soddisfazione di vincere nel derby di ritorno. Inoltre raggiungemmo una posizione in classifica davvero positiva e impensabile ad inizio stagione».

Come ci si riprende dopo una sconfitta del genere in una sfida del genere?
«Lavorando a testa alta e lavorando soprattutto sugli errori che sono stati commessi, questo fa parte del nostro lavoro. Da ogni sconfitta bisogna cercare di prendere il lato positivo se c'è e se non c'è bisogna comunque andare avanti a testa alta. Sappiamo benissimo che il calcio ti propone subito la possibilità di di riprenderti la domenica successiva, basta una serie di risultati positivi per capovolgere la situazione».

Questa Samp deve ripartire anche puntando sui propri uomini chiave?
«Devono essere bravi i giocatori più esperti a trascinare la squadra. Questa è una Sampdoria molto giovane e ha bisogno dei leader che non mancano, dato che all'interno ci sono ottimi giocatori con esperienza e personalità. Su tutti sicuramente Gastaldello e Palombo, che da tanti anni militato in Serie A e in blucerchiato. Hanno la Samp nel cuore e sapranno bene come reagire supportando i più inesperti».

Quanto è importante tornare a fare punti per voltare immediatamente pagina?
«E' molto importante, ma è importante anche dopo una sconfitta in un match diverso dal derby. Noi calciatori siamo bravi e non abbiamo difficoltà a metterci velocemente alle spalle una vittoria o una sconfitta, ma più che altro, è importante per dare un segnale ai tifosi che sono quelli che soffrono di più per questo ko».

Milan-Celtic, il doppio ex Santonocito: "Occhio a Brown: non tira mai indietro la gamba"

Tra meno di dieci ore il Milan farà il suo debutto stagionale in Champions League. Nel match valido per la prima giornata del gruppo H, la squadra di Massimiliano Allegri ospiterà il Celtic. Per analizzare l'incontro in programma questa sera a San Siro, ho intervistato in esclusiva l'ex centrocampista della Primavera rossonera Luca Santonocito, tutt'oggi di proprietà della società milanese (ma in prestito al Monza) e con un passato nella compagine di Glasgow.

Luca, quali sono le principali differenze tra il calcio scozzese e quello italiano?
«In Scozia il modo di giocare è molto diverso, è più fisico, con più grinta e ritmo superiore rispetto al nostro che è più tattico e tecnico. Anche in allenamento le partitelle sono incentrate soprattutto sul possesso palla, mentre qui c'è molta più tecnica e tattica».

Dunque la qualità tecnica di giocatori come Balotelli e Robinho potrebbe fare la differenza?
«Penso di sì, soprattutto in trasferta il Celtic diventa una squadra più abbordabile. Al Celtic Park, invece, i padroni possono contare sullo spirito del pubblico che è davvero incredibile. Penso quindi che il Milan possa disputare una buona partita e sfruttare la propria velocità contro giocatori molto fisici».

Che tipo di atteggiamento ti aspetti da parte degli ospiti?
«Credo che imposteranno una partita di rimessa, chiusi in difesa e pronti a ripartire. Solitamente in Champions League giocano sempre così in trasferta oppure tra le mura amiche contro grandi squadre come con il Barcellona lo scorso anno. E' anche vero che da quando sono andato via io molti giocatori sono cambiati, ma il loro atteggiamento dovrebbe essere questo».

Per il Celtic è comunque una gara importante, vista la presenza di Ajax e Barcellona nel girone.
«Certamente, perché sarà molto difficile riuscire a qualificarsi per gli ottavi di finale. Stasera può approfittare di un Milan con molti infortunati e in una situazione di emergenza. Gli scozzesi saranno molto carichi».

A proposito, tra gli altri Allegri dovrà rinunciare al tuo ex compagno De Sciglio.
«Si tratta di una perdita importante, a mio modo di vedere. Nella passata stagione ha dimostrato di poter giocare da titolare fisso e si è guadagnato la Nazionale, è un ottimo giocatore. E poi sulla fascia manca una vera alternativa a De Sciglio, dato che Emanuelson e Constant sono adattati in quel ruolo».

Non sarà della partita anche un altro tuo compagno del passato, James Forrest.
«Lui è un'ala molto forte e veloce, un giocatore brevilineo che fa della rapidità il suo principale punto di forza. La sua assenza può sicuramente giocare a favore del Milan».

Cosa ci dici invece del capitano degli scozzesi Scott Brown?
«E' un nazionale scozzese, un centrocampista tuttofare molto grintoso. Ogni tanto lascia partire una scheggia dai suoi piedi, come si è visto a febbraio nel match contro la Juventus. E' uno che non tira mai indietro la gamba e non risparmia interventi duri sugli avversari».

Concludiamo questa breve panoramica con Giorgos Samaras, il terminale offensivo del Celtic.

«Senz'altro è molto cresciuto ultimamente. Ricordo che nelle prime stagioni, quando anche io ero a Glasgow, non aveva fatto benissimo, mentre adesso è diventato un giocatore importante. I rossoneri devono prestare attenzione a lui perché, oltre ad essere forte fisicamente, è un attaccante molto bravo dal punto di vista tecnico».

17 settembre 2013

Ag. Eder: "Doppio dispiacere, l'infortunio non ci voleva. La Samp ripartirà"

Tutta la Sampdoria è uscita a testa bassa dalla stracittadina, ma chi ha avuto la peggio è stato senza dubbio Eder. L'attaccante ha rimediato una lesione del collaterale esterno del ginocchio sinistro e sarà costretto a stare lontano dal terreno di gioco per almeno dieci giorni. Ne ho parlato con il procuratore del brasiliano, Andrea Bagnoli, contattato in esclusiva.

Bagnoli, intanto come sta Eder?
«Ho sentito il ragazzo ieri e devo dire che era molto triste per due motivi: la sconfitta della Sampdoria e questo infortunio. E' stata scongiurata la possibilità che si trattasse di qualcosa di più grave, però almeno dieci giorni di stop ci vogliono purtroppo».

Nel derby non è riuscito a dire la sua, così come un po' tutta la squadra.
«Credo che non sia stato solo un problema suo ma della squadra in generale. Non c'è stato uno che ha giocato meglio dell'altro, tutta la Sampdoria in blocco è stata inferiore. Poi i derby sono sfide particolari e vengono vissute in una certa maniera; non c'è solo il lavoro di una domenica in campo ma quello di una o due settimane, senza dimenticare la pressione dei tifosi e di tutto l'ambiente. E' venuta fuori una brutta sconfitta, anche se sono convinto che sarebbe stato peggio se 3-4 giocatori avessero giocato bene e 7-8 meno, Credo che già da oggi siano pronti a ripartire».

Come ha preso quest'infortunio?
«Come dicevo prima è doppiamente dispiaciuto doppiamente. Oltre alla sconfitta pesante è arrivata anche la beffa dell'infortunio, però sono cose che purtroppo capitano. Noi però guardiamo avanti con fiducia».

Ci si augura che possa tornare a disposizione di Rossi per la trasferta di Milano.

«Sì, dovrebbe tornare tra due settimane. Al di là della partita di domenica, stava attraversando un buon momento e questo infortunio non ci voleva. Come sempre, quando si rientra dopo un infortunio, ci vorrà tempo per riacquisire lo stato e la forma attuali».