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7 ottobre 2016

Sette anni nel calcio poi due lauree, l'ex Palermo Gattuso: 'Nessun compromesso con questo mondo sporco'


Settembre scorso è stato un mese nero per l’immagine del calcio italiano. L’eco delle parole di Filippo Cardelli e di Moreno Beretta non si è ancora spenta. Il 18enne difensore della Lazio Primavera e il 23enne attaccante ex Sampdoria hanno deciso di lasciare il calcio e di farlo, non senza ragione, denunciando alcuni dei mali di questo mondo. Sono inquantificabili i ragazzi che in passato hanno compiuto la stessa identica scelta, pur avendo le possibilità e le capacità di proseguire la propria, ancora acerba, carriera da calciatore. Uno di questi è Ignazio Gattuso, ex trequartista, sette anni nel settore giovanile del Palermo. Era luglio 2011 quando, dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili rosanero, quando il classe ’92 lasciò la sua città per effettuare un periodo di prova co i belgi del Lierse: "Quell'estate segnó per me la fine di un percorso. In Belgio non andò benissimo e, senza avvertire il mio procuratore di allora, decisi di tornare in Italia, dove pochi mesi prima avevo rifiutato di firmare il pre-contratto con il Palermo - ricorda Gattuso -. Era già fine agosto e le prospettive che mi si aprivano di fronte non erano quelle da me auspicate. Arrivarono diverse offerte provenienti da squadre di Lega Pro, ma le mie ambizioni erano altre. Penso che una delle caratteristiche che mi ha sempre contraddistinto, sia quella di non scendere a compromessi con nessuno e, probabilmente, questa mia qualità, in un mondo sporco come quello del calcio, pieno di gente falsa, truffaldina e senza scrupoli, mi è costata cara".

Eppure in quell’ultima stagione con la Primavera siciliana fece vedere ottime cose e si mise in mostra, tanto da guadagnarsi la considerazione di Delio Rossi, che lo faceva spesso allenare con la prima squadra e lo convocò addirittura per una trasferta di Europa League (a Losanna). Ma ciò non bastò affinché le strade non si dividessero. E da parte sua Gattuso, intervistato in esclusiva per IlSolito Calcio, confessa di non avere nostalgia di quel periodo: "Sarò sincero: della società del Palermo ho un bruttissimo ricordo. Premettendo che l'amore che provo verso la città e verso quei colori, tutt'ora, è immenso, non posso negare però che la mia esperienza sia stata fortemente negativa. Durante la mia trafila nel settore giovanile ho avuto degli allenatori che degli educatori avevano ben poco. E io ritengo che dagli 11 ai 15 anni i tecnici debbano essere soprattutto dei bravi maestri di vita. Poi, purtroppo, ho letto spesso sui giornali di come la malavita trovi in Italia terreno fertile nel settore calcistico. Il calcio viene infatti considerato l'unica via di emancipazione da tante persone che vivono nel bisogno e nell'ignoranza. Il mondo del calcio mi ha formato però caratterialmente e ha contribuito alla mia crescita umana. Se dovessi tornare indietro, però, ascolterei i miei genitori e non andrei a giocare nel settore giovanile del Palermo calcio di allora", ammette.

Nonostante tutto questo il ventiquattrenne è rimasto comunque legato a diversi suoi ex compagni di squadra, alcuni ancora oggi calciatori ed altri no: "Del mondo del calcio sono rimasto in contatto con tanti ragazzi per bene, c'erano anche quelli ovviamente. Con loro mi sento ancora oggi. Sono dispiaciuto per tutti coloro che, come me, sono stati schiacciati da un sistema corrotto e che oggi non giocano più oppure si ritrovano a giocare in categorie che non gli appartengono. Un nome su tutti: “Se devo fare un appunto positivo per un ragazzo con cui ho condiviso tutta la trafila del settore giovanile e che seguo sempre con interesse, lo faccio per Francesco Ardizzone. Lui è uno di quelli caparbi che ha saputo andare oltre le tante difficoltà e oggi si ritrova a giocare meritatamente in Serie B con la Pro Vercelli".

Torniamo al 2011: Ignazio non perde tempo e decide di iniziare il percorso universitario, sempre a Palermo. Si laurea in ‘Scienze della comunicazione’ con 110 e lode e si trasferisce a Roma. Nella capitale si iscrive all'università La Sapienza, dove, tra le altre cose, ha anche vinto una borsa di studio. Ora sta per laurearsi in ‘Organizzazione e marketing per la comunicazione d’impresa’ (la seduta di laurea è fissata tra 12 giorni e il 110 è già assicurato). Nel frattempo si è dedicato anche alla politica fondando un nuovo movimento civico, Lideanuova, e all'organizzazione di eventi come seminari e convegni a sfondo culturale e politico. Insomma, si è dato parecchio da fare. E i sette anni passati ad inseguire un pallone non sono stati inutili: "Sicuramente, come dicevo prima, il calcio mi ha dato tanto sotto il profilo umano. Sono dell'idea che chi cresce in quell'ambiente è davvero preparato ad affrontare tante ingiustizie. Ecco, io ritengo che in tutti i settori in Italia vi sia bisogno di una rivoluzione culturale. Bisognerebbe mettere al primo posto la meritocrazia e cercare di combattere fenomeni che rallentano la crescita del Paese come corruzione e clientelismi. Il calcio in particolare, come apprendo sempre dai giornali dalle varie inchieste tra cui quella relativa al calcioscommesse, penso sia uno dei settori più inquinati. D'altronde, quando girano tanti soldi e ci sono in ballo tanti interessi e i controlli sono pochi, non può che essere così", afferma.

Infine, Ignazio Gattuso manda un messaggio molto chiaro a tutti quei giovani che hanno paura di abbandonare il calcio perché temono di non trovare fortuna altrove: "Comprendo benissimo come diventare calciatore sia il sogno di molti bambini. I calciatori sono dei privilegiati: hanno fama, successo e tanti soldi. Però nella vita bisogna sempre camminare a testa alta. Io, grazie anche all'apporto dei miei genitori, ho fatto la scelta di abbandonare quel mondo e in questi cinque anni ho avuto tante soddisfazioni, tra cui due lauree col massimo dei voti, la nomina ad assistente universitario per la materia Teorie e Tecniche della Comunicazione pubblica all'Università di Palermo e la fondazione del movimento Lideanuova che mi permette di coltivare l'altra mia grande passione: la politica. Bisogna avere la capacità di crearsi altre prospettive di vita e cercare successo altrove, perché da una grande delusione, a volte, si possono trovare le forze per raggiungere grandi traguardi, con impegno e soprattutto onestà". Un messaggio che non si può non condividere.

Luca Iannone

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6 ottobre 2016

Dallo Swansea all’Aversa Normanna, Danilo Stavola: ‘In Italia abbiamo da imparare dalla Premier’

Dalla Premier League in Galles al ritorno nella sua Campania. Non è il percorso fatto da un calciatore che non è riuscito a sfondare oltremanica, ma quello di un giovane addetto ai lavori che sta costruendo la sua carriera nel mondo del calcio. Stiamo parlando di Danilo Stavola, napoletano doc con in tasca il patentino da osservatore rilasciatogli dalla FIGC. Dopo aver ricoperto per circa due anni il ruolo di osservatore per l’Italia per l’Academy Under 21 dello Swansea e di consulente tecnico per la squadra di Garry Monk sempre per l’Italia, questa estate il ventottenne (il suo compleanno è proprio oggi, auguri!) ha iniziato a lavorare con l’Aversa Normanna, che solo due anni fa militava in Lega Pro e oggi gioca in Serie D nella parte alta della classifica del Girone I. Ho intervistato in esclusiva per Il Solito Calcio il talent scout, a cui non mancano le prospettive future ma neanche l’esperienza nonostante l’età.

Dallo Swansea all'Aversa Normanna: cosa è cambiato per Danilo Stavola?
A dire il vero, non è cambiato molto per me. Ieri come oggi faccio del calcio e della visione quotidiana di partite il mio must quotidiano. Non lo vivo come un passo indietro. Ad Aversa ho la fortuna di lavorare con una società seria, sana, con un progetto giovane e, soprattutto, insieme a due uomini umanamente e professionalmente straordinari come il direttore sportivo Orabona e il mister Chianese. Credo di poter imparare tanto da questa esperienza”.

Che ricordo conservi della tua avventura come osservatore degli Swans?
E' stata una fantastica avventura e ringrazierò sempre Mister Monk per avermi dato questa opportunità. Purtroppo Garry è andato via dallo Swansea e la società ha cambiato l'assetto manageriale. Oggi, tra le persone con cui ho condiviso questa esperienza, sono in poche ad essere ancora . Ma un pezzo del mio cuore sarà sempre jack army.

Lavorativamente parlando, cosa ti ha arricchito di questa esperienza?
Ho imparato a lavorare in modo più pratico, snello e diretto. Mi spiego. mi venivano dati compiti precisi. Dovevo cercare giocatori di una certa età con determinate caratteristiche tecniche e fisiche. Ed esigevano reazioni brevi e concise, senza troppe chiacchiere”.

Che differenze hai riscontrato nel modo di fare scouting tra Italia e Regno Unito?
Devo dire che da quando ho avuto modo di apprendere ed applicare quotidianamente il metodo del ruolo tattico del Professor Marco Zunino le differenze si sono assottigliate. Di certo ci sono differenze anche di preferenze. In Gran Bretagna prediligono calciatori più fisici e strutturati, anche a scapito della tecnica. In Italia, invece, prediligiamo ancora calciatori brevilinei e bravi tecnicamente”.

In che cosa gli addetti ai lavori italiani dovrebbero imparare da quelli britannici?
Ti rispondo con tre parole che racchiudono l'essenza del mio amore viscerale per il calcio inglese ed il british lifestyle: professionalità, competenza, meritocrazia”.

In che modo il nostro campionato può provare a colmare il gap con la Premier League?
Ripetersi sembra banale, ma finchè non capiremo l'importanza di dotarci di centri sportivi, oltre che di stadi, di proprietà e finchè non ci concentreremo su allenamenti più intensi, non andremo lontano”.

Ma come mai i calciatori britannici fanno così tanta fatica ad emergere e affermarsi in Serie A?
Bella domanda. Me lo sono chiesto tante volte anche io. Credo che l'esasperato tatticismo del calcio italiano li metta in difficoltà. Ma fisicamente e tecnicamente, non hanno nulla da invidiare ai tanti stranieri che popolano il nostro campionato”.

Luca Iannone

29 settembre 2016

Alla scoperta di DYJCODE, il brand di moda di Dennis Praet: 'Un sogno sbarcare anche in Italia'

Tra grandi del calcio mondiale che lanciano proprie linee di abbigliamento e stilisti che fanno a gara per vestire i top club europei, il binomio calcio-moda è più che mai di attualità. Anche e soprattutto in Italia, dove Maldini e Vieri sono stati dei pionieri fondando il marchio Sweet Years nel 2003. Tre anni fa ha deciso di imitarli una nuova conoscenza del calcio italiano: Dennis Praet. La sua griffe si chiama DYJCODE e nessuno meglio del cofondatore Yannick Nulens sarebbe più adatto a parlarne: “E' un marchio di abbigliamento belga creato da Dennis Praet. Insieme a me e ad un altro amico, Joseph Fradelakis, ha creato online un negozio di abbigliamento a prezzi accessibili. A distanza di tre anni, ci potete trovare in più di 60 negozi in Belgio. Il nome DYJCODE sta per le prime lettere di ognuno dei proprietari: Dennis, Yannick e Joseph. Il nostro stile è alla moda e di tendenza, proviamo a creare uno stile d’abbigliamento street fashion”.

Intervistato in esclusiva per Il Solito Calcio, Nulens, coetaneo di Praet e anche lui calciatore in Belgio, ci racconta di come e quando è nata l'idea: “Io e Dennis siamo amici sin da quando eravamo molto piccolo. Giocavamo a calcio nella stessa squadra e andavamo a scuola insieme. Durante un viaggio a New York ho presentato Dennis a Joseph. Joseph è un vero imprenditore ed è saltato fuori con l’idea di un negozio di abbigliamento online. Ecco come è cominciato tutto”. A distanza di poco tempo, i tre soci sono soddisfatti del lavoro svolto: “Gli affari stanno andando molto bene - confessa -. Stiamo sviluppando ciascuna collezione. Stiamo vedendo che persone di tutte le età comprano i nostri capi, ma direi che siamo più popolari tra i giovani. Attualmente collaboriamo con una delle più grandi catene di negozi di abbigliamento del Belgio: ZEB. Possiedono più di 60 negozi, questo ci aiuta a crescere molto velocemente. Inizialmente lo abbiamo preso come un hobby, ma adesso è un’impresa professionale”.

E se Praet è stato un “regalo” per i tifosi della Sampdoria da parte di Massimo Ferrero, chi può dire che l'esuberante e vulcanico presidente blucerchiato non possa studiare una forma di collaborazione con DYJCODE. Magari, però, in futuro: “Sinceramente non conosco il Signor Ferrero e non so cosa di cosa si occupi, quindi mi è difficile rispondere”, taglia corto Nulens. Di certo non ce la sentiamo di escluderlo dopo che lo stesso Ferrero aveva lanciato l'idea di affidare all'attrice Natalie Portman il ruolo di madrina della Samp e addirittura quella di realizzare un film sulla vita di Samuel Eto'o scritturando Morgan Freeman, non proprio uno qualunque, per impersonare l'attaccante camerunense.

In ogni caso i tre soci aspirano ad esportare la loro griffe anche al di fuori dei confini belgi, anche nel paese patria della moda: “La strada è ancora lunga, ma chi lo sa. Noi proviamo sempre a trovare nuove strade per espandere il nostro business. Facciamo ogni cosa passo dopo passo. Però di certo sogniamo anche di vendere i nostri vestiti in Italia. La cosa più importante è che Dennis si senta a casa in Italia e che giochi bene, poi chissà cosa porterà il futuro”. Da calciatore e imprenditore, Nulens conclude evidenziando il suo punto di vista sul binomio citato qualche riga più in alto: “Credo che i calciatori vengano sempre visti come persone con un grande senso per la moda. La maggior parte dei giocatori sono sempre vestiti molto bene, specialmente in Italia. Questo è anche uno dei motivi per cui abbiamo lanciato DYJCODE. Il collegamento fra Dennis e la moda è molto semplice”. Il collegamento fra Genova e le Fiandre lo è ancora di più...

Luca Iannone

26 settembre 2016

Un italiano a Londra, Ivan Ambrosio: 'Visito 300 stadi inglesi e scrivo un libro. In Italia solo Juve'


Da anni Londra è una delle mete preferite per i giovani italiani che vogliono emigrare per cercare fortuna all'estero. Tra questi c'è anche Ivan Ambrosio, 22 anni, nativo di Ottaviano in provincia di Napoli. Appassionato di calcio e in particolare di quello inglese, vive, come dicevamo, nella capitale britannica. Fin qui, nulla di strano. Se non fosse che Ivan si è messo in testa di viaggiare alla scoperta del football e di visitare il maggior numero di stadi possibili oltremanica: "Il progetto è nato pochi mesi fa. Si parlava di quanto potesse essere bello racchiudere tutti questi viaggi in una pagina Facebook e magari, più avanti, all'interno in un libro. Da anni però sognavo di visitare tutto il Regno Unito e i suoi meravigliosi stadi".

In questa intervista esclusiva per Il Solito Calcio, il 22enne svela però di essere ancora lontano dal suo primo obiettivo prima di passare allo step successivo: "Ho visitato circa 100 stadi nel Regno Unito. Voglio raggiungere quota minima di 300 per poi racchiudere in un libro tutti quelli più importanti, ma anche quelli più sconosciuti e caratteristici". Nel cassetto c'è il sogno di sedersi in panchina nelle vesti di allenatore e, per questo motivo, si trova a visitare spesso anche i centri di allenamento. Tornando agli stadi inglesi, invece, il suo preferito è uno solo: "Amo il Craven Cottage, è meraviglioso. A Fulham sembra di tornare indietro nel tempo!", racconta.

Ad un italiano che conosce profondamente il mondo degli stadi britannici, viene spontaneo chiedere se il nostro paese ha qualcosa da imparare sugli stadi dal punto di vista architettonico: "Per quanto riguarda l'architettura nulla. Dopo aver visitato stadi in Inghilterra, Italia, Spagna e Germania, posso dire che ogni nazione ha un proprio stile architettonico", spiega Ivan. Di stampo opposto, invece, è la risposta quando la domanda riguarda la gestione e i servizi: "L'argomento stadio è estremamente differente, in Italia non esiste proprio il concetto di 'stadio di proprietà'. Solo la Juventus ha capito che è giusto allinearsi con il resto d'Europa, perché all'estero, con gli stadi di proprietà, le società riescono a fare ogni anno dei guadagni pazzeschi: si organizzano tour degli stadi, con la sala trofei che attira turisti da ogni parte del mondo, l'area ristorante, il bar, lo store per il merchandising della squadra. In alcuni stadi si trovano addirittura palestre, centri benessere e scuole!".

Spostando la lente dalla Gran Bretagna all'Italia, per Ambrosio c'è un solo impianto che può competere con i tanto decantati stadi inglesi: "Lo Juventus Stadium è senza dubbio lo stadio italiano che si avvicina di più alla perfezione. Una struttura meravigliosa, sempre in ottime condizioni, visuale perfetta, qualsiasi settore coperto e soprattutto attaccato al campo di gioco, in perfetto stile inglese! Poi, nei pressi dello Stadium, troviamo l'Area 12: è un centro commerciale meraviglioso dove i giovani e le famiglie, nei giorni delle partite e non, possono recarsi e trascorrere il loro tempo libero. All'interno di questo centro commerciale si trova ovviamente lo store della Juve, supermercati e negozi d'abbigliamento". Per concludere non resta che segnalare la pagina Facebook grazie alla quale si può rimanere aggiornati sui movimenti e le nuove avventure di Ivan Ambrosio. Al prossimo stadio!

Luca Iannone

23 settembre 2016

Lucia, fidanzata di Capuano: 'Vi dico tutto su Marco e noi. Wanda Nara? Ognuno faccia ciò che vuole'

"La mia storia con Marco è iniziata a Pescara quasi tre anni fa, fu lui a contattarmi tramite Facebook. Fin dall'inizio è stato molto carino e rispettoso con me ed è stato proprio grazie a questo che mi ha conquistata". Marco è uno dei nomi più comuni in Italia, ma il Marco in questione non è esattamente uno qualunque: è Marco Capuano, difensore del Cagliari. E a pronunciare queste parole è la sua fidanzata Lucia Centorame, attrice e modella laureata in Pubblicità e Marketing all'Università di Pescara. Per loro, dopo più di due anni insieme, c'è all'orizzonte anche l'ipotesi di suggellare questo duraturo rapporto d'amore: "Sicuramente al matrimonio ci pensiamo. La nostra idea è quella di sposarci tra un paio d'anni", ci rivela. 

Anche se quest'ultimo periodo non sta sorridendo particolarmente a Capuano che, se nella scorsa stagione è stato un punto fermo della squadra di Rastelli e lo sarebbe stato ancora di più se non fosse stato per i ripetuti infortuni, ora si ritrova ai margini della squadra con sole due presenze totalizzate finora. Ma Lucia, in questa intervista esclusiva a Il SolitoCalcio, dimostra di prendere la cosa con filosofia: "Certamente non è facile allenarsi e non giocare, ma è questo che forma la personalità di un giocatore. Bisogna essere dei professionisti e farsi trovare pronti quando l'occasione arriva". E neanche la tanto temuta dalle donne regola del fuorigioco la scompone: "Non mi trovi assolutamente impreparata! E' fuorigioco quando l'attaccante che riceve la palla si trova oltre la linea dei difensori dell'altra squadra, quindi l'eventuale gol non è ritenuto valido". Però il calcio non sarà mai il suo mestiere, a differenza di quanto accade tra una certa Wanda Nara e un certo Mauro Icardi: "Io credo che la compagna debba fare la compagna, anche perché è un ruolo molto duro. Per tutte le altre cose ci sono gli agenti, che hanno contatti ed esperienza".

In ogni caso, al di là della situazione attuale, l'ex Pescara e Nazionale Under 21 è ormai di casa nel capoluogo sardo e anche la sua fidanzata, che si è trasferita con lui nel 2014, non nasconde di trovarcisi a proprio agio: "Oramai mi sono affezionata alla città, alle persone che ho conosciuto e alle mie abitudini qui. Poi sono molto molto legata alle altre ragazze (fidanzate e mogli dei compagni di Capuano, ndr) con cui ho un bellissimo rapporto e con cui passo la maggior parte del mio tempo qui", racconta. A 560 chilometri di distanza c'è però un'altra città nel cuore di entrambi: "Pescara mi e ci manca perché li ci sono le nostre famiglie. E poi ora abbiamo anche comprato casa lì!". Nel cassetto, invece, Lucia ha un sogno per lei e per Marco: "Il mio sogno nel cassetto è di trovare la serenità nella vita, per me, per Marco e per tutte le persone che amo".

Luca Iannone

14 settembre 2016

Addio al calcio, Beretta: 'Mai più in questo mondo. Lega Pro disorganizzata, Samp assente'

La sua lettera, pubblicata in anteprima esclusiva proprio su queste pagine, ha fatto il giro dello Stivale: da Nord a Sud si è parlato di Moreno Beretta, 23 anni compiuti lo scorso maggio e tutta una vita ancora davanti a sé. Non un ragazzo come gli altri però, perché Beretta, dopo essere cresciuto nel settore giovanile di Virtus Entella e Sampdoria e aver solcato i campi del calcio professionistico per sei stagioni, ha deciso di smettere di correre dietro ad un pallone che non rappresentava più quel sogno che magari da bambino avrebbe voluto diventasse realtà. Ma lui da parte sua non vuole né polemizzare né sfogarsi per una scelta compiuta con grande consapevolezza, come racconta in un'intervista esclusiva a Il Solito Calcio: “Ho maturato questa decisione sul finire della stagione scorsa. A inizio anno mi ero ripromesso di smettere se avessi visto certi comportamenti, atteggiamenti e modi d'essere del mondo del calcio. Purtroppo si è confermato quello che pensavo e io ho mantenuto molto serenamente la mia linea di pensiero, così ho scelto di smettere. E' stata una decisione molto ponderata”.

Non è mancato chi però, direttamente o indirettamente, ha mandato dei messaggi al classe '93 chiedendogli di ripensarci e tornare sui suoi passi: “A questi appelli rispondo che sono fermamente convinto che nella vita bisogna prima di tutto stare bene con se stessi e avere dei valori umani a livello personale. Non mi toccano queste parole di chi mi dice di ripensarci, è stata una decisione totalmente di cuore che mi fa stare bene: non potevo accettare di vivere in un mondo del genere. Non credo di dover rientrare in un mondo così. Rimanere nel calcio in un'altra veste? Penso proprio di no, la mia è stata una scelta molto sentita. Io non stavo più bene in quel mondo lì, è una cosa personale più che altro e riguarda tutto quello che c'è nel mondo del calcio”, afferma con decisione.

Provando un po' a ripercorrere quella che è stata la sua (purtroppo) breve carriera da calciatore, l'ex attaccante non nasconde di non avere ricordi felici di una squadra in particolare di cui ha vestito la maglia: “Ricordo con piacere alcune persone che ho incontrato nel mio cammino. Voglio citare Mauro Doimi, Amedeo Baldari e Umberto Borino dello staff medico della Sampdoria, persone che mi hanno seguito nel periodo del mio infortunio e mi hanno aiutato più di tutti nella mia esperienza calcistica a livello fisico ma anche umano. Quindi ci sono delle persone che rappresentano una parte positiva della mia esperienza nel mondo del calcio ma, se dovessi parlare bene a livello di ambiente, non ci riuscirei. Se esiste il calcio pulito in Italia? No, non esiste. O almeno nella mia esperienza non l'ho mai incontrato e non è mai esistito”. La domanda sorge spontanea: esisterà oppure no?

E' inutile nascondere però che la società che ha rappresentato il punto più alto del suo percorso è stata proprio la Sampdoria, con cui Beretta non è riuscito a stabilire un feeling particolare e non ne fa mistero: “Ci sono state due Sampdoria, due ere: una quando sono arrivato e una quando sono andato via, nel mezzo sono cambiate alcune cose e anche certi interpreti. Dell'ultima Sampdoria, della società odierna, quella che ho vissuto, io non posso parlare bene: non sono stati mai presenti, non hanno mai avuto interesse nel tracciare un percorso comune con me e con altri ragazzi. Questo è il difetto maggiore che hanno mostrato, nonostante una Primavera formata da giovani di qualità come lo stesso Icardi, Zaza, Rizzo e tanti altri. Non sono stati in grado di sfruttare tutte le potenzialità di noi giovani e un motivo c'è, mettiamola così”. Proprio ai tempi della Primavera della Samp, il ventitreenne faceva coppia con un certo Mauro Icardi, non esattamente uno qualsiasi: “Mauro si merita assolutamente di stare lì dov'è ora a mio parere. Ancora oggi lo guardo giocare molto volentieri, mi fa veramente piacere che sia lì e che sia riuscito a realizzare il suo sogno, se lo merita. Lui non rientra assolutamente nella categoria di persone a cui facevo riferimento nella mia lettera. Anzi, ripeto, mi fa piacere che lui sia lì, mi ha fatto piacere averlo conosciuto e aver giocato con lui. Non ho dispiacere per il fatto di non esserci io ma lui sì”. E dalla sua voce traspare la sincerità dietro a queste parole.

Tanti anni nella Sampdoria ma anche tanti anni in Lega Pro, trascorsi fra Portogruaro, Virtus Entella, Paganese, San Marino, Pisa e Mantova: Il più grande problema è la disorganizzazione totale che regna in questa categoria - sostiene, riprendendo i temi toccati nella lettera -. Una disorganizzazione dovuta al fatto che chi comanda non è all'altezza di comandare, non è pronto e non ha gli strumenti per farlo e, logicamente, finisce per sbagliare. Se viene permesso questo, è normale che le cose vadano male. Forse ci vorrebbe più controllo in partenza su chi comanderà e avrà potere in un club”.

Sono passati due mesi da quando ha firmato la rescissione di contratto con il Mantova: cosa ha fatto nel frattempo prima di scrivere e rendere pubblico il testo che ha suscitato tanto interesse negli ultimi giorni? “Niente di particolare. Ho deciso di smettere e quindi ho rescisso il contratto di un anno che mi era rimasto con il Mantova. Questo per dire che, se avessi voluto, avrei avuto la possibilità di riprovarci. Adesso mi sto guardando intorno per capire in che ambito iniziare a lavorare, non avevo già una cosa pronta da fare”. Infine Beretta, dalla sua Deiva Marina che da anni non aveva potuto godersi per tutto questo tempo di fila, manda un messaggio a tutti i giovani che hanno intrapreso la strada, tutta in salita, che attraversa il mondo del calcio: “Come ho detto a tanti ragazzi che mi hanno scritto, perché per fortuna sono rimasto in buoni rapporti con tanti, mi limito a questo: nella vita bisogna stare bene e fare scelte che fanno bene con se stessi. Quindi se fa stare bene rimanere nel mondo del calcio, è giusto essere il primo guerriero che combatte contro ogni cosa. Se e quando, invece, non fa stare bene, allora bisogna avere rispetto per se stessi e dire basta”. Moreno Beretta ha detto basta, noi gli diciamo: in bocca al lupo Moreno!

Luca Iannone

12 settembre 2016

Moreno Beretta lascia il calcio e scrive una lettera: 'Contano solo gli interessi di gente sporca'

E' cresciuto nella Sampdoria dove ha fatto tutta la trafila delle giovanili, poi ha girato l'Italia senza trovare fortuna in Lega Pro fra il Portogruaro, il ritorno alla Virtus Entella (dove aveva giocato fino a 14 anni), la Paganese, il San Marino, il Pisa e infine il Mantova, con cui ha rescisso il proprio contratto a luglio dopo l'ultima stagione. Stiamo parlando di Moreno Beretta, attaccante classe '93 che può vantare anche 4 presenze con la Nazionale Under 18 e 3 con l'Under 19. Anzi, oramai dovremmo dire ex attaccante. Sì perché Beretta, 23 anni compiuti lo scorso maggio, ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo e, a questo proposito, ha deciso di affidare a Il Solito Calcio una lettera riportata qui di seguito.

In questi giorni ho letto parecchio scalpore per il post scritto da un mio ormai ex collega, giocatore della Lazio, che sottoscrive un andamento del sistema calcistico italiano non del tutto corretto (per essere gentili).
In conseguenza a ciò, mi sento di rimarcare i concetti espressi nelle sue parole e non, raccontando la mia di esperienza, ragazzo di ventitré anni che quest'anno ha deciso di dire stop a questa vita.
Scrivo tutto questo non per polemizzare, non per rivendicare ma, (spero), per sensibilizzare almeno un secondo le vostre menti riguardo a quello che succede nel mondo del calcio, in Italia, in Lega Pro, ma non solo.
Già mi vedo le facce di molti addetti ai lavori, ignoranti, chiaramente ignoranti, che dopo aver letto due righe sorridono sotto i baffi e pensano: "Eccone un altro che ha smesso perché incapace di sopportare le pressioni del mestiere e se la prende con il sistema". Pensiero immediato, questo, di tutti. Ma proprio perché di tutti, ovviamente sbagliato. Avete mai partecipato ad un discorso dove tutti sono d'accordo? Rispondo io, no. Iniziamo a sensibilizzarci, quindi.
A ventitré anni ho girato già ben sette squadre di calcio professionistiche in cerca "dell'ambiente adatto" per fare un ipotetico salto di qualità. Tralasciando il fatto che io possa essere il più scarso del pianeta o meno, il sopracitato "ambiente adatto" per crescere non l'ho mai incontrato, quindi, gli addetti ai lavori che qualche riga fa sorridevano ora dovrebbero cambiare espressione, in quanto teoricamente feriti nell'orgoglio per essere beccati in fallo nel loro lavoro, ma ovviamente, essendo ignoranti non lo faranno, ed ecco chiarito il primo punto per cui le cose nel calcio partono già male. Chi comanda spesso ignora quello che sta facendo. Andiamo avanti.
La meritocrazia non esiste. Frase fatta, penserete (sempre voi eh, non vi cito più per non essere ripetitivo), ma è triste accorgersi di quanto sia vera.
Nelle Primavere spesso, se non sempre, gioca chi ha il contratto, se sei straniero meglio e dalla società vieni visto come un peso e non come un potenziale calciatore di alto livello. Anche perché, siamo onesti, o gli spermatozoi che giocheranno bene a calcio si sono trasferiti tutti in Cataluña e il Barcellona gode di questo fantastico miracolo terrestre oppure loro stanno lavorando bene e noi no. A voi la scelta. Andiamo avanti.
Se nelle Primavere le cose non funzionano come dovrebbero nella terza serie le cose vanno ancora peggio.
Partiamo dagli stranieri anche qui, spesso ma non sempre bidoni incredibili che guadagnano in un anno tutto quello che tu e la tua famiglia avete speso facendo sacrifici in 15 anni di attività calcistica.
Questo avviene ovviamente per interessi da parte di dirigenti, procuratori, ecc., che creano abilmente "torte" gigantesche da spartirsi per andare poi in vacanza, comprarsi il "macchinone" e vivere al di sopra delle loro chiaramente basse potenzialità.
Ancora altri interessi, quelli degli allenatori ad esempio che si portano dietro come un convoglio rimorchi di sponsor per poter allenare, o meglio, fare danni in una squadra professionistica con calciatori professionisti che si stanno facendo il culo per raggiungere un sogno e voi, ignoranti, vi prendete gioco di questo valore.
Parliamo adesso dei presidenti, o presunti tali, non tutti eh, specifico, ma alcuni sembrano messi lì come si mette la stella sulla punta dell'albero di Natale...non sai mai se serve o se no e talvolta neanche la noti. Semplice imprenditoria, se cosi si può definire, la loro. Per di più da quattro soldi, perché dopo aver giocato a fare i potenti le società falliscono. Chissà.
Mi va di concludere per non tediarvi oltre dicendo che se il calcio in Italia sta andando come va un motivo c'è: non c'è amore, non c'è passione, non ci sono sentimenti, ma solo sporchi interessi di gente altrettanto sporca che si prende gioco della vita altrui.
Questo a grandi linee è quello che succede in Italia e urge un cambiamento.
Spero che queste parole destino curiosità e voglia di rivoluzione nei giovani addetti ai lavori, dirigenti, allenatori e presidenti.
È il solo motivo per cui ho reso pubbliche queste parole.

Moreno Beretta

A breve ne sapremo di più.

Luca Iannone


6 settembre 2016

La lente di Domeniconi su Genoa e Samp: 'Mercato miscio, la Superba non c’è più'

Una vita passata a scrivere tra il Corriere Mercantile, il Secolo XIX e la Gazzetta dello Sport, prima di approdare al Guerin Sportivo di Gianni Brera e poi di Italo Cucci come inviato speciale. Oggi Elio Domeniconi si gode meritatamente il nostro campionato da osservatore privilegiato, ma è sempre sul pezzo e di calcio ne ha masticato davvero parecchio. Chi meglio di un genovese doc come lui potrebbe scattare una fotografia realistica di quella che è e sarà la stagione di Genoa e Sampdoria? Così l’ho raggiunto e intervistato in esclusiva per IlSolito Calcio.

Innanzitutto che effetto le fa vedere Genoa e Sampdoria in testa alla classifica?
Non montiamoci la testa. Genoa e Sampdoria non sono squadre da scudetto. Anche se dopo la Juventus vedo solo mediocrità”.

Qual è allora il traguardo massimo a cui possono ambire quest'anno?
A mio parere Genoa e Sampdoria devono aspirare ad una salvezza tranquilla. Se poi ci scappa l'Europa ben venga”.

Sappiamo che il suo cuore è blucerchiato, ma se dovesse scommettere su una delle due...chi si ritroverà più in alto a fine campionato?
Io tifavo per la Sampdoria ai tempi della fusione tra Sampierdarenese e Andrea Doria, tutt’altra epoca. Penso che il Genoa possa finire prima della Sampdoria quest’anno. Sempre se Preziosi non indebolirà la squadra a gennaio…”.

A calciomercato ormai chiuso, che giudizio dà dell'operato sul mercato dei due club?
Per Genoa e Sampdoria è stato un calciomercato da ‘misci’, (miseri, poveri in genovese). Ma c'era da aspettarselo”.

Entrambe hanno cambiato allenatore quest'estate: meglio Giampaolo o Juric?
Sono due allenatori diversi. Giampaolo è più abile nell'insegnare calcio, Juric sa trasmettere ai giocatori la sua grinta. E' un allenatore da Genoa, Preziosi ha visto giusto. Ferrero invece si è liberato volentieri di Montella”.

E sul presidente della Sampdoria Massimo Ferrero si è fatto un'idea precisa in questi due anni?
Ferrero è un personaggio, diciamo pure una ‘macchietta’, simpatica. Nel Barnum del calcio italiano mancava un tipo così. Quando va in televisione fa salire gli ascolti”.

Il Genoa di Preziosi invece è il migliore della storia rossoblu, eppure i tifosi e l'opinione pubblica lo criticano spesso per la sua gestione...
I migliori risultati del Genoa del dopoguerra li ha ottenuti il mio amico Aldo Spinelli: quarto posto in campionato e semifinale in Europa. Enrico Preziosi è il recordman in Serie A. Ed è un grande intenditore. Ma il Genoa per lui è business e non certo passione sportiva...tifava Napoli, come del resto Ferrero tifava Roma”.

Anni fa mi aveva detto che per avere Genova nell’Olimpo del calcio italiano ci sarebbe stato bisogno di una sola squadra in città: è sempre dello stesso parere?
Genova non è più la Superba, è in declino in tutti i campi. Non è una città che può permettersi due squadre in Serie A. Ma finché dura...”.

Luca Iannone

2 settembre 2016

Fabio Mancini, top model nerazzurro: ‘Inter, meno social e più lavoro. Con Armani…’


Seguo l’Inter da quando sono molto piccolo e amo questi colori da una vita, fin dai tempi del mio mitico Luis Nazario Da Lima, Ronaldo!”. Dalle passerelle di Milano, Londra, New York e Parigi a quella del Meazza, dove Joao Mario ha salutato i suoi nuovi tifosi e l’Inter non è riuscita ad andare oltre il pareggio contro il Palermo. Ospite della dirigenza nerazzurra che lo ha invitato domenica scorsa, Fabio Mancini, considerato a livello internazionale uno dei modelli italiani di maggior successo e protagonista di diverse campagne per Armani, ha potuto guardare dalla tribuna di San Siro la squadra del suo cuore: “In questa seconda gara della stagione, la prima in casa, ho visto una squadra un po’ indietro nella condizione fisica ma in netta ripresa. Ma, nonostante una sconfitta e un pareggio nelle prime due giornate, sono fiducioso in vista delle gare che arriveranno”, racconta in esclusiva a Il Solito Calcio il modello nato in Germania da madre di origini indiane e padre italiano.

Specificando (ridendo) di non essere imparentato con l’omonimo ex allenatore dell’Inter, Mancini si dice fiducioso che Frank de Boer possa essere l’uomo giusto per guidare la squadra: “L’olandese è arrivato in un momento in cui fondamentalmente la rosa era stata già stata costruita per una nuova stagione con Mancini, quindi si ritrova in mano una squadra nuova per lui. Però sono sicuro che riuscirà a fare bene, ha solo bisogno di tempo, quello che non danno qui i media e il pubblico”. Quanto a Roberto Mancini, il suo addio è ancora fresco e non poche polemiche hanno accompagnato la vicenda: “Penso che quello che ha fatto Mancini negli anni scorsi non debba essere dimenticato! Dopo anni di luce spenta, ha portato l’Inter al successo nazionale fornendo poi la base di giocatori presenti fino all’anno dell’indimenticabile triplete. Penso che l’anno scorso abbia guidato bene la squadra, nonostante sia stato spesso criticato per le scelte tecniche come sempre, ma in fin dei conti ha ridato l’Europa all’Inter e questo era quello che contava. Il problema è che in Italia c’è molta pressione e spesso non capiamo una cosa: essere l’allenatore di una squadra come l’Inter non è facile e, purtroppo, siamo tutti allenatori competenti sugli spalti e dietro allo schermo della televisione, senza dare a nessuno il tempo materiale di poter sbagliare e crescere!”.

Ma cosa si aspetta Mancini dalla sua Inter impegnata anche quest’anno sia in campionato che in Europa League? “Io penso solo al fatto che si crei una squadra - risponde  -. Non mi interessa vincere, mi interessa che la squadra ritrovi il gruppo...come una volta. Il gruppo fa tanto, ho giocato a pallone e so quanto sia importante l’unione dei calciatori, anche e soprattutto fuori dal campo! Se solo qualcuno di loro pensasse a pubblicare meno cavolate sui social network e ad allenarsi, come faceva il grande e unico Javier Zanetti, forse saremmo competitivi già da anni”. E di questo argomento più che mai attuale Mancini, dall’alto delle sue centinaia di migliaia di followers su Facebook e Instagram, ne sa qualcosa: “I social al giorno d’oggi sono molto importanti. Si tratta attualmente del mezzo di comunicazione più veloce e diretto che esiste, tramite cui si riesce a trasmettere un messaggio nel minor tempo possibile da una parte del mondo ad un’altra! Penso che, come internet, sia la scoperta del ventunesimo secolo ed ormai la via di comunicazione più diffusa, ma dovrebbe essere gestita nel migliore dei modi per pubblicizzarsi e non per distruggersi, come fanno in molti. Io, come tantissimi nel mio settore o nel settore del calcio, lo uso spesso per esternare un pensiero, buono o cattivo che sia, e bisogna accettare anche le critiche se costruttive”. Che abbia voluto mandare un messaggio ad un certo capitano dell’Inter?

Tornando a parlare di calcio giocato, Mancini, così come la maggior parte dei tifosi della Beneamata, si aspetta tanto dai nuovi arrivati: “Da come ho potuto vedere da questo inizio di stagione, penso che Banega abbia riportato quella qualità che mancava in mezzo al campo. Poi penso che con l’arrivo di Joao Mario e Gabigol, la squadra si rimetterà in sesto immediatamente. Perisic rimane il mio preferito insieme a Miranda per l’anima che mettono in campo e per come sanno determinare le partite”. Ma da esperto di moda e di stile, cosa ne penserà della nuova maglia Home per la stagione appena cominciata? “Non amo molto quel giallo dietro le maglie e i calzettoni…sono più per il classico blu e nero con qualche tinta di bianco, pur sempre elegante. Per il resto è la solita”. A proposito di look, attualmente la compagine nerazzurra veste Brooks Brothers, ma da tifoso interista Mancini potrebbe magari provare a fare da mediatore per diventare partner di Giorgio Armani... “Sarebbe una cosa interessante, da non escludere. Non dimentichiamoci che il signor Armani è già presidente dell’Olimpia Milano da anni ed è un grandissimo appassionato di sport, come infatti avrete visto anche alle ultime Olimpiadi, e unico testimonial sugli abiti della nazionale italiana”. Chissà che non possa esserci spazio per un nuovo Mancini in quest’Inter e chissà soprattutto cosa ne penserebbero i tifosi...

Luca Iannone

13 giugno 2014

Roma, concorrenza alla Fiorentina: monitorato un difensore del Malaga

La Roma ha ufficializzato questa mattina l'acquisto del centrocampista australiano classe '97 De Silva. Un'operazione che poggia le basi nell'inteso lavoro di scouting che vede al lavoro, 365 giorni all'anno, gli osservatori e i collaboratori di Walter Sabatini. Ed è tutt'altro che da escludere che un altro colpo di questo tipo possa essere messo a segno nel corso della campagna acquisti estiva, un colpo, magari, proveniente dalla Spagna.

ROMA VS VIOLA - Infatti, secondo accreditate indiscrezioni raccolte in esclusiva, nei mesi scorsi e soprattutto ad aprile, alcuni emissari della società capitolina hanno osservato da vicino Cristian Moreno Mayor. Classe '95, è un centrale difensivo dal fisico imponente di proprietà del Malaga, che da tempo lo ha ormai inserito nel giro della prima squadra. Ma Sabatini dovrà vedersela con la Fiorentina, la quale si era mossa già l'anno scorso per Moreno. Per giallorossi e viola, un possibile derby di mercato in terra spagnola.

9 giugno 2014

Samp-Christodoulopoulos, filtrano smentite

L'indiscrezione era iniziata a rimbalzare già più di due settimane fa, ma nella giornata di ieri è tornata a circolare: la Sampdoria starebbe vigilando con interesse sulla situazione di Lazaros Christodoulopoulos. Nonostante la fresca retrocessione in Serie B, il centrocampista è stato uno dei migliori del Bologna in questa stagione e quindi potrebbe essere ceduto per consentire alla sua squadra di fare cassa.

Ma la notizia di un concreto interessamento della Samp nei suoi confronti, come raccolto in esclusiva, non trova riscontro in fonti molto vicine al giocatore. Fino a questo momento, infatti, non ci sarebbero stati contatti fra le parti; sulle tracce del nazionale greco ci sono invece Hellas Verona, e, soprattutto, Palermo. I blucerchiati continuano a guardarsi intorno per il mercato, ma il nome di Christodoulopoulos non è attualmente sul taccuino.

5 giugno 2014

La Steaua ci riprova per Piovaccari, la Samp dice picche

Dopo due anni in chiaroscuro in Serie B con quattro maglie diverse, per Federico Piovaccari questa doveva essere la stagione del riscatto e del rilancio. E così è stato. Nessuno può dire il contrario perché i numeri parlano da soli: sono 16 le reti segnate con la maglia della Steaua Bucarest fra campionato, Coppa di Romania e Champions League. Un buon bottino conquistato dal Pifferaio, che adesso fa virtualmente ritorno alla Sampdoria per fine prestito.

Virtualmente perché, a meno di colpi di scena, difficilmente l'attaccante di Gallarate partirà in ritiro con Sinisa Mihajlovic. C'è però da registrare la volontà del club romeno di continuare a puntare su di lui anche in futuro. Proprio con questo obiettivo, come raccolto in esclusiva, è stata formalizzata una prima offerta sulla base di un prestito con diritto di riscatto, con la Samp chiamata a contribuire nuovamente allo stipendio. La proposta permetterebbe di risparmiare metà ingaggio, ma dalla società blucerchiata la risposta è stata negativa. Al momento si preferisce aspettare un'offerta più convincente per Piovaccari, che arrivi dalla Steaua o da un'altra squadra.

Altre due pretendenti per Bardi: Romero frena il suo arrivo alla Samp

Il nome di Francesco Bardi è quello più ricorrente negli ultimi giorni quando si parla del mercato dei portieri. Se da una parte sono arrivate conferme sul fatto che la Sampdoria sia interessata a lui, dall'altra però bisogna fare chiarezza sulla situazione. Perché la pista che porta all'estremo difensore classe '92 non sembra essere così calda come qualcuno ha ipotizzato di recente.

Infatti, come raccolto in esclusiva, il suo approdo in blucerchiato sarebbe subordinato all'addio di Sergio Romero che, con il suo oneroso stipendio, incide non poco sul monte ingaggi. Prima dovrebbe essere ceduto l'argentino e poi, eventualmente, potrebbe arrivare Bardi, che l'Inter sarebbe disposta a dare solo in prestito. Ma bisogna comunque fare in fretta se ci si vuole veramente assicurare le prestazioni del portiere livornese, perché su di lui ci sarebbero anche Cagliari e Lazio. Due, o meglio tre, sono dunque gli ostacoli che la Samp deve superare per raggiungere Bardi.

4 giugno 2014

Cessione in vista per Da Costa: si cerca una sistemazione

L'intenzione della Sampdoria per quanto concerne la porta non è più un mistero: la società sta cercando un elemento affidabile sul quale poter contare nella prossima stagione. Non a caso, infatti, giorno dopo giorno vengono accostati i nomi più disparati, in attesa di capire chi effettivamente potrà arrivare. L'unica certezza è che, chiunque sia, chi arriverà ridurrebbe di molto lo spazio per Angelo Da Costa. Per l'attuale numero 1 blucerchiato si profila un addio dopo quattro stagioni condite da 66 presenze tra campionato e coppe.

Tanto è vero che, come raccolto in esclusiva, la volontà del club è quella di privarsi del brasiliano che non rientrerebbe più nel progetto tecnico. Con questo obiettivo la dirigenza si sta muovendo per trovare un acquirente. Questo perché l'unica strada percorribile ad una cessione a titolo definitivo, dato che il suo contratto scadrà a giugno 2015 e non si vuole rischiare di perderlo a zero tra un anno. Il diesse Osti in prima persona sta quindi cercando una nuova collocazione per Da Costa, in Italia o più probabilmente all'estero.

3 giugno 2014

Lumezzane, l'ex ds: 'Monticone ha un grande futuro'

Come vi ho rivelato qualche ora fa, la Sampdoria ha risolto la sua prima compartecipazione riportando a Genova Mattia Monticone. Un bel segnale per il futuro del promettente difensore classe '94, che con il Lumezzane ha potuto far vedere di che pasta è fatto. Chi lo ha voluto fortemente è l'ormai ex direttore sportivo della società lombarda, Christian Botturi. Lo ho contattato in esclusiva per avere un quadro completo del giocatore che adesso la Samp si ritrova in casa.

Direttore, partiamo dal rendimento stagionale di Monticone.
«E' stato uno dei migliori giovani di tutta la Lega Pro, ma per me non è stata una sorpresa perché l'ho voluto a tutti i costi. A luglio avevo preannunciato che sarebbe stato protagonista e così è stato. Nel suo ruolo naturale di marcatore centrale nella difesa a tre, ha tenuto un livello di prestazioni medio-alto fino a quando è rimasto in panchina Marcolini (in convalescenza da novembre a gennaio, ndr). Quando il mister è restato fuori dei giochi, la squadra ha registrato una flessione generale e lo stesso Monticone ne ha risentito. Anche se lui, rispetto ad altri, ha mantenuto un livello più alto, venendo convocato nella Nazionale Under 20 di Lega Pro e giocando sempre titolare. Poi, nella seconda parte della stagione, anche si è disimpegnato positivamente da terzino destro nella difesa a quattro».

Ha notato una crescita costante col susseguirsi delle partite?
«Il Monticone di fine anno sicuramente non è lo stesso che ho preso io dopo l'esperienza con il Pavia. E' cresciuto molto a livello caratteriale ed è migliorato tecnicamente. Giocare in difesa al fianco di Mandelli lo ha aiutato a crescere dal punto di vista dell'esperienza. E' cresciuto molto anche grazie alle continue convocazioni di Bertotto (ct della Nazionale Under 20 di Lega Pro, ndr) che lo hanno potenziato ancora di più. Anche in Nazionale, secondo me, si è dimostrato il migliore nella linea difensiva. A mio parere, ha ancora ampi margini di miglioramento e, soprattutto, possiede delle qualità umane che lo porteranno in una categoria superiore».

Una categoria superiore che si chiama Serie B?
«Non è pronto per la Sampdoria e non so se sia già pronto per la Serie B, dipende dalla squadra. Per società blasonate come il Palermo che spendono molto non so se sarebbe pronto perché magari hanno uno standard più alto. Se invece parliamo di una Serie B media allora il discorso cambia. Ad esempio Rugani, anche lui '94, ha giocato titolare nell'Empoli, quindi uno come Monticone può assolutamente fa parte di una squadra della serie cadetta. E' cresciuto molto nel gioco aereo, nella marcatura uomo, nell'anticipo e nella personalità, mentre deve migliorare ancora sotto alcuni aspetti. Ma, da qui a dire che giocherà titolare in Serie B, non saprei...».

Se dovesse dargli un consiglio in vista della prossima stagione?
«Io Monticone lo vedrei bene in realtà come Cittadella o Lanciano che puntano sui giovani e hanno dimostrato di saperli valorizzare come poche altre società in Serie B. D'istinto mi vengono da dire questi due nomi e sono sicuro che in realtà come queste Monticone ci può stare alla grande».

Riscattato Monticone dal Lumezzane: è tutto della Samp

L'abolizione delle comproprietà cambia non poco lo scenario del calciomercato e le strategie future. Soprattutto per società come la Sampdoria che, in questo senso, hanno diverse situazioni in ballo e altrettanti giocatori in attesa di conoscere il proprio destino. A tal proposito, però, un nodo è già stato sciolto in questi giorni.

Come raccolto in esclusiva, infatti, il club di Corte Lambruschini ha riscattato la comproprietà del giovane Mattia Monticone. Il difensore classe '94 è stato protagonista di una stagione più che positiva in Lega Pro con la maglia del Lumezzane, che aveva prelevato la metà del suo cartellino la scorsa estate. Ma adesso Monticone torna ad essere a tutti gli effetti un calciatore blucerchiato.

Agente Zaza: 'Nessun reale interessamento. Juve? Chance del 30%'

Il Sassuolo ripartirà dalla Serie A ed è pronto a farlo con Simone Zaza. Non mancano però le indiscrezioni di mercato che vorrebbero sulle sue tracce società come Hellas Verona, Torino e Udinese. In particolare, quest'ultima lo avrebbe chiesto alla Juventus, comproprietaria del cartellino dell'attaccante di Policoro, nell'ambito della trattativa per Pereyra. Per fare il punto della situazione, ho raggiunto in esclusiva il procuratore del classe '91 Christian Maifredi.

Quanto c'è di vero nelle voci che vorrebbero Torino, Udinese e Verona interessate a Zaza?
«Quando fai questo lavoro incontri può capire di incontrare altri addetti ai lavori ad una partita, in un hotel o da altre parti. Ci si parla e magari ti dicono che Zaza è un giocatore interessante, però queste non sono notizie ma semplici attestati di stima per un tuo assistito, tutto qui. E' vero che alcuni dirigenti mi hanno riferito che è un giocatore che piace, ma da qui a parlare di un interessamento concreto ce ne passa».

Mentre c'è anche chi ipotizza un approdo immediato alla Juventus.
«Queste sono valutazione che deve fare il signor Antonio Conte. Sicuramente nella partita contro la Juventus ha mostrato tutte le sue qualità e ha combattuto con i difensori della Nazionale e Ogbonna. Gli attestati di stima da parte di giocatori come Buffon e Chiellini sono ulteriori indicazioni che si tratta di un giocatore che, se continua su questi livelli, potrà interessare alla Juventus. Stiamo comunque parlando di due realtà agli antipodi, Juve e Sassuolo sono due galassie differenti. L'obiettivo è quello, ma in questo momento non è una strada percorribile. Ora come ora direi che c'è il 30% di possibilità che si trasferisca a Torino, mentre l'anno prossimo potrebbe essercene anche il doppio se farà 10-15 reti».

Invece, è da scartare la possibilità che la Juve lo inserisca in qualche trattativa?
«E' un discorso completamente opposto a quello precedente: o lo cedi come contropartita o lo porti a Torino. Oggi inserire come contropartita giovani come Berardi e Zaza sarebbe un errore. Per questo motivo, secondo me, la Juventus non lo farà, perché la loro valutazione attuale non è reale ma sottostimata. Dopo un'altra stagione al Sassuolo con un bottino di gol importante potrebbero valere molto di più».

31 maggio 2014

Roma-Toloi, la situazione fra lo sconto richiesto e l'ipotesi prestito

«Stiamo lavorando per cercare di abbassare il prezzo, ma ci piacerebbe tantissimo tenere Toloi». Nella conferenza stampa che lo ha visto protagonista nella tarda mattinata di oggi, Walter Sabatini non poteva essere più chiaro di così. L'intenzione della Roma sarebbe quella di continuare a puntare su Rafael Toloi, per il quale è stato fatto un investimento importante tra prestito oneroso e ingaggio. Questo perché il classe '90 è riuscito a convincere tutti, dallo stesso Sabatini al tecnico Garcia, nelle cinque apparizioni collezionate in questi ultimi mesi di campionato. Resta però da sciogliere il nodo relativo ad un diritto di riscatto, che a gennaio è stato fissato a 5,5 milioni di euro, non ancora esercitato.

LO SCENARIO - Stando ad accreditate indiscrezioni raccolte in esclusiva, la società capitolina avrebbe chiesto al San Paolo uno sconto di 1 milione sul prezzo prestabilito. Ma dal Brasile hanno risposto picche e sembrano fermi sulla loro posizione. Motivo per cui si è fatta largo l'ipotesi di un nuovo prestito, ma si tratterebbe di una pista percorribile soltanto se fosse inserito un obbligo di riscatto. In ogni caso, nelle prossime settimane le parti si aggiorneranno nuovamente per provare a trovare una soluzione e affinché il difensore brasiliano continui a vestire il giallorosso.

Lanni, l'agente: 'Lo volevano in B, ma Ascoli non si può rifiutare'

Il Picchio torna a spiccare il volo. Il neo presidente Francesco Bellini non ne ha fatto un mistero: vuole riportare l'Ascoli in Serie B, da dove è retrocesso lo scorso anno. Fatti, non parole. Bellini e il dg Lovato lo hanno dimostrato anticipando tutti sul mercato con gli ingaggi a parametro zero del difensore Mengoni, dell'attaccante Berrettoni e, ultimo in ordine cronologico, del portiere Ivan Lanni. L'estremo difensore classe '90 arriva dal Grosseto, squadra in cui ha militato nelle ultime tre stagioni fra serie cadetta e Lega Pro. Ho contattato in esclusiva Riccardo Albanesi, procuratore di Lanni, che proprio ieri ha firmato il contratto con il quale si è legato alla società marchigiani per i prossimi due anni.

Innanzitutto, l'addio al Grosseto era inevitabile oppure si sarebbe potuto proseguire insieme?
«E' stata una scelta obbligata. Ad Ivan non è stato rinnovato il contratto e d'accordo con la società abbiamo deciso di non andare avanti insieme. Non sapevamo nemmeno se il presidente Camilli sarebbe rimasto rimasto o meno, era il momento giusto per cambiare aria».

Il suo rendimento in questa stagione è stato positivo, con ben dieci partite senza subire gol.
«Sicuramente è stato un rendimento inferiore rispetto a quello dello scorso anno in Serie B, vuoi per i vari cambi di allenatore, vuoi per le situazioni esterne al campo con Camilli che voleva mollare. Forse ha anche inciso il fatto che quello da poco concluso era un campionato di Lega Pro senza grandi motivazioni perché non erano previste retrocessioni. E' stata un'annata un po' strana nonostante Ivan non abbia di certo sfigurato».

Come e quando è nata la trattativa con l'Ascoli?
«E' stata molto veloce. In questi ultimi giorni c'è stato questo forte interessamento dell'Ascoli che ha voluto accelerare e il ragazzo non ha esitato declinando le altre proposte. Ascoli è una piazza importante, era un'offerta che non si poteva rifiutare anche se avevamo richieste da parte di molte società di Serie B. D'altronde ritengo che Ivan sia tra i portieri più promettenti e più forti tecnicamente in circolazione, poteva già fare il grande salto in serie cadetta».

Mengoni, Berrettoni e adesso Lanni: la nuova proprietà vuole fare le cose in grande?
«Questo è stato uno dei fattori che ci ha spinto ad accettare la loro proposta. A proposito, ci tengo a ringraziare il presidente Bellini e il direttore generale Lovato che ieri ci hanno accolto alla grande e in una maniera che fa pensare ad un'organizzazione di prima fascia. Ci sembrava realmente di essere accolti da una società di Serie A. Ci sono venuti in contro, è stato un matrimonio voluto da entrambe le parti. A giugno non ancora cominciato si ritrovano già con tre acquisti importanti».

Perché la scelta di restare in Lega Pro nonostante le sirene provenienti dalla cadetteria?
«Ci avvantaggia molto il fatto che abbia 24 anni e quindi sia ancora giovane. Nella carriera di un calciatore non capita tutti i giorni di poter giocare in una squadra come l'Ascoli, a maggior ragione se ti danno opportunità di lottare per traguardi importanti. E' inutile nascondersi, l'obiettivo di Bellini è quello di riportare la squadra ai livelli che tutti i tifosi bianconeri sognano. Era una opportunità da cogliere al volo. Per la Serie B c'è tempo, il calcio non dimentica...».

Quindi il ritorno in Serie B è rimandato all'anno prossimo? Magari proprio con l'Ascoli...
«Noi ce lo auguriamo, abbiamo ricevuto un'accoglienza che non ci aspettavamo. Ivan è molto felice e vorrebbe aprire un ciclo con la maglia dell'Ascoli; è motivato, è a mille e non vede l'ora di iniziare la stagione. Ieri è nato subito anche un piccolo feeling con il tecnico Petrone. Diciamo ai tifosi dell'Ascoli di stare tranquilli sia per quanto riguarda la proprietà che è molto solida e vuole premiarli, sia dal punto di vista di Ivan che vuole diventare uno degli idoli della tifoseria».

29 maggio 2014

Sampietro: 'Col Pisa sono cresciuto, peccato per i playoff'

Personalità e qualità tecnica non gli sono mai mancate, anche quando l'anno scorso è rimasto invischiato nella retrocessione del Portogruaro. Ma con la maglia del Pisa e della Nazionale Under 20, in questa stagione Gianluca Sampietro ha saputo riscattarsi a suon di prestazioni da vero e proprio leader del centrocampo. Un'annata senza dubbio positiva che ho voluto raccontare attraverso le parole del regista classe '93, intervistato in esclusiva.

Gianluca, partiamo dal campionato del Pisa e dal sogno Serie B svanito domenica scorsa.
«E' stata un'annata con tante difficoltà. Abbiamo cambiato tre allenatori e i cambiamenti non sono mai facili da affrontare, però abbiamo reagito bene. Abbiamo dimostrato di essere un ottimo gruppo e stando uniti abbiamo superato le difficoltà. Siamo riusciti a raggiungere l'obiettivo play-off, ma purtroppo il nostro sogno si è infranto al novantesimo della gara con il Frosinone. C'è tanto rammarico, ma siamo consapevoli di aver disputato una buona stagione».

E tu hai avuto un ruolo di primo livello, giocando praticamente sempre titolare...
«Con Pagliari ho avuto la fortuna di giocare sempre, poi leggermente meno con Cozza e infine mister Menichini mi ha dato fiducia facendomi giocare con continuità in quest'ultimo periodo. Diciamo che è andata bene con 32 presenze tra regular season e play-off».

D'altronde le statistiche parlano chiaro: quando Sampietro non gioca il Pisa non vince.
«Sinceramente non ci avevo fatto neanche caso. Io sono contento di aver giocato e di aver accumulato tanti minuti. Questo campionato, rispetto a quello dell'anno scorso, l'ho trovato più difficile; abbiamo incontrato tante squadre forti e il livello del ritmo è stato più alto. Anche dal punto di vista dello stesso pubblico, giocare davanti a tanti spettatori e fare trasferte difficili mi è servito. Ho notato tanta differenza con il Girone A».

Quindi ti ritieni soddisfatto di come sei riuscito ad esprimerti in campo?
«Sì, io sono soddisfatto della mia stagione. Sono maturato in tanti aspetti e sono contento, peccato però per come è andata a finire. Perdere così al novantesimo brucia ancora di più».

Contro la Nocerina è arrivato il tuo primo gol da professionista: cosa ha significato per te?
«E' stato molto bello, soprattutto per uno come me che non è abituato a segnare tanto. Il primo gol tra i professionisti penso che lo ricorderò per sempre, è stata una giornata particolare e molto bella. Comunque la mia priorità era quella di dare sempre il massimo e di fornire ottime prestazioni, poiil gol è una soddisfazione in più».

Con quale spirito lasci adesso la città della torre pendente?
«C'è un po' di amarezza perché lascio una grande piazza, un grande pubblico e soprattutto un gruppo formato da bravissimi ragazzi. Per questo mi dispiace, però adesso mi aspetta un mese di vacanze e poi vedremo cosa farò con la Sampdoria. Insieme al mio procuratore parlerò con la dirigenza per capire le loro intenzioni».

La Serie B sembra essere alla tua portata: credi di essertela meritata sul campo?
«Lascio che siano gli altri a giudicare. Quella passata a Portogruaro è stata un'annata particolare con la retrocessione in un ambiente non facile. Quest'anno sono maturato e sicuramente ho disputato una stagione migliore, questo penso sia sotto gli occhi di tutti. Ma, per quanto riguarda la Serie B, lascio giudicare agli altri come è giusto che sia. Io sono contento e mi sento cresciuto sotto tanti punti di vista, questa è la cosa è più importante».

Per concludere, c'è un tuo ormai ex compagno di squadre che ti sentiresti di consigliare alla Sampdoria?
«Quest'anno ho fatto parte di una squadra con tanti giovani tutti pronti e all'altezza della situazione. Sicuramente Provedel e Goldaniga faranno carriera e, oltre ad essere dei bravissimi ragazzi, hanno tanta qualità. Hanno fatto veramente bene e possono ancora migliorare veramente tanto, quindi direi loro due. Però ci sono molti altri ragazzi che magari hanno giocato meno, ma sono altrettanto validi».