11 ottobre 2016

From Swansea to Aversa Normanna, Danilo Stavola: ‘In Italy we have a lot to learn from Premier League’

From the Premier League in Wales to the coming back to Campania. It is not the route taken by a player who has failed to break through in Great Britain, but that of a young insider who is making up his career in football world. We are talking about Danilo Stavola, who has got the license issued to a scout from the Italian Football Federation. After serving for two years as a scout for Italy for the Academy U21 of Swansea and as a technical consultant for the first team of Garry Monk always for Italy, this summer Stavola began working with Aversa Normanna, that only two years ago was fighting in the third Italian division and now plays in Serie D, the fourth Italian division. For Il Solito Calcio, I interviewed the talent scout, who does not lack future prospects but the experience neither, despite his age.

From Swansea to Aversa Norman: what has changed for Danilo Stavola?
Actually, not much has changed for me. Yesterday like today, I work everyday in football and watch matches. I don’t live this like a step back. In Aversa I'm lucky to work with a serious, healthy, with a young project club and, above all, along with two extraordinary people as the sporting director Orabona and the coach Chianese. I think I can learn so much from this experience”.

What memories do you keep of your adventure as a scout of the Swans?
It 's been a fantastic adventure and I will always thank Mr. Monk for giving me this opportunity. Unfortunately Garry has gone away from Swansea and the club changed the managerial asset. Today there are few people still there among the ones with whom I shared this experience. But a piece of my heart will always jack army”.

Talking about your job, what this experience has enriched you?
I learned to work in a more practical, streamlined and straightforward way. I will explain this. In Wales specific tasks were given to me. I had to look for players of a certain age with certain technical and physical characteristics. And they demanded short and concise reports without extra frills”.

What differences have you found in the way of making scouting in Italy and the United Kingdom?
I must say that since I had the opportunity to learn and apply everyday the method of 'tactical role’ by Professor Marco Zunino, the differences were attenuated. Certainly there are some differences and preferences. In UK they prefer more physical and structured players, even at the expense of technique. In Italy, however, we still prefer short-limbed and good technically footballers”.

What the Italian workers should learn from the British ones?
“I answer you with three words that contain the essence of my deep love for English football and British lifestyle: professionalism, competence, meritocracy”.

How the Italian league can try to fill the gap with the Premier League?
Repeating sounds corny, but as long as we understand the importance to equip ourselves with sports centers, as well as club-owned stadiums, and until we focus on more intense training, we will not do very well”.

But why the British players have so much problems to emerge and assert themselves in Serie A?
Good question. I have asked that myself many times. I think the exasperated tactics of the Italian football make things hard for them. But physically and technically, they have nothing to envy to the many foreigners who live in Italian championship”.

Luca Iannone

7 ottobre 2016

Sette anni nel calcio poi due lauree, l'ex Palermo Gattuso: 'Nessun compromesso con questo mondo sporco'


Settembre scorso è stato un mese nero per l’immagine del calcio italiano. L’eco delle parole di Filippo Cardelli e di Moreno Beretta non si è ancora spenta. Il 18enne difensore della Lazio Primavera e il 23enne attaccante ex Sampdoria hanno deciso di lasciare il calcio e di farlo, non senza ragione, denunciando alcuni dei mali di questo mondo. Sono inquantificabili i ragazzi che in passato hanno compiuto la stessa identica scelta, pur avendo le possibilità e le capacità di proseguire la propria, ancora acerba, carriera da calciatore. Uno di questi è Ignazio Gattuso, ex trequartista, sette anni nel settore giovanile del Palermo. Era luglio 2011 quando, dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili rosanero, quando il classe ’92 lasciò la sua città per effettuare un periodo di prova co i belgi del Lierse: "Quell'estate segnó per me la fine di un percorso. In Belgio non andò benissimo e, senza avvertire il mio procuratore di allora, decisi di tornare in Italia, dove pochi mesi prima avevo rifiutato di firmare il pre-contratto con il Palermo - ricorda Gattuso -. Era già fine agosto e le prospettive che mi si aprivano di fronte non erano quelle da me auspicate. Arrivarono diverse offerte provenienti da squadre di Lega Pro, ma le mie ambizioni erano altre. Penso che una delle caratteristiche che mi ha sempre contraddistinto, sia quella di non scendere a compromessi con nessuno e, probabilmente, questa mia qualità, in un mondo sporco come quello del calcio, pieno di gente falsa, truffaldina e senza scrupoli, mi è costata cara".

Eppure in quell’ultima stagione con la Primavera siciliana fece vedere ottime cose e si mise in mostra, tanto da guadagnarsi la considerazione di Delio Rossi, che lo faceva spesso allenare con la prima squadra e lo convocò addirittura per una trasferta di Europa League (a Losanna). Ma ciò non bastò affinché le strade non si dividessero. E da parte sua Gattuso, intervistato in esclusiva per IlSolito Calcio, confessa di non avere nostalgia di quel periodo: "Sarò sincero: della società del Palermo ho un bruttissimo ricordo. Premettendo che l'amore che provo verso la città e verso quei colori, tutt'ora, è immenso, non posso negare però che la mia esperienza sia stata fortemente negativa. Durante la mia trafila nel settore giovanile ho avuto degli allenatori che degli educatori avevano ben poco. E io ritengo che dagli 11 ai 15 anni i tecnici debbano essere soprattutto dei bravi maestri di vita. Poi, purtroppo, ho letto spesso sui giornali di come la malavita trovi in Italia terreno fertile nel settore calcistico. Il calcio viene infatti considerato l'unica via di emancipazione da tante persone che vivono nel bisogno e nell'ignoranza. Il mondo del calcio mi ha formato però caratterialmente e ha contribuito alla mia crescita umana. Se dovessi tornare indietro, però, ascolterei i miei genitori e non andrei a giocare nel settore giovanile del Palermo calcio di allora", ammette.

Nonostante tutto questo il ventiquattrenne è rimasto comunque legato a diversi suoi ex compagni di squadra, alcuni ancora oggi calciatori ed altri no: "Del mondo del calcio sono rimasto in contatto con tanti ragazzi per bene, c'erano anche quelli ovviamente. Con loro mi sento ancora oggi. Sono dispiaciuto per tutti coloro che, come me, sono stati schiacciati da un sistema corrotto e che oggi non giocano più oppure si ritrovano a giocare in categorie che non gli appartengono. Un nome su tutti: “Se devo fare un appunto positivo per un ragazzo con cui ho condiviso tutta la trafila del settore giovanile e che seguo sempre con interesse, lo faccio per Francesco Ardizzone. Lui è uno di quelli caparbi che ha saputo andare oltre le tante difficoltà e oggi si ritrova a giocare meritatamente in Serie B con la Pro Vercelli".

Torniamo al 2011: Ignazio non perde tempo e decide di iniziare il percorso universitario, sempre a Palermo. Si laurea in ‘Scienze della comunicazione’ con 110 e lode e si trasferisce a Roma. Nella capitale si iscrive all'università La Sapienza, dove, tra le altre cose, ha anche vinto una borsa di studio. Ora sta per laurearsi in ‘Organizzazione e marketing per la comunicazione d’impresa’ (la seduta di laurea è fissata tra 12 giorni e il 110 è già assicurato). Nel frattempo si è dedicato anche alla politica fondando un nuovo movimento civico, Lideanuova, e all'organizzazione di eventi come seminari e convegni a sfondo culturale e politico. Insomma, si è dato parecchio da fare. E i sette anni passati ad inseguire un pallone non sono stati inutili: "Sicuramente, come dicevo prima, il calcio mi ha dato tanto sotto il profilo umano. Sono dell'idea che chi cresce in quell'ambiente è davvero preparato ad affrontare tante ingiustizie. Ecco, io ritengo che in tutti i settori in Italia vi sia bisogno di una rivoluzione culturale. Bisognerebbe mettere al primo posto la meritocrazia e cercare di combattere fenomeni che rallentano la crescita del Paese come corruzione e clientelismi. Il calcio in particolare, come apprendo sempre dai giornali dalle varie inchieste tra cui quella relativa al calcioscommesse, penso sia uno dei settori più inquinati. D'altronde, quando girano tanti soldi e ci sono in ballo tanti interessi e i controlli sono pochi, non può che essere così", afferma.

Infine, Ignazio Gattuso manda un messaggio molto chiaro a tutti quei giovani che hanno paura di abbandonare il calcio perché temono di non trovare fortuna altrove: "Comprendo benissimo come diventare calciatore sia il sogno di molti bambini. I calciatori sono dei privilegiati: hanno fama, successo e tanti soldi. Però nella vita bisogna sempre camminare a testa alta. Io, grazie anche all'apporto dei miei genitori, ho fatto la scelta di abbandonare quel mondo e in questi cinque anni ho avuto tante soddisfazioni, tra cui due lauree col massimo dei voti, la nomina ad assistente universitario per la materia Teorie e Tecniche della Comunicazione pubblica all'Università di Palermo e la fondazione del movimento Lideanuova che mi permette di coltivare l'altra mia grande passione: la politica. Bisogna avere la capacità di crearsi altre prospettive di vita e cercare successo altrove, perché da una grande delusione, a volte, si possono trovare le forze per raggiungere grandi traguardi, con impegno e soprattutto onestà". Un messaggio che non si può non condividere.

Luca Iannone

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6 ottobre 2016

Dallo Swansea all’Aversa Normanna, Danilo Stavola: ‘In Italia abbiamo da imparare dalla Premier’

Dalla Premier League in Galles al ritorno nella sua Campania. Non è il percorso fatto da un calciatore che non è riuscito a sfondare oltremanica, ma quello di un giovane addetto ai lavori che sta costruendo la sua carriera nel mondo del calcio. Stiamo parlando di Danilo Stavola, napoletano doc con in tasca il patentino da osservatore rilasciatogli dalla FIGC. Dopo aver ricoperto per circa due anni il ruolo di osservatore per l’Italia per l’Academy Under 21 dello Swansea e di consulente tecnico per la squadra di Garry Monk sempre per l’Italia, questa estate il ventottenne (il suo compleanno è proprio oggi, auguri!) ha iniziato a lavorare con l’Aversa Normanna, che solo due anni fa militava in Lega Pro e oggi gioca in Serie D nella parte alta della classifica del Girone I. Ho intervistato in esclusiva per Il Solito Calcio il talent scout, a cui non mancano le prospettive future ma neanche l’esperienza nonostante l’età.

Dallo Swansea all'Aversa Normanna: cosa è cambiato per Danilo Stavola?
A dire il vero, non è cambiato molto per me. Ieri come oggi faccio del calcio e della visione quotidiana di partite il mio must quotidiano. Non lo vivo come un passo indietro. Ad Aversa ho la fortuna di lavorare con una società seria, sana, con un progetto giovane e, soprattutto, insieme a due uomini umanamente e professionalmente straordinari come il direttore sportivo Orabona e il mister Chianese. Credo di poter imparare tanto da questa esperienza”.

Che ricordo conservi della tua avventura come osservatore degli Swans?
E' stata una fantastica avventura e ringrazierò sempre Mister Monk per avermi dato questa opportunità. Purtroppo Garry è andato via dallo Swansea e la società ha cambiato l'assetto manageriale. Oggi, tra le persone con cui ho condiviso questa esperienza, sono in poche ad essere ancora . Ma un pezzo del mio cuore sarà sempre jack army.

Lavorativamente parlando, cosa ti ha arricchito di questa esperienza?
Ho imparato a lavorare in modo più pratico, snello e diretto. Mi spiego. mi venivano dati compiti precisi. Dovevo cercare giocatori di una certa età con determinate caratteristiche tecniche e fisiche. Ed esigevano reazioni brevi e concise, senza troppe chiacchiere”.

Che differenze hai riscontrato nel modo di fare scouting tra Italia e Regno Unito?
Devo dire che da quando ho avuto modo di apprendere ed applicare quotidianamente il metodo del ruolo tattico del Professor Marco Zunino le differenze si sono assottigliate. Di certo ci sono differenze anche di preferenze. In Gran Bretagna prediligono calciatori più fisici e strutturati, anche a scapito della tecnica. In Italia, invece, prediligiamo ancora calciatori brevilinei e bravi tecnicamente”.

In che cosa gli addetti ai lavori italiani dovrebbero imparare da quelli britannici?
Ti rispondo con tre parole che racchiudono l'essenza del mio amore viscerale per il calcio inglese ed il british lifestyle: professionalità, competenza, meritocrazia”.

In che modo il nostro campionato può provare a colmare il gap con la Premier League?
Ripetersi sembra banale, ma finchè non capiremo l'importanza di dotarci di centri sportivi, oltre che di stadi, di proprietà e finchè non ci concentreremo su allenamenti più intensi, non andremo lontano”.

Ma come mai i calciatori britannici fanno così tanta fatica ad emergere e affermarsi in Serie A?
Bella domanda. Me lo sono chiesto tante volte anche io. Credo che l'esasperato tatticismo del calcio italiano li metta in difficoltà. Ma fisicamente e tecnicamente, non hanno nulla da invidiare ai tanti stranieri che popolano il nostro campionato”.

Luca Iannone