15 maggio 2014

Maspero: 'Che bello tornare a Bogliasco! Sinisa mi ha confidato che...'

Prosegue la marcia di avvicinamento della Sampdoria a quella che sarà l'ultima partita di questo campionato. Questa mattia è stato tempo di prove tecnico-tattiche mentre ieri pomeriggio la truppa blucerchiata ha affrontato in un test amichevole la Polisportiva Ciliverghe di Mazzano, fresca di vittoria del campionato di Eccellenza bresciano e di promozione in Serie D. A guidarla c'era un volto noto dalle parti del Poggio come quello di Riccardo Maspero, fantasista della Samp nella stagione 1994/95. Lo ho raggiunto in esclusiva.

Prima di tutto, cosa ha provato nel tornare a Bogliasco dopo diciannove anni?
«E' stata una grande emozione vedere che la gente mi ha riconosciuto salutandomi con grande passione e entusiasmo. Ho provato una bellissima sensazione nel ritornare dove da giovane sono stato protagonista di una bella stagione. Anche se la sconfitta in semifinale di Coppa delle Coppe ci ha lasciato l'amaro in bocca sicuramente, è stata sicuramente un'esperienza fantastica e positiva che mi ha permesso di avere a che fare con dei campioni. Perché la Samp dell'epoca era una squadra di campioni».

L'idea di organizzare questa amichevole è nata parlando con mister Mihajlovic?
«Noi abbiamo vinto il campionato ottenendo la promozione in Serie D e volevo fare regalo ai miei ragazzi. Così ho chiamato Sinisa e gli ho chiesto se era disponibile a fare un'amichevole e lui mi ha dato la sua disponibilità a organizzarla non appena sarebbe stato possibile. Sinisa è stato eccezionale, è difficile trovare una persona che si metta a disposizione come ha fatto lui e per questo gli sono molto grato. Per i miei ragazzi è stata una giornata indimenticabile».

Magari con Mihajlovic avete parlato anche della sua situazione attuale...
«No, era sul pezzo stava già pensando alla partita di domenica con l'Udinese. Abbiamo scambiato giusto due parole, niente di più. Però mi ha detto di essere soddisfatto e io gli ho fatto i complimenti per la fantastica stagione. Se la società getterà le basi per proporre un'annata importante, da parte sua ci sarà ancora quel grande entusiasmo che ha dimostrato di avere fin dal primo giorno».

Come ha trovato questa Sampdoria chiamata all'ultimo impegno della stagione?
«Direi bene. In campionato l'ho vista poco quest'anno, però posso dire che nel primo tempo Eder, Gabbiadini e Lopez hanno fatto vedere cose buone. Palombo in mezzo una sicurezza, sono tutti giocatori importanti. E' una squadra che offre delle garanzie e, se viene puntellata dove necessita, si può pensare a fare qualcosa di importante. Questo è il suo pensiero».

Ieri tra le fila blucerchiate ha giocato anche Mattia Lombardo, figlio di una tua vecchia conoscenza...
«L'avevo sentito la sera prima. Ci sentiamo spesso, Mattia è un amico così come Attilio che è stato il mio testimone di nozze e mi ha sempre sponsorizzato alla Samp. Anzi, per me è stato più di un amico e vedere in campo Mattia mi ha fatto grande piacere. Lui tra l'altro è nato quando io ero a Genova e si può dire che le prime passeggiate le faceva con me. Se adesso si ritrova lì significa che se l'è meritato».

Per concludere, un suo giudizio sul campionato disputato dai blucerchiati.
«La Sampdoria è stata brava a rimediare in corsa con la persona giusta. Mi sembra che i giocatori siano rimasti molto colpiti da Sinisa accettando la sua metodologia di lavoro e il suo modo di essere. Tutti ne parlano bene e sono soddisfatti di quanto fatto con lui».

14 maggio 2014

Evani: 'De Silvestri fuori dai 30? Annata non esaltante'

Neanche un pizzico di blucerchiato nella lista dei 30 pre-convocati di Cesare Prandelli in vista dei Mondiali in Brasile. Non è riuscito a rientrarvi nemmeno Lorenzo De Silvestri, speranzoso fino all'ultimo momento di vestire nuovamente la maglia azzurra. Un vero peccato, soprattutto se si pensa che bisogna andare indietro fino al 1994 per ritrovare dei giocatori della Sampdoria impiegati in un Mondiale (nel 2010 in Sudafrica Palombo non scese mai in campo). I calciatori in questione erano Gianluca Pagliuca e Alberigo Evani. Ho intervistato in esclusiva proprio l'ex centrocampista, oggi commissario tecnico dell'Italia Under 20.

Mister Evani, i tifosi blucerchiati fanno bene a stupirsi non vedendo nessuno dei propri beniamini tra i 30 pre-convocati di Prandelli?
«Credo che non sia stato tanto il campionato disputato dalla Sampdoria ad incidere quanto il fatto che, al momento, in organico non ci siano giocatori che possono interessare alla nazionale italiana. Comunque sia, si è dimostrata una squadra valida che era partita male e poi ha intrapreso un discreto cammino con l'arrivo di Sinisa che ha dato un gioco e uno spirito alla Samp».

Chi ci ha sperato fino all'ultimo è Lorenzo De Silvestri: giusto non convocarlo?
«Queste sono scelte di Prandelli. Per mettersi in luce un giocatore deve avere anche il supporto di tutti i compagni: quando la squadra non vive una bella stagione, anche le proprie prestazioni non vengono esaltate. Nell'ultimo periodo la Sampdoria non ha disputato grandi partite, penso che anche questo possa aver contribuito».

Mentre potrebbe prendere parte alla competizione iridata Shkodran Mustafi.
«E' un giovane molto interessante. Ho avuto l'occasione di vederlo all'opera l'anno scorso con l'Under 20. E' un ragazzo di personalità che conosce movimenti i linea difensiva e la sua guidare molto bene. E' stato un pilastro della difesa blucerchiata ed ha meritato di rientrare nei piani della nazionale tedesca».

Cosa pensa invece dell'annata di Manolo Gabbiadini? Sembra uscito un po' fuori dal giro della Nazionale...
«Questo è un altro ragazzo che poteva e può fare di più, ha veramente grandi doti fisiche e tecniche. Al primo vero anno da titolare non è semplice, però la Nazionale lo tiene sott'occhio e se non è riuscito a entrare nella lista dei 30 pre-convocati è stato a causa di una stagione non esaltante. Però ha qualità indiscutibili e sono sicuro che in futuro farà parte della Nazionale».

Che idea si è fatto, invece, della crescita costante di Roberto Soriano?
«L'anno scorso e all'inizio di questa stagione giocava poco ma le sue qualità non sono mai state in discussione; per un giocatore non è facile riuscire a rendere al meglio quando non ci si sente considerato. Sinisa è riuscito a motivare Soriano e lo ha impiegato in più ruoli, lui ha avuto pazienza e alla fine ha fatto bene».

Ag. Bonaventura: 'Niente Nazionale? C'è tempo. E' migliorato grazie a Colantuono'

Convocato per lo stage dedicato ai giovani a marzo e per i test di aprile a Coverciano, Giacomo Bonaventura non è stato però inserito nell'elenco dei 30 pre-convocati in vista dei prossimi Mondiali. Il talentuoso centrocampista di San Severino Marche, fra i protagonisti della grande annata dell'Atalanta, non farà quindi parte della spedizione azzurra in Brasile. Per commentare questa esclusione, ho raggiunto in esclusiva il procuratore di Bonaventura Giocondo Martorelli.

Martorelli, la mancata convocazione in Nazionale ha stupito lei e il suo assistito?
«No, sinceramente no perché, probabilmente, il nostro commissario tecnico aveva già nella sua testa delle priorità e le sta portando avanti. Essere considerati da lui è una cosa gradita e importante a prescindere da tutto, ma vedremo dopo questo Mondiale se Giacomo si confermerà e se Prandelli ne apprezzerà il suo valore così da cominciare un'avventura diversa».

Bonaventura ha reagito con serenità all'esclusione dalla lista dei 30?
«Penso di sì, non c'è nulla che possa far pensare a qualcosa di diverso. Ovviamente in cuor suo ognuno spera fino all'ultimo di realizzare il proprio sogno, però dalla sua parte Giacomo sa di avere l'età e le qualità per cui niente gli è precluso. In questo momento deve prevalere la consapevolezza di aver fatto il massimo. Bisogna dare a Prandelli la possibilità di lavorare con assoluta tranquillità in un campionato nel mondo difficile e augurargli, soprattutto da italiano, di poter fare bene».

L'obiettivo si sposta quindi sui prossimi Europei?
«Sicuramente sì, è proprio quello che dicevo prima. Da agosto ripartiranno le nuove candidature e speriamo che Giacomo possa far parte della Nazionale».

Al di là di tutto, possiamo dire che questa è stata la sua miglior stagione da quando è in Serie A?
«Giacomo ha confermato quello che di buono ha fatto fino ad oggi. Ha continuato a migliorare le sue qualità e tutto quello che contribuisce allo sviluppo di una crescita costante. Lo ha fatto in Serie B ed ora lo sta facendo in A, la sua è una crescita esponenziale».

Quanti meriti hanno l'Atalata e Colantuono in questa crescita?
«Tantissimi. Come ho sempre detto, a mister Colantuono va riconosciuto quanto di ottimo ha fatto per quanto concerne la crescita tattica del ragazzo. Giacomo è stato adattato in un ruolo che non sembrava essere nelle sue corde, facendo capire che attraverso il lavoro si possono ottenere grandi risultati e successi. Questo ha migliorato molto le qualità del ragazzo che ora è capace di interpretare più ruoli ed è un giocatore più universale».

10 maggio 2014

Il Parma fa sul serio per Trebel: l'offerta c'è, ma la strada è in salita

Non erano semplici indiscrezioni di mercato quelle relative ad un interesse del Parma nei confronti di Adrien Trebel. Leonardi e i suoi collaboratori hanno fiutato l'affare, visto che il giocatore è in scadenza di contratto con il Nantes e non esistono possibilità che rinnovi (tanto che da febbraio è relegato in tribuna). Veloce e bravo tecnicamente, Trebel ha dimostrato di poter giocare indifferentemente da centrocampista centrale, da mezzala o da trequartista. Classe '91, è stato uno dei protagonisti del ritorno della squadra nella Loira in Ligue 1 nella stagione passata.

OFFERTA DUCALE MA... - Ma torniamo in Emilia, perché, stando ad accreditate indiscrezioni raccolte in esclusiva, proprio la settimana scorsa i dirigenti della società gialloblu avrebbero incontrato l'entourage del ventitreenne transalpino, al quale è stato prospettato un contratto quadriennale con opzione per il quinto anno. Una proposta importante, ma altrettanto importante è la richiesta arrivata da una big del campionato francese. Perciò, se è vero che i ducali si sono mossi concretamente, è altrettanto vero che Trebel sembra destinato a non lasciare il proprio paese.

9 maggio 2014

Club di A e B guardano in casa Auxerre per un colpo a costo zero

Fino a due anni fa era considerato un astro nascente del calcio transalpino e non a caso ha fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili francesi, tanto che su di lui erano puntati gli occhi di numerosi club europei. Ma, ad oggi, Sylvio Ouassiero si ritrova ancora senza un contratto professionistico. Ala classe '94, Ouassiero è un prodotto di un vivaio storicamente florido come quello dell'Auxerre, squadra nella quale milita attualmente.

CACCIA ALL'AFFARE - La situazione non è delle miglior e quindi l'appena ventenne nativo dell'Isola di Réunion è pronto ad andare via. Così, secondo accreditate indiscrezioni raccolte in esclusiva, nel futuro di Ouassiero potrebbe esserci il nostro campionato, dato che diverse società di Serie A e B lo stanno seguendo con interesse richiamate dall'opportunità di ingaggiarlo a parametro zero. E poi se riuscì ad attirare le attenzioni di grandi squadre del calibro di Inter, Atletico Madrid, Arsenal, Liverpool e Manchester City, forse un motivo in fondo ci sarà stato.

Agente Insigne: 'Arsenal e Tottenham? L'interessamento non mi sorprende'

Bomba di mercato su Lorenzo Insigne. E' stata lanciata questa mattina l'indiscrezione secondo cui Arsenal e Tottenham sarebbero fortemente interessate al vero protagonista della finale di Coppa Italia. Sia i Gunners che gli Spurs potrebbero arrivare ad offrire 20 milioni di euro al Napoli e uno stipendio raddoppiato all'attaccante di Frattamaggiore. Ho raggiunto in esclusiva Antonio Ottaiano, procuratore dello stesso Insigne, per capire quanto ci sia di vero in tutto ciò.

Corrisponde a realtà la notizia che vorrebbe le due londinesi pronte all'assalto per Insigne?
«No, ma credo che la richiesta di un eventuale conferma su questo presunto assalto vada girata al Napoli. Che ci possa essere un apprezzamento da parte di squadre importanti è cosa nota e da questo punto di vista non c'è alcuna sorpresa, perché Lorenzo rientra tra i giovani calciatori più ambiti oggi in Europa».

Perciò si tratta semplicemente delle classiche voci di mercato che circolano in questo periodo?
«Ad oggi, una richiesta effettiva a noi non risulta. Posso solamente non sorprendermi dell'eventuale interessamento, ma noi non abbiamo avuto contatti. Ripeto, posso solo dire di non sorprendermi di un'eventuale situazione di questo tipo genere, non mi sorprenderebbe affatto».

Quindi, a dispetto dei recenti rumors, Lorenzo non si muoverà da Napoli questa estate?
«Credo di aver già risposto a questa domanda qualche altra volta. Che la carriera di Lorenzo sia indirizzata verso il prosieguo in azzurro è una cosa che abbiamo più volte ribadito, compatibilmente alla volontà del Napoli di farlo rientrare nel proprio progetto con i canoni dovuti e opportuni. Se la società dovesse rivedere la sua posizione, allora noi faremo le nostre valutazioni perché riteniamo sia un calciatore importante».

Il fatto, però, che si parli dell'interesse di grandi squadre dimostra che la stagione di Insigne è stata più che positiva...
«Non ci sono proprio dubbi, non vedo come si possa mettere in discussione la sua stagione. Questo al di là di quella che può essere la sensazione data dal numero dei gol realizzati, che complessivamente sono otto quindi non così pochi; in campionato ha segnato solo due reti e qualcuno vede questa cosa come una deminutio rispetto al suo valore. Non è una prima punta che pertanto va giudicata in base al numero dei gol. Lorenzo ha dato un apporto notevole alla squadra, ha messo più di sessanta volte i suoi compagni davanti alla porta».

8 maggio 2014

Honved-Diarra: sarà addio. L'agente: 'E' richiesto. Italia? No perché...'

Probabilmente non sono in tanti quelli che si ricorderanno di Drissa Diarra. Ingaggiato dal Lecce da giovanissimo, si mise in evidenza nella Primavera di Roberto Rizzo conquistando quattro trofei e totalizzò complessivamente circa 25 presenze in Serie A e B fra il 2003 e il 2009 (inframezzate da varie esperienze in prestito). Poi nel 2010 il trasferimento al Bellinzona e il successivo svincolo un anno più tardi, con il conseguente approdo all'Honved Budapest. Da allora sono trascorse due stagioni che hanno visto il centrocampista maliano fra i protagonisti del sodalizio ungherese, dal quale però andrà via a giugno a causa della scadenza del suo contratto. Per conoscere meglio Diarra e capire quali prospettive ha per il futuro, ho contattato in esclusiva il suo procuratore Pierandrea Casto.

Dottor Casto, tra poco più di un mese scade il contratto di Diarra e lui si svincolerà.
«Per lui è una grande opportunità per poter trovare una squadra che si avvicini maggiormente al suo valore. Drissa ha scelto l'Honved per rilanciarsi e dopo due anni pensa di poter dare di più in un campionato più prestigioso. Il fatto che sia extracomunitario non gli consente di tornare dalla porta principale in Italia, quindi sto cercando una soluzione all'estero».

Quindi un suo ritorno in Italia è da escludere a priori?
«Non che lui non possa fare la differenza, ma è da escludere in quanto le squadre di Serie A occupano le caselle per gli extracomunitari con giocatori di un certo livello. Drissa non si è espresso al massimo delle sue potenzialità. Mi piace paragonarlo a Yaya Touré per come sa interpretare sia la fase difensiva che quella offensiva. E' forte atleticamente ed è dotato di un ottimo sinistro; è un calciatore completo, un centrocampista moderno».

Dove, allora, potremo vedere in azione Diarra il prossimo anno?
«Abbiamo avuto dei contatti con una società austriaca, una belga e due svizzere, tutte della massima serie. Poi ci sono anche ottime prospettive per quanto riguarda la Ligue 2 francese. Ha mercato, sicuramente troverà squadra in un campionato importante. Credo che per lui la Francia sia la vetrina migliore anche con la prospettiva di rientrare nel giro della nazionale, visto che a diciotto anni era una sicura promessa del calcio maliano. Una buona offerta dalla serie B francese, se dovesse arrivare, potrebbe essere una buona soluzione, altrimenti cercheremo una squadra altrove che gli possa permettere di giocare in un campionato di prima fascia».

Quanto un giocatore esperto come lui può essere importante per squadre che lottano per l'Europa?
«Quest'anno ha segnato anche due gol nelle quattro gare di qualificazione all'Europa League disputate. La sua esperienza può essere utile soprattutto ad una squadra che punta a qualificarsi in Europa League o che ci gioca già. Difatti, una delle squadre che ha chiesto informazioni su di lui è proprio in lotta per raggiungere questo obiettivo. Oltre ad essere un jolly di centrocampo, Drissa ha una sua esperienza consolidata».

Il fatto che nelle ultime gare sia stato impiegato col contagocce, è riconducibile all'ormai prossimo addio?
«Lui ha deciso di non rinnovare e l'Honved, che non ha velleità di classifica essendo ormai fuori dalla lotta per l'Europa League, pensa a fare i propri interessi testando nuovi elementi in vista della prossima stagione. In genere i giocatori che non rinnovano vengono messi fuori squadra a novembre mentre lui ha giocato fino a qualche partite fa. E' uno dei calciatori più pagati e importanti dell'Honved, ma non rientra più nel budget del club».

D'altronde per lui il passato parla chiaro, dato che a scovarlo fu un certo Corvino...
«Sì, peccato che nel Lecce non sia riuscito ad emergere. Poteva riuscirci nel 2009 quando la squadra era in Serie B, ma la folta concorrenza nel suo ruolo glielo impedì (collezionò soltanto una presenza in campionato, ndr). Drissa arrivò a Lecce quando aveva 16 anni e trovo assurdo questa regola riguardo gli extracomunitari per coloro che hanno fatto tutta la trafila nelle giovanili di una squadra italiana. Il nostro campionato sta calando a livello qualitativo, si riempie di calciatori europei a basso costo e non si permette di prendere un numero più elevato di calciatori extracomunitari che invece potrebbero fare la differenza. E Drissa è uno di questi. Non bisogna credere che mettere questo tipo di limiti ai giocatori stranieri ostacoli la crescita di quelli italiani».

Moriero risponde a Moggi: 'Se non andò all'Inter non fu per colpa mia'

Le dichiarazioni di Luciano Moggi non passano mai inosservate, ma quanto scritto nell'autobiografia 'Il pallone lo porto io' ha sicuramente del clamoroso. Alcune sue rivelazioni presenti nel libro sono state rese note anticipatamente quest'oggi, fra queste una riguarda da vicino l'Inter. L'ex dirigente della Juventus ha infatti raccontato di essere stato ad un passo dall'entrare nella società nerazzurra, salvo poi fare un passo indietro a causa di...Francesco Moriero. Moggi aveva praticamente definito il passaggio dell'ex centrocampista al Middlesbrough, ma Moratti gli fece firmare il rinnovo di contratto. A distanza di sedici anni da quella vicenda, Moriero, raggiunto in esclusiva, ha voluto rispondere con la sua versione dei fatti.

Moriero, come reagisce alle parole dell'ex direttore generale della Juventus?
«Sono cose vecchie, ma che colpa ne avevo io? Io volevo continuare ad essere un giocatore dell'Inter e non ero al corrente di questo accordo. Pensavo a fare il calciatore e nessuno mi aveva detto nulla. Ricordo che in quel momento ero in scadenza di contratto e potevo scegliere di andare dove volevo. Mi arrivò questa proposta del Middlesbrough, io la valutai e poi parlai col presidente. Moratti era contento di farmi rimanere all'Inter e quindi non ci fu nessuna trattativa. Potevo andare da qualsiasi altra parte, non solo lì. Ricordo bene come andarono le cose e se Moggi non andò all'Inter, non fu certo per colpa mia».

Moggi ha inoltre ammesso che il famoso fallo di Iuliano su Ronaldo era da rigore.
«Ripeto, io facevo il calciatore ed è normale che volessi vincere così come tutti i miei compagni. Che fosse rigore si vedeva dal campo ma anche da fuori, non c'è bisogno che lo dica Moggi. Non ho nulla contro di lui, che tra l'altro reputo una persona molto intelligente, però mi dispiace soltanto che queste cose escano fuori dopo tanto tempo. Che era rigore lo sapevano tutti».

Ma la sua Inter era davvero da scudetto?
«Sì, quell'Inter lì era da scudetto. Oltre ad essere simpatica, era una squadra forte, con grandi giocatori che facevano un bellissimo calcio. Potevamo tranquillamente vincere lo scudetto ma siamo stati, tra virgolette, sfortunati. Nel mio piccolo penso di aver meritato la vittoria di quel campionato, anche se poi la carta ha detto un'altra cosa. Io e i miei compagni, però, eravamo convinti di meritare lo scudetto».

Monticone: 'Stagione proficua. Spero la Samp mi riscatti'

E' stato titolare inamovibile nel Lumezzane in Prima Divisione di Lega Pro, ha messo a segno il suo primo gol tra i professionisti e ha ben figurato anche con la Nazionale Under 20 di Lega Pro. Così Mattia Monticone ha confermato le qualità messe in mostra nel settore giovanile della Sampdoria, che in estate lo ha ceduto in comproprietà, ma anche nel Pavia un anno fa e nelle nazionali giovanili in passato. Ho raggiunto in esclusiva il centrale difensivo classe '94 per commentare la stagione appena conclusa e parlare anche di futuro.

Mattia, un'altra annata da protagonista per te...
«Personalmente è stata una stagione molto soddisfacente. In campionato ho collezionato 25 presenze di cui 23 da titolare, sono contento. Purtroppo ho avuto ancora una volta quel periodo di calo fisiologico tra dicembre e gennaio, durante il quale non riesco a dare il meglio di me. Per il resto sono soddisfatto, ho fatto delle buone prestazioni nonostante il campionato non sia andato benissimo. Ma, ovviamente, c'è sempre da migliorare».

Il Lumezzane, però, non è riuscito ad andare oltre il terzultimo posto: è stata una sorpresa?
«Devo essere sincero, ad inizio anno pensavo che potessimo lottare per traguardi importanti. Eravamo una delle squadre più giovani del girone, ma la qualità della squadra c'era tutta. Per un motivo o per l'altro, però, non siamo riusciti a rendere al massimo delle nostre potenzialità. Ce l'abbiamo messa tutta, ma la nostra giovane età ha fatto la differenza più di quanto pensassi. Abbiamo ottenuto ottimi risultati anche contro squadre più forti, ma in tante partite non avevamo quel pizzico di malizia in più e magari non curavamo i piccoli particolari. In generale ci è mancata un po' di esperienza».

A luglio ci avevi detto che il tuo obiettivo per quest'anno sarebbe stato quello di maturare e migliorare, ritieni di averlo centrato?
«Credo di sì, sotto certi aspetti mi sento migliorato. Ho avuto la fortuna di avere a fianco dei giocatori del calibro di Mandelli, Italiano e Belotti che ti insegnano qualcosa giorno dopo giorno in allenamento. Però, ripeto, devo ancora migliorare tanto».

Le tue caratteristiche si sposano bene con la difesa a tre: quanto ti ha aiutato il fatto di aver giocato quasi sempre in questo tipo di schieramento?
«Giocare a tre o a quattro non cambia niente, quello che fa la differenza è essere in campo con la testa e allenarsi al meglio delle proprie possibilità. Nelle ultime partite abbiamo giocato con la difesa a quattro e ho fatto bene comunque. Eventualmente è la testa il problema, non il modulo».

Sul campo dell'Entella hai anche segnato la prima rete nei campionati professionistici.
«E' stata un'emozione fantastica, spero di viverne tante altre così. Ed è stato bello fare gol proprio contro l'Entella che poi ha vinto il campionato. La mia famiglia abita vicino Chiavari e quindi è stato come segnare a casa mia, una soddisfazione in più».

Eri in astinenza da gol da due anni: pur non essendo una priorità per un difensore, ti mancava andare a segno?
«E' vero che non è una priorità per me, ma mi mancava. Fare gol è bellissimo, si gioca a calcio soprattutto per quello. E' una grandissima gioia».

Il tuo cartellino è a metà fra Lumezzane e Sampdoria, ti aspetti che i blucerchiati ti riscattino?
«Non lo so, io lo spero perché vorrebbe dire che in questa stagione ho fatto bene. Aspettiamo, poi quello che succederà succederà».

Tu dove ti vedi nel prossimo futuro?
«E' una domanda complicata. Il prossimo campionato di Lega Pro sarà bellissimo e difficile allo stesso tempo, ma il mio obiettivo è quello di salire di categoria anche se so che non è semplice. Io e il mio agente decideremo di comune accordo con la Sampdoria, faremo la scelta migliore per la mia crescita. Vedremo cosa accadrà. Se sono riuscito a convincere qualcuno in Serie B ben venga...».

7 maggio 2014

Piana: 'Vi racconto la mia annata a due facce. Sogno la B'

Non era partita col piede giusto la prima stagione nel calcio professionistico di Luca Piana. Il promettente classe '94, fino allo scorso anno colonna portante della difesa della Primavera, aveva lasciato la Sampdoria a luglio per andare in prestito al Como, dove però non si è creduto in lui. A fine gennaio è quindi arrivato il trasferimento al Viareggio, che ha dato fiducia a Piana e gli ha permesso di mettere in mostra le sue indubbie doti. Ho intervistato in esclusiva il ventenne difensore di Cogoleto per tracciare un bilancio della sua particolare annata.

Luca, per te è stata una stagione a doppia faccia: prima i sei mesi a Como con appena 81 minuti giocati...
«E' stata senza dubbio un'esperienza negativa, ma ha avuto anche aspetti positivi che mi hanno fatto maturare e crescere».

...poi da gennaio sei passato al Viareggio e la musica è cambiata.
«Questo trasferimento è stato molto importante per me soprattutto a livello mentale. Spero di essere riuscito a dimostrare le mie qualità e credo di aver fatto delle buone prestazioni. Sì, è stato importante».

Ti sei chiesto perché in Lombardia non ti sia stata data la possibilità di esprimerti?
«Ad essere sincero, neanche io non ho ancora capito il vero motivo per cui non mi abbiano mai dato la possibilità di dimostrare le mie qualità. Evidentemente era una squadra di fenomeni...».

Mentre a Viareggio hai trovato un tecnico come Lucarelli che ha avuto fiducia in te: quanto è stato importante?
«Il mister mi ha dato fiducia fin da subito e io ho cercato di ripagarlo in campo. E' stato un grande attaccante e adesso è un allenatore che sa di calcio; ci ha trasmesso la mentalità che aveva da da giocatore. Grazie a lui abbiamo giocato ogni partita al massimo, indipendentemente dal risultato. A parte poche eccezioni, abbiamo sempre fatto prestazioni di buon livello. Quando abbiamo perso c'era rammarico, ma c'era anche la consapevolezza di essercela giocata».

In bianconero è arrivato anche il tuo primo gol tra i professionisti...
«Contro il Perugia, che poi ha vinto il campionato, e nel giorno del mio compleanno: mi sono fatto il regalo da solo, peccato che non sia servito a vincere. Quel gol mi rimarrà dentro per sempre. E' stato un momento importante in un periodo di difficoltà».

Tutto sommato, quindi, che valutazione dai al tuo primo anno lontano da Genova?
«E' stata una stagione a due facce, una negativa e l'altra positiva. Io però cerco di prendere da ogni esperienza le cose buone che mi permettono di crescere. Quando va tutto bene è tutto più semplice ma quando le cose vanno male, e può capitare, bisogna essere bravi a venirne fuori».

Dicci la verità, rimpiangi gli anni nelle giovanili della Samp?
«Lì è andato sempre tutto bene. Ma il calcio professionistico è tutta un'altra cosa, è molto diverso. Soprattutto i primi mesi sono importanti perché sono quelli in cui devi cogliere la palla balla al balzo e adattarti il prima possibile a questa nuova realtà. Rispetto al settore giovanile, ho riscontrato differenze soprattutto a livello di ritmo sia in allenamento sia in partita. E' tutta un'altra cosa».

In conclusione, credi che un'altra stagione in prestito sia la cosa migliore per il tuo futuro?
«Probabilmente sì, ma adesso deciderà la società cosa fare. Io spero di fare un salto di categoria, sarebbe bello giocare in Serie B per crescere ulteriormente. Speriamo di fare bene anche il prossimo anno».