14 settembre 2016

Addio al calcio, Beretta: 'Mai più in questo mondo. Lega Pro disorganizzata, Samp assente'

La sua lettera, pubblicata in anteprima esclusiva proprio su queste pagine, ha fatto il giro dello Stivale: da Nord a Sud si è parlato di Moreno Beretta, 23 anni compiuti lo scorso maggio e tutta una vita ancora davanti a sé. Non un ragazzo come gli altri però, perché Beretta, dopo essere cresciuto nel settore giovanile di Virtus Entella e Sampdoria e aver solcato i campi del calcio professionistico per sei stagioni, ha deciso di smettere di correre dietro ad un pallone che non rappresentava più quel sogno che magari da bambino avrebbe voluto diventasse realtà. Ma lui da parte sua non vuole né polemizzare né sfogarsi per una scelta compiuta con grande consapevolezza, come racconta in un'intervista esclusiva a Il Solito Calcio: “Ho maturato questa decisione sul finire della stagione scorsa. A inizio anno mi ero ripromesso di smettere se avessi visto certi comportamenti, atteggiamenti e modi d'essere del mondo del calcio. Purtroppo si è confermato quello che pensavo e io ho mantenuto molto serenamente la mia linea di pensiero, così ho scelto di smettere. E' stata una decisione molto ponderata”.

Non è mancato chi però, direttamente o indirettamente, ha mandato dei messaggi al classe '93 chiedendogli di ripensarci e tornare sui suoi passi: “A questi appelli rispondo che sono fermamente convinto che nella vita bisogna prima di tutto stare bene con se stessi e avere dei valori umani a livello personale. Non mi toccano queste parole di chi mi dice di ripensarci, è stata una decisione totalmente di cuore che mi fa stare bene: non potevo accettare di vivere in un mondo del genere. Non credo di dover rientrare in un mondo così. Rimanere nel calcio in un'altra veste? Penso proprio di no, la mia è stata una scelta molto sentita. Io non stavo più bene in quel mondo lì, è una cosa personale più che altro e riguarda tutto quello che c'è nel mondo del calcio”, afferma con decisione.

Provando un po' a ripercorrere quella che è stata la sua (purtroppo) breve carriera da calciatore, l'ex attaccante non nasconde di non avere ricordi felici di una squadra in particolare di cui ha vestito la maglia: “Ricordo con piacere alcune persone che ho incontrato nel mio cammino. Voglio citare Mauro Doimi, Amedeo Baldari e Umberto Borino dello staff medico della Sampdoria, persone che mi hanno seguito nel periodo del mio infortunio e mi hanno aiutato più di tutti nella mia esperienza calcistica a livello fisico ma anche umano. Quindi ci sono delle persone che rappresentano una parte positiva della mia esperienza nel mondo del calcio ma, se dovessi parlare bene a livello di ambiente, non ci riuscirei. Se esiste il calcio pulito in Italia? No, non esiste. O almeno nella mia esperienza non l'ho mai incontrato e non è mai esistito”. La domanda sorge spontanea: esisterà oppure no?

E' inutile nascondere però che la società che ha rappresentato il punto più alto del suo percorso è stata proprio la Sampdoria, con cui Beretta non è riuscito a stabilire un feeling particolare e non ne fa mistero: “Ci sono state due Sampdoria, due ere: una quando sono arrivato e una quando sono andato via, nel mezzo sono cambiate alcune cose e anche certi interpreti. Dell'ultima Sampdoria, della società odierna, quella che ho vissuto, io non posso parlare bene: non sono stati mai presenti, non hanno mai avuto interesse nel tracciare un percorso comune con me e con altri ragazzi. Questo è il difetto maggiore che hanno mostrato, nonostante una Primavera formata da giovani di qualità come lo stesso Icardi, Zaza, Rizzo e tanti altri. Non sono stati in grado di sfruttare tutte le potenzialità di noi giovani e un motivo c'è, mettiamola così”. Proprio ai tempi della Primavera della Samp, il ventitreenne faceva coppia con un certo Mauro Icardi, non esattamente uno qualsiasi: “Mauro si merita assolutamente di stare lì dov'è ora a mio parere. Ancora oggi lo guardo giocare molto volentieri, mi fa veramente piacere che sia lì e che sia riuscito a realizzare il suo sogno, se lo merita. Lui non rientra assolutamente nella categoria di persone a cui facevo riferimento nella mia lettera. Anzi, ripeto, mi fa piacere che lui sia lì, mi ha fatto piacere averlo conosciuto e aver giocato con lui. Non ho dispiacere per il fatto di non esserci io ma lui sì”. E dalla sua voce traspare la sincerità dietro a queste parole.

Tanti anni nella Sampdoria ma anche tanti anni in Lega Pro, trascorsi fra Portogruaro, Virtus Entella, Paganese, San Marino, Pisa e Mantova: “Il più grande problema è la disorganizzazione totale che regna in questa categoria - sostiene, riprendendo i temi toccati nella lettera -. Una disorganizzazione dovuta al fatto che chi comanda non è all'altezza di comandare, non è pronto e non ha gli strumenti per farlo e, logicamente, finisce per sbagliare. Se viene permesso questo, è normale che le cose vadano male. Forse ci vorrebbe più controllo in partenza su chi comanderà e avrà potere in un club”.

Sono passati due mesi da quando ha firmato la rescissione di contratto con il Mantova: cosa ha fatto nel frattempo prima di scrivere e rendere pubblico il testo che ha suscitato tanto interesse negli ultimi giorni? “Niente di particolare. Ho deciso di smettere e quindi ho rescisso il contratto di un anno che mi era rimasto con il Mantova. Questo per dire che, se avessi voluto, avrei avuto la possibilità di riprovarci. Adesso mi sto guardando intorno per capire in che ambito iniziare a lavorare, non avevo già una cosa pronta da fare”. Infine Beretta, dalla sua Deiva Marina che da anni non aveva potuto godersi per tutto questo tempo di fila, manda un messaggio a tutti i giovani che hanno intrapreso la strada, tutta in salita, che attraversa il mondo del calcio: “Come ho detto a tanti ragazzi che mi hanno scritto, perché per fortuna sono rimasto in buoni rapporti con tanti, mi limito a questo: nella vita bisogna stare bene e fare scelte che fanno bene con se stessi. Quindi se fa stare bene rimanere nel mondo del calcio, è giusto essere il primo guerriero che combatte contro ogni cosa. Se e quando, invece, non fa stare bene, allora bisogna avere rispetto per se stessi e dire basta”. Moreno Beretta ha detto basta, noi gli diciamo: in bocca al lupo Moreno!

Luca Iannone

12 settembre 2016

Moreno Beretta lascia il calcio e scrive una lettera: 'Contano solo gli interessi di gente sporca'

E' cresciuto nella Sampdoria dove ha fatto tutta la trafila delle giovanili, poi ha girato l'Italia senza trovare fortuna in Lega Pro fra il Portogruaro, il ritorno alla Virtus Entella (dove aveva giocato fino a 14 anni), la Paganese, il San Marino, il Pisa e infine il Mantova, con cui ha rescisso il proprio contratto a luglio dopo l'ultima stagione. Stiamo parlando di Moreno Beretta, attaccante classe '93 che può vantare anche 4 presenze con la Nazionale Under 18 e 3 con l'Under 19. Anzi, oramai dovremmo dire ex attaccante. Sì perché Beretta, 23 anni compiuti lo scorso maggio, ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo e, a questo proposito, ha deciso di affidare a Il Solito Calcio una lettera riportata qui di seguito.

“In questi giorni ho letto parecchio scalpore per il post scritto da un mio ormai ex collega, giocatore della Lazio, che sottoscrive un andamento del sistema calcistico italiano non del tutto corretto (per essere gentili).
In conseguenza a ciò, mi sento di rimarcare i concetti espressi nelle sue parole e non, raccontando la mia di esperienza, ragazzo di ventitré anni che quest'anno ha deciso di dire stop a questa vita.
Scrivo tutto questo non per polemizzare, non per rivendicare ma, (spero), per sensibilizzare almeno un secondo le vostre menti riguardo a quello che succede nel mondo del calcio, in Italia, in Lega Pro, ma non solo.
Già mi vedo le facce di molti addetti ai lavori, ignoranti, chiaramente ignoranti, che dopo aver letto due righe sorridono sotto i baffi e pensano: "Eccone un altro che ha smesso perché incapace di sopportare le pressioni del mestiere e se la prende con il sistema". Pensiero immediato, questo, di tutti. Ma proprio perché di tutti, ovviamente sbagliato. Avete mai partecipato ad un discorso dove tutti sono d'accordo? Rispondo io, no. Iniziamo a sensibilizzarci, quindi.
A ventitré anni ho girato già ben sette squadre di calcio professionistiche in cerca "dell'ambiente adatto" per fare un ipotetico salto di qualità. Tralasciando il fatto che io possa essere il più scarso del pianeta o meno, il sopracitato "ambiente adatto" per crescere non l'ho mai incontrato, quindi, gli addetti ai lavori che qualche riga fa sorridevano ora dovrebbero cambiare espressione, in quanto teoricamente feriti nell'orgoglio per essere beccati in fallo nel loro lavoro, ma ovviamente, essendo ignoranti non lo faranno, ed ecco chiarito il primo punto per cui le cose nel calcio partono già male. Chi comanda spesso ignora quello che sta facendo. Andiamo avanti.
La meritocrazia non esiste. Frase fatta, penserete (sempre voi eh, non vi cito più per non essere ripetitivo), ma è triste accorgersi di quanto sia vera.
Nelle Primavere spesso, se non sempre, gioca chi ha il contratto, se sei straniero meglio e dalla società vieni visto come un peso e non come un potenziale calciatore di alto livello. Anche perché, siamo onesti, o gli spermatozoi che giocheranno bene a calcio si sono trasferiti tutti in Cataluña e il Barcellona gode di questo fantastico miracolo terrestre oppure loro stanno lavorando bene e noi no. A voi la scelta. Andiamo avanti.
Se nelle Primavere le cose non funzionano come dovrebbero nella terza serie le cose vanno ancora peggio.
Partiamo dagli stranieri anche qui, spesso ma non sempre bidoni incredibili che guadagnano in un anno tutto quello che tu e la tua famiglia avete speso facendo sacrifici in 15 anni di attività calcistica.
Questo avviene ovviamente per interessi da parte di dirigenti, procuratori, ecc., che creano abilmente "torte" gigantesche da spartirsi per andare poi in vacanza, comprarsi il "macchinone" e vivere al di sopra delle loro chiaramente basse potenzialità.
Ancora altri interessi, quelli degli allenatori ad esempio che si portano dietro come un convoglio rimorchi di sponsor per poter allenare, o meglio, fare danni in una squadra professionistica con calciatori professionisti che si stanno facendo il culo per raggiungere un sogno e voi, ignoranti, vi prendete gioco di questo valore.
Parliamo adesso dei presidenti, o presunti tali, non tutti eh, specifico, ma alcuni sembrano messi lì come si mette la stella sulla punta dell'albero di Natale...non sai mai se serve o se no e talvolta neanche la noti. Semplice imprenditoria, se cosi si può definire, la loro. Per di più da quattro soldi, perché dopo aver giocato a fare i potenti le società falliscono. Chissà.
Mi va di concludere per non tediarvi oltre dicendo che se il calcio in Italia sta andando come va un motivo c'è: non c'è amore, non c'è passione, non ci sono sentimenti, ma solo sporchi interessi di gente altrettanto sporca che si prende gioco della vita altrui.
Questo a grandi linee è quello che succede in Italia e urge un cambiamento.
Spero che queste parole destino curiosità e voglia di rivoluzione nei giovani addetti ai lavori, dirigenti, allenatori e presidenti.
È il solo motivo per cui ho reso pubbliche queste parole.

Moreno Beretta”

A breve ne sapremo di più.

Luca Iannone


9 settembre 2016

Serie A, la top 11 dei giocatori più pagati: monte ingaggi da 48 milioni

La squadra che ogni tifoso vorrebbe supportare per poter esultare ogni domenica, la squadra che ogni fantallenatore vorrebbe costruire per poter vincere il campionato di fantacalcio con gli amici, la squadra che ogni tecnico vorrebbe a disposizione per poter restarsene seduto in panchina a godersi le partite senza muovere un dito. Tale sarebbe la formazione composta dagli undici giocatori più pagati di questa Serie A.

Tra i pali, neanche a dirlo, Gianluigi Buffon con i suoi 4 milioni di euro netti percepiti a stagione. Davanti a lui ci sarebbe un quartetto difensivo composto da facce a lui note con, da destra a sinistra, il neo bianconero Dani Alves (3,5), il suo compagno di nazionale Daniele De Rossi (6,5) e gli azzurrobianconeri Leonardo Bonucci (3,5) e Giorgio Chiellini (3,5), nel ruolo di terzino sinistro che più volte ha ricoperto in passato. In mediana un trio tutto juventino con i nuovi arrivati Sami Khedira (4) e Miralem Pjanic (4,5) e il prossimo rientrante Claudio Marchisio (3,5). Insomma, il probabile centrocampo titolare della Juventus 2016/2017. Attacco pesante con tre punte di un certo calibro, ovvero Mauro Icardi (3,6), Edin Dzeko (4,5) e il Paperone del campionato Gonzalo Higuain (7,5).

Chi guiderebbe questo dream team? Risposta ovvia: Massimiliano Allegri, mister 5 milioni (meritatissimi) di ingaggio all'anno. E non farebbe nemmeno tanta fatica ad ambientarsi, dato che otto undicesimi della formazione sono calciatori della Juventus. Ma, per la fortuna dei presidenti italiani, questa squadra non esiste; fortuna perché per mantenere un undici titolare di questo livello bisognerebbe sborsare la bellezza di 48,6 milioni di euro. Una spesa totale che, senza contare gli stipendi delle eventuali riserve, si ritroverebbe al settimo posto della classifica dei monte ingaggi della Serie A, dietro alla Lazio e davanti alla Fiorentina.


Luca Iannone

7 settembre 2016

Fabio Mancini, Nerazzurro top model: ‘Inter, less social networks and more work. With Armani…’

“I follow FC Internazionale since I was very young and I’ve loved these colours forever, since when my myth Luis Nazario Da Lima, Ronaldo played!”. From the catwalks of Milano, Londra, New York e Parigi to the catwalk of the Stadio Giuseppe Meazza, where Joao Mario greeted his new fans and FC Internazionale couldn’t get more than a draw against US Palermo. Guest of the Nerazzurri directors that invited him last Sunday, Fabio Mancini, internationally considered as one of the most successful Italian models and protagonist of some Armani campaigns, had the chance to watch his favourite team from the San Siro grandstand: “In this second match of the season, the first home match, I saw a team a little behind physically but it’s improving. Despite a loss and a draw in these two match days, I’m confident to the future games”, the model, born in Germany from an Indian-origin mother and an Italian father, says in an exclusive interview with Il Solito Calcio.

After Mancini makes clear (laughing) that he is not related to the namesake former Inter coach, he trusts that Frank de Boer can be the right man to lead the team: “The Dutch coach arrived in a moment when the squad was basically already been built for a new season with Mancini, so now he has a completely new team in his hands. I’m sure that he will be able to do well, he only needs time, but the medias and the supporters here don’t give it”. Regarding Roberto Mancini, his farewell is still recent and not a few controversies accompanied the event: “I think that we mustn’t forget what Mancini did in the last years! After years of light off, he brought Inter to the national success giving then the base of players who were present until the unforgettable 2010. I think that last year he led the team well, though he was often criticized because of his choices as usual, but at the end he gave again Europe to Inter and that was what mattered. The problem is that in Italy there’s a lot of pressure and we often don’t understand a thing: it’s not easy being the coach of a team like Inter and, unfortunately, we all are competent trainers on the stands and in front of the television, without giving anyone the material time to err and grow!”.

But what does Mancini expect from Inter in the Serie A and in the Europa League this year? “The only thing i think about is the fact that a team will be created - he answers -. I’m not interested in winning, i’m interested in the fact that the team become a real group...as it once was. The group matters a lot, i played football and i know how the unity of the players is important, also and especially out of the pitch! If only someone of them thought to publish less stupid things on the social networks and to train, as the one and only Javier Zanetti did, maybe we would be competitive since years”. And Mancini, that has got hundreds of thousands of followers on Facebook and on Instagram, knows a lot about this very topical issue: “Nowadays social networks are very important. Currently it’s the most fast and immediate mean of communication, by which it’s possible to send a message in the shortest possible time from one part of the world to another! I believe that social networks, along with Internet, are the discovery of twenty-first century and by now the most widespread communication route, but they should be used in the best way to self-promote and not to self-destroy, as a lot of people do. Like many professionals in my sector or in the sector of football, I often use them to externalize a thought, good or bad, and we have to accept even the criticism if it’s constructive”. Did he maybe want to send a messagge to a certain Inter’s captain?

Returning to talk about football, Mancini, as well as most of FC Inter fans, expects much from the new arrivals: “As i could see in this beginning of the season, I believe that Ever Banega brought again that quality that lacked in the middle of the field. I also believe that with the arrival of Joao Mario and Gabigol, the team will get up again immediately. Perisic is still my favourite Inter player along with Joao Miranda because they leave the soul on the field and they can decide the games”. But as a fashion and style expert, what will he think about the new Home shirt for this season? “I don’t like very much that yellow behind the shirts and the socks…i prefer the more classic blue and black with some tints of white, which is always stylish. For the rest it’s the usual shirt”. About the look, at present the Nerazzurro team wears Brooks Brothers, but as Inter fan Mancini could maybe try to mediate between the club and Giorgio Armani... “It would be very interesting, it’s not impossible. We must not forget that Mister Armani is already the president of the Olimpia Milano since years and he is a great lover of sport, as indeed you could see even at the last Olympic games, and the only partner for the clothes of the Italian national team”. Who knows that a new Mancini could join FC Inter e above all who knows what the fans could think about it...

Luca Iannone

6 settembre 2016

La lente di Domeniconi su Genoa e Samp: 'Mercato miscio, la Superba non c’è più'

Una vita passata a scrivere tra il Corriere Mercantile, il Secolo XIX e la Gazzetta dello Sport, prima di approdare al Guerin Sportivo di Gianni Brera e poi di Italo Cucci come inviato speciale. Oggi Elio Domeniconi si gode meritatamente il nostro campionato da osservatore privilegiato, ma è sempre sul pezzo e di calcio ne ha masticato davvero parecchio. Chi meglio di un genovese doc come lui potrebbe scattare una fotografia realistica di quella che è e sarà la stagione di Genoa e Sampdoria? Così l’ho raggiunto e intervistato in esclusiva per IlSolito Calcio.

Innanzitutto che effetto le fa vedere Genoa e Sampdoria in testa alla classifica?
“Non montiamoci la testa. Genoa e Sampdoria non sono squadre da scudetto. Anche se dopo la Juventus vedo solo mediocrità”.

Qual è allora il traguardo massimo a cui possono ambire quest'anno?
“A mio parere Genoa e Sampdoria devono aspirare ad una salvezza tranquilla. Se poi ci scappa l'Europa ben venga”.

Sappiamo che il suo cuore è blucerchiato, ma se dovesse scommettere su una delle due...chi si ritroverà più in alto a fine campionato?
“Io tifavo per la Sampdoria ai tempi della fusione tra Sampierdarenese e Andrea Doria, tutt’altra epoca. Penso che il Genoa possa finire prima della Sampdoria quest’anno. Sempre se Preziosi non indebolirà la squadra a gennaio…”.

A calciomercato ormai chiuso, che giudizio dà dell'operato sul mercato dei due club?
“Per Genoa e Sampdoria è stato un calciomercato da ‘misci’, (miseri, poveri in genovese). Ma c'era da aspettarselo”.

Entrambe hanno cambiato allenatore quest'estate: meglio Giampaolo o Juric?
“Sono due allenatori diversi. Giampaolo è più abile nell'insegnare calcio, Juric sa trasmettere ai giocatori la sua grinta. E' un allenatore da Genoa, Preziosi ha visto giusto. Ferrero invece si è liberato volentieri di Montella”.

E sul presidente della Sampdoria Massimo Ferrero si è fatto un'idea precisa in questi due anni?
“Ferrero è un personaggio, diciamo pure una ‘macchietta’, simpatica. Nel Barnum del calcio italiano mancava un tipo così. Quando va in televisione fa salire gli ascolti”.

Il Genoa di Preziosi invece è il migliore della storia rossoblu, eppure i tifosi e l'opinione pubblica lo criticano spesso per la sua gestione...
“I migliori risultati del Genoa del dopoguerra li ha ottenuti il mio amico Aldo Spinelli: quarto posto in campionato e semifinale in Europa. Enrico Preziosi è il recordman in Serie A. Ed è un grande intenditore. Ma il Genoa per lui è business e non certo passione sportiva...tifava Napoli, come del resto Ferrero tifava Roma”.

Anni fa mi aveva detto che per avere Genova nell’Olimpo del calcio italiano ci sarebbe stato bisogno di una sola squadra in città: è sempre dello stesso parere?
“Genova non è più la Superba, è in declino in tutti i campi. Non è una città che può permettersi due squadre in Serie A. Ma finché dura...”.

Luca Iannone

2 settembre 2016

Fabio Mancini, top model nerazzurro: ‘Inter, meno social e più lavoro. Con Armani…’


“Seguo l’Inter da quando sono molto piccolo e amo questi colori da una vita, fin dai tempi del mio mitico Luis Nazario Da Lima, Ronaldo!”. Dalle passerelle di Milano, Londra, New York e Parigi a quella del Meazza, dove Joao Mario ha salutato i suoi nuovi tifosi e l’Inter non è riuscita ad andare oltre il pareggio contro il Palermo. Ospite della dirigenza nerazzurra che lo ha invitato domenica scorsa, Fabio Mancini, considerato a livello internazionale uno dei modelli italiani di maggior successo e protagonista di diverse campagne per Armani, ha potuto guardare dalla tribuna di San Siro la squadra del suo cuore: “In questa seconda gara della stagione, la prima in casa, ho visto una squadra un po’ indietro nella condizione fisica ma in netta ripresa. Ma, nonostante una sconfitta e un pareggio nelle prime due giornate, sono fiducioso in vista delle gare che arriveranno”, racconta in esclusiva a Il Solito Calcio il modello nato in Germania da madre di origini indiane e padre italiano.

Specificando (ridendo) di non essere imparentato con l’omonimo ex allenatore dell’Inter, Mancini si dice fiducioso che Frank de Boer possa essere l’uomo giusto per guidare la squadra: “L’olandese è arrivato in un momento in cui fondamentalmente la rosa era stata già stata costruita per una nuova stagione con Mancini, quindi si ritrova in mano una squadra nuova per lui. Però sono sicuro che riuscirà a fare bene, ha solo bisogno di tempo, quello che non danno qui i media e il pubblico”. Quanto a Roberto Mancini, il suo addio è ancora fresco e non poche polemiche hanno accompagnato la vicenda: “Penso che quello che ha fatto Mancini negli anni scorsi non debba essere dimenticato! Dopo anni di luce spenta, ha portato l’Inter al successo nazionale fornendo poi la base di giocatori presenti fino all’anno dell’indimenticabile triplete. Penso che l’anno scorso abbia guidato bene la squadra, nonostante sia stato spesso criticato per le scelte tecniche come sempre, ma in fin dei conti ha ridato l’Europa all’Inter e questo era quello che contava. Il problema è che in Italia c’è molta pressione e spesso non capiamo una cosa: essere l’allenatore di una squadra come l’Inter non è facile e, purtroppo, siamo tutti allenatori competenti sugli spalti e dietro allo schermo della televisione, senza dare a nessuno il tempo materiale di poter sbagliare e crescere!”.

Ma cosa si aspetta Mancini dalla sua Inter impegnata anche quest’anno sia in campionato che in Europa League? “Io penso solo al fatto che si crei una squadra - risponde  -. Non mi interessa vincere, mi interessa che la squadra ritrovi il gruppo...come una volta. Il gruppo fa tanto, ho giocato a pallone e so quanto sia importante l’unione dei calciatori, anche e soprattutto fuori dal campo! Se solo qualcuno di loro pensasse a pubblicare meno cavolate sui social network e ad allenarsi, come faceva il grande e unico Javier Zanetti, forse saremmo competitivi già da anni”. E di questo argomento più che mai attuale Mancini, dall’alto delle sue centinaia di migliaia di followers su Facebook e Instagram, ne sa qualcosa: “I social al giorno d’oggi sono molto importanti. Si tratta attualmente del mezzo di comunicazione più veloce e diretto che esiste, tramite cui si riesce a trasmettere un messaggio nel minor tempo possibile da una parte del mondo ad un’altra! Penso che, come internet, sia la scoperta del ventunesimo secolo ed ormai la via di comunicazione più diffusa, ma dovrebbe essere gestita nel migliore dei modi per pubblicizzarsi e non per distruggersi, come fanno in molti. Io, come tantissimi nel mio settore o nel settore del calcio, lo uso spesso per esternare un pensiero, buono o cattivo che sia, e bisogna accettare anche le critiche se costruttive”. Che abbia voluto mandare un messaggio ad un certo capitano dell’Inter?

Tornando a parlare di calcio giocato, Mancini, così come la maggior parte dei tifosi della Beneamata, si aspetta tanto dai nuovi arrivati: “Da come ho potuto vedere da questo inizio di stagione, penso che Banega abbia riportato quella qualità che mancava in mezzo al campo. Poi penso che con l’arrivo di Joao Mario e Gabigol, la squadra si rimetterà in sesto immediatamente. Perisic rimane il mio preferito insieme a Miranda per l’anima che mettono in campo e per come sanno determinare le partite”. Ma da esperto di moda e di stile, cosa ne penserà della nuova maglia Home per la stagione appena cominciata? “Non amo molto quel giallo dietro le maglie e i calzettoni…sono più per il classico blu e nero con qualche tinta di bianco, pur sempre elegante. Per il resto è la solita”. A proposito di look, attualmente la compagine nerazzurra veste Brooks Brothers, ma da tifoso interista Mancini potrebbe magari provare a fare da mediatore per diventare partner di Giorgio Armani... “Sarebbe una cosa interessante, da non escludere. Non dimentichiamoci che il signor Armani è già presidente dell’Olimpia Milano da anni ed è un grandissimo appassionato di sport, come infatti avrete visto anche alle ultime Olimpiadi, e unico testimonial sugli abiti della nazionale italiana”. Chissà che non possa esserci spazio per un nuovo Mancini in quest’Inter e chissà soprattutto cosa ne penserebbero i tifosi...

Luca Iannone

1 settembre 2016

Si (ri)comincia

Non mi è mai piaciuto scrivere con tono autoreferenziale, anzi spesso ho pensato che chi lo facesse fosse anche un po' presuntuoso. A memoria credo di non averlo mai fatto prima d'ora, però, visto come si sono messe le cose, penso sia arrivato il momento giusto per questa breve “prima volta” (e spero sinceramente non mi ricapiti di doverlo rifare a breve).

Proprio come oggi era estate quando, due anni fa, ho deciso di appendere la penna (e il telefono) al chiodo per tanti e svariati motivi che non vale la pena stare ad elencare e non hanno alcuna importanza adesso. Però, soprattutto negli ultimi mesi, ho scoperto come sia impossibile ignorare le proprie passioni, che anche possono essere accantonate seppur con qualche difficoltà.

E' per questa ragione che ho deciso di riesumare dall'Ade del web il mio vecchio e caro blog, che, nei miei sei anni (mese più, mese meno) nelle vesti di giornalaio (no, non ho sbagliato) sportivo, avevo sfruttato come raccoglitore di tutti i miei articoli, di tutte le mie interviste, di tutte le mie notizie in esclusiva, che avevo realizzato per le varie testate con cui negli anni ho collaborato (e che colgo l'occasione per ringraziare, dalla prima all'ultima).

Da oggi “Il Solito Calcio” diventerà un blog a tutti gli effetti e non un semplice raccoglitore di pezzi pubblicati qua e là. Da parte mia, ben sapendo di non poter assolutamente competere con giornalisti molto più preparati e competenti di me e con siti web e testate online che molto bene svolgono il proprio lavoro di informazione, cercherò di andare alla caccia di storie che meritano di essere raccontate, di retroscena inediti mai svelati, di persone che meritino di essere intervistate perché hanno da dire qualcosa di interessante e di, possibilmente, “diverso” dal solito. Per differenziarsi dal Solito Calcio.

Concludo chiedendo scusa a quanti andrò e tornerò a disturbare, ma in questo momento non mi vedo in un'altra veste. Devo (ri)cominciare.

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Luca Iannone

13 giugno 2014

Roma, concorrenza alla Fiorentina: monitorato un difensore del Malaga

La Roma ha ufficializzato questa mattina l'acquisto del centrocampista australiano classe '97 De Silva. Un'operazione che poggia le basi nell'inteso lavoro di scouting che vede al lavoro, 365 giorni all'anno, gli osservatori e i collaboratori di Walter Sabatini. Ed è tutt'altro che da escludere che un altro colpo di questo tipo possa essere messo a segno nel corso della campagna acquisti estiva, un colpo, magari, proveniente dalla Spagna.

ROMA VS VIOLA - Infatti, secondo accreditate indiscrezioni raccolte in esclusiva, nei mesi scorsi e soprattutto ad aprile, alcuni emissari della società capitolina hanno osservato da vicino Cristian Moreno Mayor. Classe '95, è un centrale difensivo dal fisico imponente di proprietà del Malaga, che da tempo lo ha ormai inserito nel giro della prima squadra. Ma Sabatini dovrà vedersela con la Fiorentina, la quale si era mossa già l'anno scorso per Moreno. Per giallorossi e viola, un possibile derby di mercato in terra spagnola.

9 giugno 2014

Samp-Christodoulopoulos, filtrano smentite

L'indiscrezione era iniziata a rimbalzare già più di due settimane fa, ma nella giornata di ieri è tornata a circolare: la Sampdoria starebbe vigilando con interesse sulla situazione di Lazaros Christodoulopoulos. Nonostante la fresca retrocessione in Serie B, il centrocampista è stato uno dei migliori del Bologna in questa stagione e quindi potrebbe essere ceduto per consentire alla sua squadra di fare cassa.

Ma la notizia di un concreto interessamento della Samp nei suoi confronti, come raccolto in esclusiva, non trova riscontro in fonti molto vicine al giocatore. Fino a questo momento, infatti, non ci sarebbero stati contatti fra le parti; sulle tracce del nazionale greco ci sono invece Hellas Verona, e, soprattutto, Palermo. I blucerchiati continuano a guardarsi intorno per il mercato, ma il nome di Christodoulopoulos non è attualmente sul taccuino.

5 giugno 2014

La Steaua ci riprova per Piovaccari, la Samp dice picche

Dopo due anni in chiaroscuro in Serie B con quattro maglie diverse, per Federico Piovaccari questa doveva essere la stagione del riscatto e del rilancio. E così è stato. Nessuno può dire il contrario perché i numeri parlano da soli: sono 16 le reti segnate con la maglia della Steaua Bucarest fra campionato, Coppa di Romania e Champions League. Un buon bottino conquistato dal Pifferaio, che adesso fa virtualmente ritorno alla Sampdoria per fine prestito.

Virtualmente perché, a meno di colpi di scena, difficilmente l'attaccante di Gallarate partirà in ritiro con Sinisa Mihajlovic. C'è però da registrare la volontà del club romeno di continuare a puntare su di lui anche in futuro. Proprio con questo obiettivo, come raccolto in esclusiva, è stata formalizzata una prima offerta sulla base di un prestito con diritto di riscatto, con la Samp chiamata a contribuire nuovamente allo stipendio. La proposta permetterebbe di risparmiare metà ingaggio, ma dalla società blucerchiata la risposta è stata negativa. Al momento si preferisce aspettare un'offerta più convincente per Piovaccari, che arrivi dalla Steaua o da un'altra squadra.