27 settembre 2016

An Italian in London, Ivan Ambrosio: 'I will visit 300 UK stadiums to write a book'

For years London is been one of the favourite destinations for young Italians who want to emigrate to seek his fortune abroad. Among these there is Ivan Ambrosio, 22 years old, born in the province of Naples. Football fan and English football fan, he lives, as we said, in the British capital. So far nothing strange. Except that Ivan has made up his mind to travel to the discovery of the English football and to visit as many possible stadiums across the United Kingdom: "The project was born a few months ago. It was talking about how beautiful could be to enclose all these journeys in a Facebook page and maybe, in the future, inside a book. I dreamed for years to visit the whole United Kingdom and its wonderful stadiums".

But, in this exclusive interview with Il Solito Calcio, the 22 years old reveals he is still far from his first goal before proceeding to the next step: "I visited approximately 100 stadiums in the United Kingdom. I want to reach the minimum amount of 300 stadiums to enclose in a book the most important ones, but also the most unknown and peculiar ones". In the drawer there is the dream of sitting on a bench as a coach and, for this reason, he often visits also the training centers. Returning to the English stadiums, however, his favourite stadium is only one: "I love the Craven Cottage, it's marvelous. In Fulham it seems to go back in time!", he tells.

It is natural to ask an Italian who deeply knows the world of British stadiums whether Italy has something to learn about stadiums from the architectural point of view: "For what concerns the architecture, nothing. After having visited stadiums in England, Italy, Spain and Germany, i can say that each country has its own architectural style", Ivan explains. Instead, the answer is completely opposite when the question is about the management and the services: "The stadium topic is extremely different, in Italy the idea of 'stadium property' doesn't exist at all. Only the Juventus has understood that it's right to align with the rest of Europe, because abroad, with stadiums property, the club are able to make incredible earnings every year: stadium tours are organized, with the trophy room that attract tourists from all over the world, the restaurant area, the bar, the store for the club merchandising. In some stadiums there are even gyms, wellness centers and schools!".

Moving the magnifying glass from Great Britain to Italy, according to Ambrosio there is only one stadium that can compete with the much-vaunted English ones: "The Juventus Stadium is doubtless the stadium that comes closest to perfection. A wonderful structure, always in excellent condition, perfect view, any sectors covered and, above all, close to the field, in perfect English style! Then, near the Stadium, there is the Area 12: it's a shopping mall where the young people and the families can go and spend their free time, not only in the match days. Inside this shopping center there is obviously the Juventus Store and supermarkets and clothing shops too". Finally we have only to indicate the Facebook page whereby you can stay updated on the movements and the new adventures of Ivan Ambrosio. To the next stadium!

Luca Iannone

26 settembre 2016

Un italiano a Londra, Ivan Ambrosio: 'Visito 300 stadi inglesi e scrivo un libro. In Italia solo Juve'


Da anni Londra è una delle mete preferite per i giovani italiani che vogliono emigrare per cercare fortuna all'estero. Tra questi c'è anche Ivan Ambrosio, 22 anni, nativo di Ottaviano in provincia di Napoli. Appassionato di calcio e in particolare di quello inglese, vive, come dicevamo, nella capitale britannica. Fin qui, nulla di strano. Se non fosse che Ivan si è messo in testa di viaggiare alla scoperta del football e di visitare il maggior numero di stadi possibili oltremanica: "Il progetto è nato pochi mesi fa. Si parlava di quanto potesse essere bello racchiudere tutti questi viaggi in una pagina Facebook e magari, più avanti, all'interno in un libro. Da anni però sognavo di visitare tutto il Regno Unito e i suoi meravigliosi stadi".

In questa intervista esclusiva per Il Solito Calcio, il 22enne svela però di essere ancora lontano dal suo primo obiettivo prima di passare allo step successivo: "Ho visitato circa 100 stadi nel Regno Unito. Voglio raggiungere quota minima di 300 per poi racchiudere in un libro tutti quelli più importanti, ma anche quelli più sconosciuti e caratteristici". Nel cassetto c'è il sogno di sedersi in panchina nelle vesti di allenatore e, per questo motivo, si trova a visitare spesso anche i centri di allenamento. Tornando agli stadi inglesi, invece, il suo preferito è uno solo: "Amo il Craven Cottage, è meraviglioso. A Fulham sembra di tornare indietro nel tempo!", racconta.

Ad un italiano che conosce profondamente il mondo degli stadi britannici, viene spontaneo chiedere se il nostro paese ha qualcosa da imparare sugli stadi dal punto di vista architettonico: "Per quanto riguarda l'architettura nulla. Dopo aver visitato stadi in Inghilterra, Italia, Spagna e Germania, posso dire che ogni nazione ha un proprio stile architettonico", spiega Ivan. Di stampo opposto, invece, è la risposta quando la domanda riguarda la gestione e i servizi: "L'argomento stadio è estremamente differente, in Italia non esiste proprio il concetto di 'stadio di proprietà'. Solo la Juventus ha capito che è giusto allinearsi con il resto d'Europa, perché all'estero, con gli stadi di proprietà, le società riescono a fare ogni anno dei guadagni pazzeschi: si organizzano tour degli stadi, con la sala trofei che attira turisti da ogni parte del mondo, l'area ristorante, il bar, lo store per il merchandising della squadra. In alcuni stadi si trovano addirittura palestre, centri benessere e scuole!".

Spostando la lente dalla Gran Bretagna all'Italia, per Ambrosio c'è un solo impianto che può competere con i tanto decantati stadi inglesi: "Lo Juventus Stadium è senza dubbio lo stadio italiano che si avvicina di più alla perfezione. Una struttura meravigliosa, sempre in ottime condizioni, visuale perfetta, qualsiasi settore coperto e soprattutto attaccato al campo di gioco, in perfetto stile inglese! Poi, nei pressi dello Stadium, troviamo l'Area 12: è un centro commerciale meraviglioso dove i giovani e le famiglie, nei giorni delle partite e non, possono recarsi e trascorrere il loro tempo libero. All'interno di questo centro commerciale si trova ovviamente lo store della Juve, supermercati e negozi d'abbigliamento". Per concludere non resta che segnalare la pagina Facebook grazie alla quale si può rimanere aggiornati sui movimenti e le nuove avventure di Ivan Ambrosio. Al prossimo stadio!

Luca Iannone

23 settembre 2016

Lucia, fidanzata di Capuano: 'Vi dico tutto su Marco e noi. Wanda Nara? Ognuno faccia ciò che vuole'

"La mia storia con Marco è iniziata a Pescara quasi tre anni fa, fu lui a contattarmi tramite Facebook. Fin dall'inizio è stato molto carino e rispettoso con me ed è stato proprio grazie a questo che mi ha conquistata". Marco è uno dei nomi più comuni in Italia, ma il Marco in questione non è esattamente uno qualunque: è Marco Capuano, difensore del Cagliari. E a pronunciare queste parole è la sua fidanzata Lucia Centorame, attrice e modella laureata in Pubblicità e Marketing all'Università di Pescara. Per loro, dopo più di due anni insieme, c'è all'orizzonte anche l'ipotesi di suggellare questo duraturo rapporto d'amore: "Sicuramente al matrimonio ci pensiamo. La nostra idea è quella di sposarci tra un paio d'anni", ci rivela. 

Anche se quest'ultimo periodo non sta sorridendo particolarmente a Capuano che, se nella scorsa stagione è stato un punto fermo della squadra di Rastelli e lo sarebbe stato ancora di più se non fosse stato per i ripetuti infortuni, ora si ritrova ai margini della squadra con sole due presenze totalizzate finora. Ma Lucia, in questa intervista esclusiva a Il SolitoCalcio, dimostra di prendere la cosa con filosofia: "Certamente non è facile allenarsi e non giocare, ma è questo che forma la personalità di un giocatore. Bisogna essere dei professionisti e farsi trovare pronti quando l'occasione arriva". E neanche la tanto temuta dalle donne regola del fuorigioco la scompone: "Non mi trovi assolutamente impreparata! E' fuorigioco quando l'attaccante che riceve la palla si trova oltre la linea dei difensori dell'altra squadra, quindi l'eventuale gol non è ritenuto valido". Però il calcio non sarà mai il suo mestiere, a differenza di quanto accade tra una certa Wanda Nara e un certo Mauro Icardi: "Io credo che la compagna debba fare la compagna, anche perché è un ruolo molto duro. Per tutte le altre cose ci sono gli agenti, che hanno contatti ed esperienza".

In ogni caso, al di là della situazione attuale, l'ex Pescara e Nazionale Under 21 è ormai di casa nel capoluogo sardo e anche la sua fidanzata, che si è trasferita con lui nel 2014, non nasconde di trovarcisi a proprio agio: "Oramai mi sono affezionata alla città, alle persone che ho conosciuto e alle mie abitudini qui. Poi sono molto molto legata alle altre ragazze (fidanzate e mogli dei compagni di Capuano, ndr) con cui ho un bellissimo rapporto e con cui passo la maggior parte del mio tempo qui", racconta. A 560 chilometri di distanza c'è però un'altra città nel cuore di entrambi: "Pescara mi e ci manca perché li ci sono le nostre famiglie. E poi ora abbiamo anche comprato casa lì!". Nel cassetto, invece, Lucia ha un sogno per lei e per Marco: "Il mio sogno nel cassetto è di trovare la serenità nella vita, per me, per Marco e per tutte le persone che amo".

Luca Iannone

20 settembre 2016

Serie A, nessuno a punteggio pieno alla 4a giornata: non accadeva da 5 anni

In attesa che la sfida tra Milan e Lazio di questa sera dia il via alla quinta giornata di questa Serie A, emerge un dato interessante se si confronta la classifica attuale con quelle delle ultime stagioni: nessuna squadra è riuscita a fare bottino pieno in questi primi cinque turni di campionato. Il dato è interessante perché rappresenta un'inversione di tendenza rispetto a quanto avevamo visto per quattro anni di fila fino allo scorso torneo. Infatti, troviamo traccia di una classifica di A senza nessuno a punteggio pieno dopo quattro giornate solo se risaliamo indietro nel tempo sino al 2011. Allora erano Genoa, Juventus e Udinese in vetta con 7 punti (3 in meno rispetto al Napoli, attuale capolista). Ma, per correttezza, bisogna dire che anche l'Atalanta avrebbe totalizzato lo stesso score se non fosse stato per la penalizzazione di 6 punti che le era stata inflitta per le note vicende del Calcioscommesse.

Nel frattempo, tra il 2011 e oggi, c'è sempre stata almeno una squadra capace di imporsi su tutte le altre nei primi quattro turni del nostro campionato. Nella passata stagione era stata l'Inter, grazie a tutte vittorie con un solo gol di scarto, a superare le dirette avversarie nello sprint iniziale. Se andiamo a ritroso fino al 2014, le prime della classe erano Juventus e Roma, che si sarebbero poi ritrovate rispettivamente prima e seconda nella classifica finale non tradendo le aspettative iniziali. Tre anni fa, invece, erano stati i nuovi arrivati Benitez e Garcia a condurre Napoli e Roma (che di successi consecutivi riuscì poi ad inanellarne ben dieci, stabilendo un nuovo record) al primo posto. Infine, nelle prime quattro giornate del campionato 2012-2013, era stata nuovamente la Juve, la seconda targata Conte, ad affermarsi. Insomma, al di là di questa piccola curiosità, tutti i campionati presi in esame hanno avuto un comune denominatore: sono stati vinti dalla Juventus. Chissà che la stagione appena cominciata non possa rappresentare un'eccezione anche in questo...

Luca Iannone

16 settembre 2016

Serie A, la top 11 dei giocatori meno pagati: 4-2-3-1 con tutti Under 20

De Rossi, Higuain e Icardi, sì, ma ci sono anche Krapikas, Giuliano e Jankto. Forse passeranno più tempo a giocare con la formazione Primavera che con la prima squadra, magari si dovranno ritenere fortunati se otterranno anche solo una possibilità di giocare in prima squadra, chissà se e quando se ne sentirà parlare in futuro, ma intanto sono arrivati lassù, in Serie A, per provare a lasciare un piccolo segno. Stiamo parlando dei calciatori meno pagati del campionato italiano, giocatori che comunque fanno parte a tutti gli effetti della rosa di una delle 20 della massima serie.

E se volessimo creare una squadra, chi meriterebbe di diritto il posto da titolare? Innanzitutto, per chi è sempre attento al portafogli, basterebbero “solo” 598mila euro, una cifra nemmeno lontanamente paragonabili ai 48 milioni che, come abbiamo visto, servirebbero per far giocare insieme gli undici Paperoni della A. Tracciando un profilo di questa formazione virtuale, si scopre che ognuno dei suoi membri percepisce in media circa 54mila euro netti. Non male per dei giovani di quella età, se si considera che tutti loro fanno parte della categoria degli Under 20 e solo tre hanno compiuto 20 anni. Ma scendiamo nel dettaglio e andiamo a svelare da chi sarebbe composta questo 4-2-3-1 decisamente particolare per i suoi interpreti.

In porta il lituano nato nel 1999 Titas Krapikas, che pochi mesi fa ha firmato il suo primo contratto da professionista con la Sampdoria che alla fine della stagione gli avrà fruttato 18mila euro. Di un anno più vecchio è Leonardo Maloku (50mila), terzino destro del Pescara ed ex nazionale albanese Under 17. Al centro della difesa troviamo Eloge Yao (80mila), difensore del '96 dell'Inter che ha ben figurato lo scorso anno a Crotone sotto la guida di Juric, e Simone Giuliano (20mila), classe '97 del Palermo che nasce come terzino sinistro ma è stato spesso impiegato come centrale in Primavera. La fascia sinistra è tutta di Manuel Nicoletti (50mila), laterale mancino del Crotone e dell'Italia Under 18. Chi ha già fatto il suo esordio con i grandi è l'Under 21 della Repubblica Ceca Jakub Jankto (40mila), centrocampista '96 di proprietà dell'Udinese che ha fatto il suo debutto in Coppa Italia entrando dalla panchina contro la Spezia. Leggermente fuori ruolo troviamo in mezzo al campo il romeno classe '98 Ianis Hagi (90mila) della Fiorentina, figlio del più noto Gheorghe, più trequartista o mezzala che centrocampista centrale ma con le qualità per poter ricoprire tranquillamente anche questo ruolo non propriamente suo. Rimanendo in casa viola, come esterno destro d'attacco c'è un altro figlio d'arte, il classe '98 Federico Chiesa (70mila), che ha debuttato da titolare alla prima di campionato allo Juventus Stadium. Al centro della trequarti un altro giovanissimo in forza al Pescara: Ferdinando Del Sole (50mila), trequartista '98, anche lui esordiente in Coppa Italia contro il Frosinone seppur con un minutaggio di neanche 10 minuti. Sulla sinistra un'ala a piede invertito come Luca Zanimacchia (70mila), diciottenne prelevato dal Genoa nell'ultima sessione di calciomercato. Dieci giocatori alle spalle dell'unico attaccante, la punta classe '96 Romani Tchanturia (60mila) dell'Empoli e della Georgia Under 21.

Oggi così, domani chissà...




Luca Iannone

14 settembre 2016

Addio al calcio, Beretta: 'Mai più in questo mondo. Lega Pro disorganizzata, Samp assente'

La sua lettera, pubblicata in anteprima esclusiva proprio su queste pagine, ha fatto il giro dello Stivale: da Nord a Sud si è parlato di Moreno Beretta, 23 anni compiuti lo scorso maggio e tutta una vita ancora davanti a sé. Non un ragazzo come gli altri però, perché Beretta, dopo essere cresciuto nel settore giovanile di Virtus Entella e Sampdoria e aver solcato i campi del calcio professionistico per sei stagioni, ha deciso di smettere di correre dietro ad un pallone che non rappresentava più quel sogno che magari da bambino avrebbe voluto diventasse realtà. Ma lui da parte sua non vuole né polemizzare né sfogarsi per una scelta compiuta con grande consapevolezza, come racconta in un'intervista esclusiva a Il Solito Calcio: “Ho maturato questa decisione sul finire della stagione scorsa. A inizio anno mi ero ripromesso di smettere se avessi visto certi comportamenti, atteggiamenti e modi d'essere del mondo del calcio. Purtroppo si è confermato quello che pensavo e io ho mantenuto molto serenamente la mia linea di pensiero, così ho scelto di smettere. E' stata una decisione molto ponderata”.

Non è mancato chi però, direttamente o indirettamente, ha mandato dei messaggi al classe '93 chiedendogli di ripensarci e tornare sui suoi passi: “A questi appelli rispondo che sono fermamente convinto che nella vita bisogna prima di tutto stare bene con se stessi e avere dei valori umani a livello personale. Non mi toccano queste parole di chi mi dice di ripensarci, è stata una decisione totalmente di cuore che mi fa stare bene: non potevo accettare di vivere in un mondo del genere. Non credo di dover rientrare in un mondo così. Rimanere nel calcio in un'altra veste? Penso proprio di no, la mia è stata una scelta molto sentita. Io non stavo più bene in quel mondo lì, è una cosa personale più che altro e riguarda tutto quello che c'è nel mondo del calcio”, afferma con decisione.

Provando un po' a ripercorrere quella che è stata la sua (purtroppo) breve carriera da calciatore, l'ex attaccante non nasconde di non avere ricordi felici di una squadra in particolare di cui ha vestito la maglia: “Ricordo con piacere alcune persone che ho incontrato nel mio cammino. Voglio citare Mauro Doimi, Amedeo Baldari e Umberto Borino dello staff medico della Sampdoria, persone che mi hanno seguito nel periodo del mio infortunio e mi hanno aiutato più di tutti nella mia esperienza calcistica a livello fisico ma anche umano. Quindi ci sono delle persone che rappresentano una parte positiva della mia esperienza nel mondo del calcio ma, se dovessi parlare bene a livello di ambiente, non ci riuscirei. Se esiste il calcio pulito in Italia? No, non esiste. O almeno nella mia esperienza non l'ho mai incontrato e non è mai esistito”. La domanda sorge spontanea: esisterà oppure no?

E' inutile nascondere però che la società che ha rappresentato il punto più alto del suo percorso è stata proprio la Sampdoria, con cui Beretta non è riuscito a stabilire un feeling particolare e non ne fa mistero: “Ci sono state due Sampdoria, due ere: una quando sono arrivato e una quando sono andato via, nel mezzo sono cambiate alcune cose e anche certi interpreti. Dell'ultima Sampdoria, della società odierna, quella che ho vissuto, io non posso parlare bene: non sono stati mai presenti, non hanno mai avuto interesse nel tracciare un percorso comune con me e con altri ragazzi. Questo è il difetto maggiore che hanno mostrato, nonostante una Primavera formata da giovani di qualità come lo stesso Icardi, Zaza, Rizzo e tanti altri. Non sono stati in grado di sfruttare tutte le potenzialità di noi giovani e un motivo c'è, mettiamola così”. Proprio ai tempi della Primavera della Samp, il ventitreenne faceva coppia con un certo Mauro Icardi, non esattamente uno qualsiasi: “Mauro si merita assolutamente di stare lì dov'è ora a mio parere. Ancora oggi lo guardo giocare molto volentieri, mi fa veramente piacere che sia lì e che sia riuscito a realizzare il suo sogno, se lo merita. Lui non rientra assolutamente nella categoria di persone a cui facevo riferimento nella mia lettera. Anzi, ripeto, mi fa piacere che lui sia lì, mi ha fatto piacere averlo conosciuto e aver giocato con lui. Non ho dispiacere per il fatto di non esserci io ma lui sì”. E dalla sua voce traspare la sincerità dietro a queste parole.

Tanti anni nella Sampdoria ma anche tanti anni in Lega Pro, trascorsi fra Portogruaro, Virtus Entella, Paganese, San Marino, Pisa e Mantova: Il più grande problema è la disorganizzazione totale che regna in questa categoria - sostiene, riprendendo i temi toccati nella lettera -. Una disorganizzazione dovuta al fatto che chi comanda non è all'altezza di comandare, non è pronto e non ha gli strumenti per farlo e, logicamente, finisce per sbagliare. Se viene permesso questo, è normale che le cose vadano male. Forse ci vorrebbe più controllo in partenza su chi comanderà e avrà potere in un club”.

Sono passati due mesi da quando ha firmato la rescissione di contratto con il Mantova: cosa ha fatto nel frattempo prima di scrivere e rendere pubblico il testo che ha suscitato tanto interesse negli ultimi giorni? “Niente di particolare. Ho deciso di smettere e quindi ho rescisso il contratto di un anno che mi era rimasto con il Mantova. Questo per dire che, se avessi voluto, avrei avuto la possibilità di riprovarci. Adesso mi sto guardando intorno per capire in che ambito iniziare a lavorare, non avevo già una cosa pronta da fare”. Infine Beretta, dalla sua Deiva Marina che da anni non aveva potuto godersi per tutto questo tempo di fila, manda un messaggio a tutti i giovani che hanno intrapreso la strada, tutta in salita, che attraversa il mondo del calcio: “Come ho detto a tanti ragazzi che mi hanno scritto, perché per fortuna sono rimasto in buoni rapporti con tanti, mi limito a questo: nella vita bisogna stare bene e fare scelte che fanno bene con se stessi. Quindi se fa stare bene rimanere nel mondo del calcio, è giusto essere il primo guerriero che combatte contro ogni cosa. Se e quando, invece, non fa stare bene, allora bisogna avere rispetto per se stessi e dire basta”. Moreno Beretta ha detto basta, noi gli diciamo: in bocca al lupo Moreno!

Luca Iannone

12 settembre 2016

Moreno Beretta lascia il calcio e scrive una lettera: 'Contano solo gli interessi di gente sporca'

E' cresciuto nella Sampdoria dove ha fatto tutta la trafila delle giovanili, poi ha girato l'Italia senza trovare fortuna in Lega Pro fra il Portogruaro, il ritorno alla Virtus Entella (dove aveva giocato fino a 14 anni), la Paganese, il San Marino, il Pisa e infine il Mantova, con cui ha rescisso il proprio contratto a luglio dopo l'ultima stagione. Stiamo parlando di Moreno Beretta, attaccante classe '93 che può vantare anche 4 presenze con la Nazionale Under 18 e 3 con l'Under 19. Anzi, oramai dovremmo dire ex attaccante. Sì perché Beretta, 23 anni compiuti lo scorso maggio, ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo e, a questo proposito, ha deciso di affidare a Il Solito Calcio una lettera riportata qui di seguito.

In questi giorni ho letto parecchio scalpore per il post scritto da un mio ormai ex collega, giocatore della Lazio, che sottoscrive un andamento del sistema calcistico italiano non del tutto corretto (per essere gentili).
In conseguenza a ciò, mi sento di rimarcare i concetti espressi nelle sue parole e non, raccontando la mia di esperienza, ragazzo di ventitré anni che quest'anno ha deciso di dire stop a questa vita.
Scrivo tutto questo non per polemizzare, non per rivendicare ma, (spero), per sensibilizzare almeno un secondo le vostre menti riguardo a quello che succede nel mondo del calcio, in Italia, in Lega Pro, ma non solo.
Già mi vedo le facce di molti addetti ai lavori, ignoranti, chiaramente ignoranti, che dopo aver letto due righe sorridono sotto i baffi e pensano: "Eccone un altro che ha smesso perché incapace di sopportare le pressioni del mestiere e se la prende con il sistema". Pensiero immediato, questo, di tutti. Ma proprio perché di tutti, ovviamente sbagliato. Avete mai partecipato ad un discorso dove tutti sono d'accordo? Rispondo io, no. Iniziamo a sensibilizzarci, quindi.
A ventitré anni ho girato già ben sette squadre di calcio professionistiche in cerca "dell'ambiente adatto" per fare un ipotetico salto di qualità. Tralasciando il fatto che io possa essere il più scarso del pianeta o meno, il sopracitato "ambiente adatto" per crescere non l'ho mai incontrato, quindi, gli addetti ai lavori che qualche riga fa sorridevano ora dovrebbero cambiare espressione, in quanto teoricamente feriti nell'orgoglio per essere beccati in fallo nel loro lavoro, ma ovviamente, essendo ignoranti non lo faranno, ed ecco chiarito il primo punto per cui le cose nel calcio partono già male. Chi comanda spesso ignora quello che sta facendo. Andiamo avanti.
La meritocrazia non esiste. Frase fatta, penserete (sempre voi eh, non vi cito più per non essere ripetitivo), ma è triste accorgersi di quanto sia vera.
Nelle Primavere spesso, se non sempre, gioca chi ha il contratto, se sei straniero meglio e dalla società vieni visto come un peso e non come un potenziale calciatore di alto livello. Anche perché, siamo onesti, o gli spermatozoi che giocheranno bene a calcio si sono trasferiti tutti in Cataluña e il Barcellona gode di questo fantastico miracolo terrestre oppure loro stanno lavorando bene e noi no. A voi la scelta. Andiamo avanti.
Se nelle Primavere le cose non funzionano come dovrebbero nella terza serie le cose vanno ancora peggio.
Partiamo dagli stranieri anche qui, spesso ma non sempre bidoni incredibili che guadagnano in un anno tutto quello che tu e la tua famiglia avete speso facendo sacrifici in 15 anni di attività calcistica.
Questo avviene ovviamente per interessi da parte di dirigenti, procuratori, ecc., che creano abilmente "torte" gigantesche da spartirsi per andare poi in vacanza, comprarsi il "macchinone" e vivere al di sopra delle loro chiaramente basse potenzialità.
Ancora altri interessi, quelli degli allenatori ad esempio che si portano dietro come un convoglio rimorchi di sponsor per poter allenare, o meglio, fare danni in una squadra professionistica con calciatori professionisti che si stanno facendo il culo per raggiungere un sogno e voi, ignoranti, vi prendete gioco di questo valore.
Parliamo adesso dei presidenti, o presunti tali, non tutti eh, specifico, ma alcuni sembrano messi lì come si mette la stella sulla punta dell'albero di Natale...non sai mai se serve o se no e talvolta neanche la noti. Semplice imprenditoria, se cosi si può definire, la loro. Per di più da quattro soldi, perché dopo aver giocato a fare i potenti le società falliscono. Chissà.
Mi va di concludere per non tediarvi oltre dicendo che se il calcio in Italia sta andando come va un motivo c'è: non c'è amore, non c'è passione, non ci sono sentimenti, ma solo sporchi interessi di gente altrettanto sporca che si prende gioco della vita altrui.
Questo a grandi linee è quello che succede in Italia e urge un cambiamento.
Spero che queste parole destino curiosità e voglia di rivoluzione nei giovani addetti ai lavori, dirigenti, allenatori e presidenti.
È il solo motivo per cui ho reso pubbliche queste parole.

Moreno Beretta

A breve ne sapremo di più.

Luca Iannone


9 settembre 2016

Serie A, la top 11 dei giocatori più pagati: monte ingaggi da 48 milioni

La squadra che ogni tifoso vorrebbe supportare per poter esultare ogni domenica, la squadra che ogni fantallenatore vorrebbe costruire per poter vincere il campionato di fantacalcio con gli amici, la squadra che ogni tecnico vorrebbe a disposizione per poter restarsene seduto in panchina a godersi le partite senza muovere un dito. Tale sarebbe la formazione composta dagli undici giocatori più pagati di questa Serie A.

Tra i pali, neanche a dirlo, Gianluigi Buffon con i suoi 4 milioni di euro netti percepiti a stagione. Davanti a lui ci sarebbe un quartetto difensivo composto da facce a lui note con, da destra a sinistra, il neo bianconero Dani Alves (3,5), il suo compagno di nazionale Daniele De Rossi (6,5) e gli azzurrobianconeri Leonardo Bonucci (3,5) e Giorgio Chiellini (3,5), nel ruolo di terzino sinistro che più volte ha ricoperto in passato. In mediana un trio tutto juventino con i nuovi arrivati Sami Khedira (4) e Miralem Pjanic (4,5) e il prossimo rientrante Claudio Marchisio (3,5). Insomma, il probabile centrocampo titolare della Juventus 2016/2017. Attacco pesante con tre punte di un certo calibro, ovvero Mauro Icardi (3,6), Edin Dzeko (4,5) e il Paperone del campionato Gonzalo Higuain (7,5).

Chi guiderebbe questo dream team? Risposta ovvia: Massimiliano Allegri, mister 5 milioni (meritatissimi) di ingaggio all'anno. E non farebbe nemmeno tanta fatica ad ambientarsi, dato che otto undicesimi della formazione sono calciatori della Juventus. Ma, per la fortuna dei presidenti italiani, questa squadra non esiste; fortuna perché per mantenere un undici titolare di questo livello bisognerebbe sborsare la bellezza di 48,6 milioni di euro. Una spesa totale che, senza contare gli stipendi delle eventuali riserve, si ritroverebbe al settimo posto della classifica dei monte ingaggi della Serie A, dietro alla Lazio e davanti alla Fiorentina.


Luca Iannone

7 settembre 2016

Fabio Mancini, Nerazzurro top model: ‘Inter, less social networks and more work. With Armani…’

I follow FC Internazionale since I was very young and I’ve loved these colours forever, since when my myth Luis Nazario Da Lima, Ronaldo played!”. From the catwalks of Milano, Londra, New York e Parigi to the catwalk of the Stadio Giuseppe Meazza, where Joao Mario greeted his new fans and FC Internazionale couldn’t get more than a draw against US Palermo. Guest of the Nerazzurri directors that invited him last Sunday, Fabio Mancini, internationally considered as one of the most successful Italian models and protagonist of some Armani campaigns, had the chance to watch his favourite team from the San Siro grandstand: “In this second match of the season, the first home match, I saw a team a little behind physically but it’s improving. Despite a loss and a draw in these two match days, I’m confident to the future games”, the model, born in Germany from an Indian-origin mother and an Italian father, says in an exclusive interview with Il Solito Calcio.

After Mancini makes clear (laughing) that he is not related to the namesake former Inter coach, he trusts that Frank de Boer can be the right man to lead the team: “The Dutch coach arrived in a moment when the squad was basically already been built for a new season with Mancini, so now he has a completely new team in his hands. I’m sure that he will be able to do well, he only needs time, but the medias and the supporters here don’t give it”. Regarding Roberto Mancini, his farewell is still recent and not a few controversies accompanied the event: “I think that we mustn’t forget what Mancini did in the last years! After years of light off, he brought Inter to the national success giving then the base of players who were present until the unforgettable 2010. I think that last year he led the team well, though he was often criticized because of his choices as usual, but at the end he gave again Europe to Inter and that was what mattered. The problem is that in Italy there’s a lot of pressure and we often don’t understand a thing: it’s not easy being the coach of a team like Inter and, unfortunately, we all are competent trainers on the stands and in front of the television, without giving anyone the material time to err and grow!”.

But what does Mancini expect from Inter in the Serie A and in the Europa League this year? “The only thing i think about is the fact that a team will be created - he answers -. I’m not interested in winning, i’m interested in the fact that the team become a real group...as it once was. The group matters a lot, i played football and i know how the unity of the players is important, also and especially out of the pitch! If only someone of them thought to publish less stupid things on the social networks and to train, as the one and only Javier Zanetti did, maybe we would be competitive since years”. And Mancini, that has got hundreds of thousands of followers on Facebook and on Instagram, knows a lot about this very topical issue: “Nowadays social networks are very important. Currently it’s the most fast and immediate mean of communication, by which it’s possible to send a message in the shortest possible time from one part of the world to another! I believe that social networks, along with Internet, are the discovery of twenty-first century and by now the most widespread communication route, but they should be used in the best way to self-promote and not to self-destroy, as a lot of people do. Like many professionals in my sector or in the sector of football, I often use them to externalize a thought, good or bad, and we have to accept even the criticism if it’s constructive”. Did he maybe want to send a messagge to a certain Inter’s captain?

Returning to talk about football, Mancini, as well as most of FC Inter fans, expects much from the new arrivals: “As i could see in this beginning of the season, I believe that Ever Banega brought again that quality that lacked in the middle of the field. I also believe that with the arrival of Joao Mario and Gabigol, the team will get up again immediately. Perisic is still my favourite Inter player along with Joao Miranda because they leave the soul on the field and they can decide the games”. But as a fashion and style expert, what will he think about the new Home shirt for this season? “I don’t like very much that yellow behind the shirts and the socks…i prefer the more classic blue and black with some tints of white, which is always stylish. For the rest it’s the usual shirt”. About the look, at present the Nerazzurro team wears Brooks Brothers, but as Inter fan Mancini could maybe try to mediate between the club and Giorgio Armani... It would be very interesting, it’s not impossible. We must not forget that Mister Armani is already the president of the Olimpia Milano since years and he is a great lover of sport, as indeed you could see even at the last Olympic games, and the only partner for the clothes of the Italian national team”. Who knows that a new Mancini could join FC Inter e above all who knows what the fans could think about it...

Luca Iannone

6 settembre 2016

La lente di Domeniconi su Genoa e Samp: 'Mercato miscio, la Superba non c’è più'

Una vita passata a scrivere tra il Corriere Mercantile, il Secolo XIX e la Gazzetta dello Sport, prima di approdare al Guerin Sportivo di Gianni Brera e poi di Italo Cucci come inviato speciale. Oggi Elio Domeniconi si gode meritatamente il nostro campionato da osservatore privilegiato, ma è sempre sul pezzo e di calcio ne ha masticato davvero parecchio. Chi meglio di un genovese doc come lui potrebbe scattare una fotografia realistica di quella che è e sarà la stagione di Genoa e Sampdoria? Così l’ho raggiunto e intervistato in esclusiva per IlSolito Calcio.

Innanzitutto che effetto le fa vedere Genoa e Sampdoria in testa alla classifica?
Non montiamoci la testa. Genoa e Sampdoria non sono squadre da scudetto. Anche se dopo la Juventus vedo solo mediocrità”.

Qual è allora il traguardo massimo a cui possono ambire quest'anno?
A mio parere Genoa e Sampdoria devono aspirare ad una salvezza tranquilla. Se poi ci scappa l'Europa ben venga”.

Sappiamo che il suo cuore è blucerchiato, ma se dovesse scommettere su una delle due...chi si ritroverà più in alto a fine campionato?
Io tifavo per la Sampdoria ai tempi della fusione tra Sampierdarenese e Andrea Doria, tutt’altra epoca. Penso che il Genoa possa finire prima della Sampdoria quest’anno. Sempre se Preziosi non indebolirà la squadra a gennaio…”.

A calciomercato ormai chiuso, che giudizio dà dell'operato sul mercato dei due club?
Per Genoa e Sampdoria è stato un calciomercato da ‘misci’, (miseri, poveri in genovese). Ma c'era da aspettarselo”.

Entrambe hanno cambiato allenatore quest'estate: meglio Giampaolo o Juric?
Sono due allenatori diversi. Giampaolo è più abile nell'insegnare calcio, Juric sa trasmettere ai giocatori la sua grinta. E' un allenatore da Genoa, Preziosi ha visto giusto. Ferrero invece si è liberato volentieri di Montella”.

E sul presidente della Sampdoria Massimo Ferrero si è fatto un'idea precisa in questi due anni?
Ferrero è un personaggio, diciamo pure una ‘macchietta’, simpatica. Nel Barnum del calcio italiano mancava un tipo così. Quando va in televisione fa salire gli ascolti”.

Il Genoa di Preziosi invece è il migliore della storia rossoblu, eppure i tifosi e l'opinione pubblica lo criticano spesso per la sua gestione...
I migliori risultati del Genoa del dopoguerra li ha ottenuti il mio amico Aldo Spinelli: quarto posto in campionato e semifinale in Europa. Enrico Preziosi è il recordman in Serie A. Ed è un grande intenditore. Ma il Genoa per lui è business e non certo passione sportiva...tifava Napoli, come del resto Ferrero tifava Roma”.

Anni fa mi aveva detto che per avere Genova nell’Olimpo del calcio italiano ci sarebbe stato bisogno di una sola squadra in città: è sempre dello stesso parere?
Genova non è più la Superba, è in declino in tutti i campi. Non è una città che può permettersi due squadre in Serie A. Ma finché dura...”.

Luca Iannone