Nella
Jupiler League c'è una giovane punta che, a partire dalla scorsa
stagione, si sta facendo notare dagli addetti ai lavori. Il suo nome è Michy Batshuayi
e gioca nello Standard Liegi. Il diciannovenne di origini congolesi è
un attaccante di movimento che ama spaziare su tutto il fronte
offensivo. In campionato è andato a segno sette volte e ha collezionato
ventuno apparizioni, finendo nel mirino di club di Premier League e
Bundesliga. Secondo accreditate indiscrezioni raccolte in esclusiva, però, ci sarebbero anche tre società italiane nella lista delle pretendenti. Si tratta della Juventus, del Napoli e della Lazio,
tutte pronte a mettersi in corsa per provare ad assicurarsi le
prestazioni di questo talento classe '93. Batshuayi, protagonista di
buone prestazioni anche con il Belgio under 21, è legato allo Standard
da un contratto che scadrà nel 2017.
Luca Iannone per CalcioNews24.com
13 marzo 2013
Catalano: "Dal Bari alla WFM: vi racconto la mia carriera. Quella finale dei Giovanissimi contro l’Inter…"
Ho intervistato in esclusiva Lorenzo Catalano,
per circa dieci anni allenatore nel settore giovanile del Bari. Il
figlio dell’indimenticato campione biancorosso Biagio Catalano, dopo
l’addio ai galletti e varie esperienze nelle serie minori, ha deciso di
abbracciare il progetto della World Football Management, in qualità di
assistente tecnico del presidente Fabio Montecalvo.
Mister Catalano, ripercorriamo innanzitutto le varie fasi della sua carriera.
“La
soddisfazione che più mi inorgoglisce è aver avuto a che fare con
calciatori che calcano palcoscenici come la Serie B o che hanno giocato
in Serie A. Il settore giovanile dovrebbe avere come unico obiettivo la
formazione dei giovani calciatori per farli continuare e farli diventare
dei professionisti, se poi arrivano anche i risultati è più di una
soddisfazione. Aver avuto poi la possibilità, nella stagione '98-'99, di
lavorare nello staff tecnico di mister Fascetti al Bari, rappresenta il
fiore all'occhiello della mia carriera. Ma nel 2006 la mia strada e
quella del Bari si divisero. Mi arrivò la chiamata di Roberto Rizzo (secondo di De Canio a Lecce e Genova, ndr),
che conoscevo per averci giocato contro e per aver seguito insieme il
corso di allenatore a Coverciano. Mi chiese di intraprendere con lui
l'avventura al Martina Franca, all'epoca in Serie C1, e io decisi di
seguirlo. La stagione successiva approdai alla Virtus Casarano, sempre
come vice allenatore di Rizzo, dopo di che si interruppe il rapporto, ma
solo dal punto di vista lavorativo. Tutt'oggi ci sentiamo spesso e
siamo grandi amici; ci tengo a dire che Rizzo, oltre a essere una
bravissima persona, è anche un grande intenditore di calcio. Dopo
l'esperienza al Casarano, ho continuato ad allenare nelle serie
dilettanti fino all'anno scorso, quando, con la New Football Academy
Bari, ci siamo qualificati alle Final Six Allievi Dilettanti in
programma a Chianciano Terme. Alla fine ci abbiamo ottenuto il terzo
posto, ma la vera soddisfazione è data dal fatto che cinque ragazzi di
quella squadra sono passati alle giovanili del Bari, tra Allievi
Nazionali e Primavera, mentre il Lecce ha messo gli occhi su altri che
stanno giocando in Eccellenza. Questo sta a significare che,
evidentemente, li abbiamo formati e, ripeto, questo dovrebbe essere
l'obiettivo di ogni settore giovanile”.
Ma non dimentichiamo che nel 2006 è arrivato alla finale scudetto dei Giovanissimi Nazionali con il Bari…
“Quell’anno
arrivammo in finale contro l’Inter dei vari Caldirola, Obi, Destro e
Santon, perdemmo ai rigori. Ricordo che noi passammo in vantaggio, poi
fece gol Destro. Nel primo tempo supplementare andammo sul 2-1 ma, a
dieci minuti dalla, arrivò il pareggio dei nerazzurri. Alla fine la
lotteria dei rigori fu fatale per noi, perché facemmo due gol in meno
dei nerazzurri. Resta però, anche a distanza di anni, la soddisfazione
di essere riusciti a bloccare quella squadra che negli anni successivi
ha poi vinto lo scudetto Allievi e Primavera, un gruppo di tutto
rispetto e formato da calciatori che oggi giocano in grandi squadre”.
Se dovesse citare un paio di nomi altisonanti di giocatori con quali ha lavorato?
“Mi
vengono in mente De Ascentis o Zambrotta. Quest’ultimo nella stagione
1998-99, quando facevo parte dello staff di Fascetti al Bari, e lui
arrivò dal Como. Senza dimenticare che, lo stesso anno, ci fu l'exploit
di Cassano. Proveniva dalla Primavera, così avemmo il privilegio di
poter lavorare con lui e di capire le sue grandissime qualità tecniche”.
A proposito di giovani, si parla da tempo si riforma dei settori giovanili per rilanciare i talentini italiani.
“Credo
che il calcio italiano, a livello di settore giovanile, sia sceso nel
ranking europeo in posizioni che non gli erano mai appartenute. Fino a
qualche anno fa, ricordo i traguardi che l’Italia ha raggiunto con tutte
le nazionali giovanili fino all'Under 21. Credo che abbiamo confuso i
giocatori a livello tattico, formandoli esclusivamente come singoli e
non come come squadra; avendoli formati in linea generale e non nello
specifico, abbiamo creato un po' di confusione in loro. In Serie A
stanno arrivando sempre più stranieri, che però non incidono più di
tanto; tranne qualche top player, non vedo tantissimi stranieri che
riescono a fare la differenza. Ma c’è un altro problema che non ha dato
l’opportunità ai nostri giovani di emergere. A livello di Primavera, ci
sono società che intervengono a tutti gli effetti sul mercato e
costruiscono le squadre per vincere, si preferisce puntare sugli
stranieri a discapito di ragazzi che sono cresciuti nel settore
giovanile della squadra. Un altro errore che commettiamo, è volere
calciatori già pronti e formati a 16 anni, mentre bisognerebbe avere
pazienza e lasciare che questi ragazzi si formino maturando esperienza
negli anni. Credo comunque che l’intero sistema abbia delle pecche e
debba essere rivisto il più presto possibile, ma la colpa non è dei
giovani”.
E adesso sta collaborando con la WFM: come valuta questa nuova esperienza?
“La
collaborazione è nata in questo mio periodo di break. Ho iniziato la
stagione sulla panchina di una squadra in Eccellenza pugliese, ma,
nonostante la squadra fosse al terzo posto in classifica, sono stato
esonerato. Così abbiamo intavolato questo rapporto con Fabio Montecalvo,
che mi ha dato la possibilità di iniziare a vedere tutto il lavoro
svolto dietro le quinte. Essere entrato in questa nuova dimensione non
fa altro che arricchire il mio bagaglio culturale calcistico, è
un’esperienza assolutamente positiva”.
Quale sarà, però, il futuro di Lorenzo Catalano?
“Sono
un uomo di campo e quando mi ritrovo fuori è come stare in apnea. In
questo momento, il mio principale obiettivo è quello di tornare ad
allenare ma, soprattutto, quello di trovare persone che possano
valorizzarmi e che io possa valorizzare a mia volta. Non fa differenza
se a livello di settore giovanile o di prima squadra, perché so come
trattare sia i giovani sia i grandi. Mi auguro solo di ricevere questa
opportunità”.
12 marzo 2013
Nel 2010 castigò la Juve in Europa League e oggi la Fiorentina pensa a lui per l'attacco
Gli uomini mercato della Fiorentina
sono alla ricerca di un rinforzo per il reparto avanzato a disposizione
di Vincenzo Montella. Non un rinforzo qualsiasi, ma un attaccante che
abbia tutte le caratteristiche di un vero e proprio centravanti capace
di andare facilmente in doppia cifra. Nella lista degli obiettivi per
l'attacco, stando ad accreditate indiscrezioni raccolte in esclusiva, ci sarebbe finito anche il nome di Artjoms Rudnevs,
classe '88 dell'Amburgo e della nazionale lettone. Autore di undici
reti in Bundesliga, il club tedesco lo ha prelevato la scorsa estate dal
Lech Poznan e valuta il suo cartellino non meno di 10 milioni di euro.
Proprio durante la sua esperienza con la compagine polacca, Rudnevs fu
uno dei principali fautori dell'eliminazione della Juventus
dall'edizione 2010-2011 dell'Europa League; nella fase a gironi,
infatti, la punta mise a segno tre gol a Torino e uno a Poznan. I
tifosi bianconeri non si saranno certamente dimenticati di lui e chissà
che presto non possa diventare un idolo di quelli viola.
Luca Iannone per CalcioNews24.com
Luca Iannone per CalcioNews24.com
Ligocki alla Roma: dopo il provino ci sarà il trasferimento?
Ad
ottobre scorso aveva sostenuto un periodo di prova con la Primavera
giallorossa allenata da Alberto De Rossi, ma nel futuro di Jacek Rasko Ligocki potrebbe esserci ancora la capitale. Infatti, secondo accreditate indiscrezioni raccolte in esclusiva, i dirigenti della Roma
non avrebbero depennato il suo nome dalla lista degli obiettivi in
vista della prossima sessione di calciomercato. Ligocki, attaccante
polacco classe '94 in forza alla Renato Curi Angolana (squadra che
milita nel girone F di Serie D) e nel giro della rappresentativa Serie
D, è da tempo nel mirino della società capitolina, che in estate
potrebbe decidere di portarlo definitivamente a Trigoria.
Luca Iannone per CalcioNews24.com
Luca Iannone per CalcioNews24.com
11 marzo 2013
Ag. FIFA Giusti: "I casi di Forren, Campbell ed Emenike: proposti in Italia e finiti all'estero"
Con il passare degli anni e delle
sessioni di calciomercato, aumentano sempre di più i rimpianti dei
direttori sportivi italiani per essersi lasciati sfuggire giocatori,
magari giovani, di qualità a prezzi abbordabili, poi finiti in qualche
club estero. Uno di questi potrebbe essere Vegard Forren
che, dopo essere stato offerto in Italia per diversi anni, è passato al
Southampton lo scorso gennaio. A proporlo alle società di Serie A, in
qualità di intermediario, era stato l'agente FIFA Edoardo Giusti. Il titolare e fondatore della GGXX, intervenuto in esclusiva ai miei microfoni,
ha raccontato tutti i retroscena riguardanti il difensore norvegese e
non solo, parlando di altri due calciatori da lui proposti ai club
italiani, che però non gli hanno voluto dare ascolto.
Possiamo svelare tutta la verità sul mancato arrivo di Forren in Italia?
“Il mio amico e collega Gulli
Tomasson, islandese ma che abita sede in Danimarca, lo scoprì nel 2008
quando giocava nelle serie dilettanti norvegesi. Su suggerimento dello
stesso Tomasson il Molde lo prese e, al contempo, Tomasson lo pose alla
nostra attenzione. Immediatamente notammo le qualità espresse in
campionato con la Norvegia under 21. Tra il 2008 e il 2009 iniziammo a
lavorare per provare a portarlo in Italia e, proprio in quel periodo,
Fabio Paratici (a quell'epoca alla Sampdoria, ndr) si dimostrò
uno dei suoi più grandi estimatori. Così il club blucerchiato si
interessò al giocatore ma poi fece altre scelte di mercato e lo stesso
accadde con il Chievo. Passata l'estate del 2009, Forren giocava in
pianta stabile al Molde continuando a crescere insieme alla squadra, che
nel 2011 e nel 2012 si aggiudicò il primato nella Tippeligaen (la massima serie del campionato norvegese, ndr).
Nell'autunno del 2011 Zanzi lo fece seguire e ci fornì una relazione
positiva. Da una parte c'era il Bologna che aveva avanzato il desiderio
di prelevarlo con la formula del prestito oneroso con diritto di
riscatto, dall'altra il Molde che invece era rigido sul fatto di volerlo
cedere soltanto a titolo definitivo. Questa fu la causa principale del
mancato a affare. Noi, fin dal 2008, ogni estate abbiamo periodicamente
riproposto il giocatore in Italia ma non è stato minimamente calcolato e
da qualcuno è stato considerato troppo lento per la Serie A. I
dirigenti italiani lo hanno seguito, monitorato e visto la sua crescita
però, dopo una prima fase di interessamenti, c'è stata fase di stallo.
Nel 2010 e nel 2011 poteva essere acquistato per un milione di euro,
mentre l'estate scorsa bastava un milione e mezzo; a gennaio, invece, il
Southampton ha dovuto sborsare quasi 5 milioni di euro”.
Forse le sue caratteristiche sono più adatte alla Premier che al nostro campionato?
“Grazie alle ultime due stagioni
disputate in maniera eccellente, si è guadagnato il posto da titolare
nella Norvegia e ha acquisito un valore ancora più alto. Detto questo,
credo che si tratta più di un discorso ambientale. Nella mentalità del
calciatore scandinavo, l'Inghilterra rappresenta il top e la Premier
League è considerato il campionato più bello al mondo. Forren, per
quelle che sono le sue caratteristiche, si sposerebbe perfettamente
anche con un calcio più tecnico come quello italiano. Esce palla al
piede, è elegante nei movimenti e bravo ad impostare, a tutto questo
abbina forza fisica e senso della posizione. E' destinato, sempre che la
fortuna lo assista, ad affermarsi ancora di più e a diventare uno dei
migliori difensori europei; ha tutte le qualità per poterlo diventare.
Ripeto, era più che pronto per il calcio italiano”.
Quale potrebbe essere un altro caso simile a questo appena citato?
“Sicuramente quello rappresentato da
Joel Campbell è il più eclatante. Prima che vari avvoltoi si
avvicinassero, alla fine del 2010 mi fu segnalato questo ragazzo da un
collaboratore e amico fidato in Costa Rica. Possedeva qualità importanti
ma era ancora sconosciuto in Europa e, guardando alcuni video,
intravidi in lui delle doti impressionati, tanto da paragonarlo a Samuel
Eto'o. Da quel momento cominciai a lavorarci in prima persona. Poteva
essere preso per appena 500mila euro e c'era anche la possibilità di
portarlo in Italia per un periodo di prova. Addirittura, da una società
mi dissero di stare attento a proporre giocatori del Costa Rica perché
poteva pesare sulla mia reputazione. Dopo l'esordio con gol con la
maglia della sua nazionale qualcosa si era mosso, ma soltanto alcune
richieste di informazioni e niente di più. Nell'agosto 2011 lo prese
l'Arsenal, che lo mandò subito in prestito al Lorient e, l'estate
scorsa, al Betis. Oggi continua a fare benissimo con la il Costa Rica,
ma non dimentichiamoci che ha vent'anni e può ancora crescere. Peccato
perché si sarebbe potuto prendere a cifre basse, anche se ci sarebbe
voluto un periodo di ambientamento”.
Andiamo avanti: un terzo caso di questo genere?
“Citerei Emmanuel Emenike, attuale
centravanti dello Spartak Mosca. Nel 2010 giocava nel Karabukspor,
allora in serie B turca, e notammo le sue qualità attraverso il suo
procuratore. Nel suo contratto c'era una clausola rescissoria di soli
600mila euro. Mi ricordo che preparai alcuni dvd e feci un certo tipo di
lavoro per poi proporlo in Italia. Nel 2011 si trasferì al Fenerbahce e
la scorsa estate è stato acquistato dallo Spartak. Sta fornendo ottime
prestazioni anche in Champions League e adesso vale circa 12 milioni di
euro. E pensare che sarebbe potuto approdare in Serie A per meno di un
milione...”.
Proviamo a dare una risposta a questi mancati arrivi. Come mai i ds italiani non hanno puntato su questi giocatori?
“Adesso la nostra agenzia è un po'
più conosciuta e forse una delle risposte risiede nel fatto che allora
ero più giovane e, pur lavorando seriamente, ero meno conosciuto. Però,
se posso permettermi, il mio consiglio ai dirigenti di Serie A è quello
di fidarsi sempre dei loro occhi e quello di essere dei manager; al
giorno d'oggi non si può valutare un giocatore in base alla persona che
lo propone. Vedo che ci si affida agli agenti più noti, ma bisognerebbe
acquistare i giocatori per il loro valore e non per le etichette. Nel
calcio italiano c'è mancanza di meritocrazia e l'esigenza tecnica viene
messa in secondo piano rispetto alle esigenze 'politiche'. Invece
sarebbe necessaria una gestione manageriale in tutti gli aspetti, anche
nella scelta dei giocatori. Ci vogliono analisi e valutazioni che
prescindano da qualsiasi altro discorso, all'estero funziona così e i
risultati si vedono”.
Il punto della settimanA - 28a giornata
Se
qualcuno pensava che la corsa allo scudetto fosse ancora aperta, adesso
dovrà per forza ricredersi. Il discorso non è ancora chiuso per una mera
questione aritmetica, perché recuperare nove punti (anzi dieci in virtù
degli scontri diretti) nel giro di dieci partite è tutt’altro che
impossibile, ma diventa molto difficile se chi è davanti non ha alcuna
intenzione di mollare, nonostante sia impegnato anche in Champions
League. Tutto diventa ancora più difficile se chi sta al secondo posto
deve guardarsi da chi sta dietro, perché dista soltanto due lunghezze.
La stessa distanza che divide chi ora è in terzultima posizione e non ha
mai smesso di credere alla permanenza in Serie A, da chi invece è in
zona salvezza.
L’ultima squadra a cui è fatto riferimento è ovviamente il Genoa,
reduce dalla seconda (immeritata) sconfitta di fila. Nell’anticipo del
venerdì della ventottesima giornata di campionato, al Luigi Ferraris è
di scena il Milan che esce vittorioso per 2-0 grazie ad
una rete per tempo, nel primo di Pazzini e nel secondo di Balotelli.
Peccato che al Grifone manchino un paio di rigori e se a fine partita i
rossoblu recriminano hanno tutte le ragioni per farlo. Dall’altra parte,
però, ci sono i rossoneri che continuano la propria avanzata verso il
secondo posto.
Mentre nel più familiare anticipo del Saturday night, l’Udinese perde l’occasione di agganciare la Roma
alla settima posizione in classifica. Al Friuli le due squadre non
vanno oltre il pareggio per 1-1, ottenendo un punto che serve poco ad
entrambe.
Successo in rimonta per l’Atalanta nel lunch match delle 12.30. Impegnati fra le mura casalinghe contro il Pescara, gli orobici prima vanno sotto ma poi riescono a ribaltare il risultato e ad avere la meglio per 2-1. Intanto la Juventus è in piena fuga scudetto. Che quello con il Catania
non fosse un confronto semplice lo si sapeva già, ma nessuno si
aspettava che i bianconeri riuscissero a imporsi con una vittoria di
misura andando a segno nei minuti di recupero con Giaccherini. Così la
Juve si distanza ulteriormente dal Napoli, che adesso si trova a -9 dal primato. Gli azzurri confermano di essere in un periodo negativo e cadono sotto i colpi del Chievo,
bravo a chiudere la gara nella prima frazione di gioco con Dramè e
Thereau. Chi conferma il momento no è anche Cavani, che fallisce
l’occasione di accorciare le distanze dal dischetto nella ripresa, e
alla fine i padroni di casa possono esultare per il 2-0 finale.
Scorrendo la classifica, ecco il Cagliari che si porta a -1 dalla Sampdoria battendo la stessa con il risultato di 3-1 grazie ad una tripletta di Ibarbo. Pioggia di gol al Tardini, dove il Parma ritrova finalmente la via del successo rifilando un secco 4-1 al Torino. In coda alla classifica, invece, è il Siena che in rimonta riesce a mettere ko il Palermo e ad espugnare il Renzo Barbera. La squadra di Iachini continua a non mollare e vede la zona salvezza a solo due punti.
La domenica sera del doppio posticipo sorride alla Fiorentina, che ora si ritrova in solitaria al quarto posto. Scavalcate così la Lazio, sconfitta proprio dai viola, e l'Inter, battuta dal Bologna.
Vincenzo Montella vede la sua squadra espugnare uno stadio a lui molto
familiare come l'Olimpico; alla compagine gigliata bastano un gol di
Jovetic nel primo tempo e un gol di Ljajic nella ripresa. Al Meazza,
invece, i rossoblu di Pioli superano di misura i padroni di casa, grazie
alla rete messa a segno da Gilardino all'inizio della seconda frazione
di gioco.
Per l'Inter torna di moda il nome dell'argentino Correa
Stando ad accreditate indiscrezioni raccolte in esclusiva, l'Inter sarebbe tornata alla carica per Carlos Joaquin Correa,
regista classe '94 di proprietà dell'Estudiantes. Definito in patria
l'erede di Juan Sebastian Veron, era stato vicinissimo ai nerazzurri
nelle ultime battute della sessione invernale di calciomercato, quando
però le parti non riuscirono a raggiungere un accordo, non trovando
l'intesa né sulla formula del trasferimento né sulle effettive cifre
dell'affare. Ora, complice la grave crisi economica che sta
attanagliando il glorioso club argentino, gli uomini mercato della
società meneghina si sono fatti nuovamente sotto, convinti di poter
concludere l'operazione con un esborso economico inferiore rispetto a
gennaio. Nel caso in cui la trattativa dovesse andare in porto, l'Inter
potrebbe poi decidere di cedere Correa in prestito ad un'altra squadra
di Serie A, così da poterlo far maturare senza pressioni nella sua prima
stagione italiana.
Luca Iannone per CalcioNews24.com
Luca Iannone per CalcioNews24.com
9 marzo 2013
Il doppio ex Monelli: "Lazio, ora non puoi più sbagliare: sfrutta i punti deboli della Fiorentina. Tra Floccari e Kozak scelgo..."
Sconfitto lo Stoccarda e archiviata (o quasi) la qualificazione ai quarti di Europa League, per la Lazio è tempo di concentrarsi nuovamente sul campionato. L'impegno non è dei più agevoli, perché all'Olimpico arriva la Fiorentina di Vincenzo Montella. Per commentare il match in programma domani sera, ho intervistato in esclusiva l'ex attaccante ed oggi allenatore Paolo Monelli, che nel 1987 lasciò proprio Firenze per approdare in biancoceleste.
Ultimamente la Lazio ha ottenuto risultati altalenanti in campionato: se lo aspettava dopo un'ottima prima parte di stagione?
“Diciamo
che è anche fisiologico dopo aver fatto molto bene nel girone di
andata, è normale che ci sia un periodo in cui può non andare tutto per
il verso giusto. Però io ritengo che la Lazio stia facendo molto bene e
stia raggiungendo risultati incredibili, al di là delle più rosee
aspettative. Giovedì ha disputato un'ottima partita contro lo Stoccarda e
ha una rosa molto attrezzata che può lottare in tutte le competizioni”.
Tali risultati, però, hanno compromesso l'obiettivo terzo posto...
“Il
problema è che adesso la Lazio non può più sbagliare. Fino a qualche
mese davamo per spacciato il Milan che invece ha inanellato una serie
incredibile di risultati positivi e oggi è un avversario in più per la
corsa alla qualificazione in Champions. Ma, come dicevo prima, i
biancocelesti hanno tutte carte in regola per fare bene, pur essendo
obbligati a non sbagliare più neanche una partita perché le altre stanno
andando forte”.
Domani la Lazio ospiterà la Fiorentina, che nel girone di ritorno ha sempre perso fuori casa.
“Statisticamente
è un dato positivo, ma credo sia frutto dell'impronta di gioco che
Montella ha dato alla sua squadra. Anche in trasferta la Fiorentina
cerca di giocare sempre la palla senza buttarla mai via e i difensori
escono palla al piede, talvolta perdendola. Questo ha portato a far sì
che non arrivassero risultati e che fossero buttati via punti
importanti. A volte bisognerebbe essere meno belli e più concreti”.
Quanto potrà pesare il confronto di Europa League sulle gambe dei biancocelesti?
“La
Lazio un po' ne risentirà, ma on credo che che sia determinante ai fini
del risultato perché molti titolari erano a riposo. E poi, quando
vinci, c'è uno slancio positivo sia fisicamente sia mentalmente che ti
fa lasciar da parte i postumi di coppa”.
Una domanda a bruciapelo: Floccari o Kozak per l'attacco anti Fiorentina?
“Io
punterei su Floccari, più esperto e più completo rispetto al compagno
di reparto. Da quando ha preso il posto di Klose, sta facendo molto bene
fornendo buone prestazioni oltre a segnare molto. Gioca a tutto campo e
non sta mai fermo in area, mentre Kozak deve ancora dimostrare
qualcosa, anche se in Europa League ha sempre fatto bene e ha fatto
anche gol. E' ancora presto per giudicarlo, prima di farlo dovremmo
vederlo giocare con continuità perché non ha mai avuto questa
opportunità”.
Il Genoa non molla Pucko: l'ala slovena piace ancora, ma spunta un altro club di A
Il Genoa lo ha messo nel mirino circa un anno fa ma tutt'oggi Matej Pucko,
attaccante esterno classe '93 di proprietà dell'FC Koper, resta un
obiettivo di mercato del Grifone in chiave futura. Però, secondo
accreditate indiscrezioni raccolte in esclusiva, anche un'altra società della nostra massima serie avrebbe messo di recente gli occhi su di lui. Si tratta del Chievo, i cui osservatori hanno avuto la possibilità, così come quelli dei rossoblu,
di vederlo all'opera da vicino a Trieste mercoledì scorso, quando ha
affrontato l'Italia Lega Pro con la maglia della Slovenia Under 20.
Pucko, pur essendo di piede destro, gioca prevalentemente nel ruolo di
ala sinistra, ama accentrarsi per andare al tiro e cerca di sfruttare
sempre al massimo la sua grande velocità in contropiede. I due club
italiani potrebbero fare loro il giovane avanzando un'offerta inferiore
al milione di euro al Koper, che lo ha messo sotto contratto fino a
giugno 2014.
Luca Iannone per CalcioNews24.com
Luca Iannone per CalcioNews24.com
8 marzo 2013
Pescara su un giovane centrocampista dell'AIK
I dirigenti del Pescara
continuano a monitorare con attenzione l'intero panorama calcistico
scandinavo in vista delle prossime sessioni di calciomercato. L'ultimo
giocatore finito nel mirino, stando ad accreditate indiscrezioni
raccolte in esclusiva, sarebbe Robin Quaison. Si tratta di un centrocampista (nato a Stoccolma da padre ghanese e madre svedese) di proprietà dell'AIK Solna,
club nel quale è cresciuto. Il direttore sportivo della società
biancazzurra, Daniele Delli Carri, lo starebbe tenendo sotto
osservazione da diverso tempo, colpito dalla potenza e dalla fisicità
che contraddistinguono questo classe '93, abile sia in fase di
impostazione sia in fase di interdizione. Dopo aver fatto parte della
Svezia Under 19 e Under 21, Quaison ha già collezionato due presenze ed
un gol con la nazionale maggiore. Se vorranno assicurarsi le prestazioni
del giovane mediano, gli abruzzesi dovranno versare nelle casse
dell'AIK circa un milione di euro.
Luca Iannone per CalcioNews24.com
Luca Iannone per CalcioNews24.com
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